Cosa fare se si rompono le acque

Cosa fare se si rompono le acque

In molti casi, il travaglio comincia con la comparsa delle contrazioni. Per alcune donne, però, l’evento che segnala l’imminente nascita è la rottura del sacco amniotico. Ma cosa occorre fare quando si rompono le acque? Nella maggioranza delle situazioni, non c’è bisogno di allarmarsi o di correre in ospedale, ma si può procedere con tranquillità e senza particolari preoccupazioni.

Cosa fare se il liquido è tinto

Innanzitutto, bisogna valutare se “le acque”, ovvero il liquido amniotico che fuoriesce in seguito alla rottura del sacco, è di colore chiaro o meno. In presenza di acque trasparenti, si possono affrontare con relativa calma i preparativi del parto. Se invece il liquido amniotico appare scuro, o striato di verde o di marrone (in questo caso di parla di “acque tinte”) è necessario andare in ospedale il prima possibile. Il colore scuro del liquido, infatti, è dovuto alla presenza di meconio, ovvero le feci del feto, che vengono rilasciate dall’intestino del bambino in condizioni di stress o di sofferenza. In questo caso, pertanto, è importante arrivare in tempi rapidi al centro nascita, in modo che i medici possano valutare le condizioni di salute del bambino e l’opportunità di un cesareo d’urgenza.

Cosa fare se si rompono le acque

Quando si rompono le acque e queste risultano chiare, bisogna comunque organizzarsi per andare in ospedale, ma si può procedere con relativa calma: fare una doccia, mangiare o bere qualcosa di energetico ma leggero. Non è consigliabile fare il bagno, perché la rottura del sacco fa sì che il feto non sia più isolato dall’ambiente esterno, e pertanto rischi di contrarre delle infezioni. Ovviamente, non possono essere usati tamponi per assorbire il liquido, ma soltanto assorbenti esterni. Se le contrazioni sono già presenti, può essere utile monitorarle, per stabilire se sono già frequenti e regolari.

Cosa avviene in ospedale

In ospedale, sarà il ginecologo a valutare come procedere, sulla base delle condizioni del tracciato fetale e dell’andamento del travaglio. In qualche caso, è possibile che alla rottura delle acque non corrisponda, o non segua immediatamente, l’inizio delle contrazioni. In queste circostanze, visto il rischio di infezioni a carico del feto, non è possibile attendere a tempo indeterminato l’avvio del travaglio, per cui è possibile che il medico decida di tentare di indurlo dopo un certo arco temporale. Se neanche questo è sufficiente a far partire le contrazioni, è possibule che si opti per un parto cesareo. In alcuni ospedali si aspetta al massimo 24 ore dalla rottura delle acque, ma le procedure possono variare da un centro nascita all’altro. È possibile che venga disposta la somministrazione di antibiotico alla futura mamma, in modo da proteggere il bambino da eventuali infezioni.

Rottura prematura delle acque

Se si rompono le acque precocemente, prima della settimana 34 di gravidanza, i rischi per il feto sono ovviamente legati alla sua immaturità. Di solito, in questi casi si prevede il ricovero, con somministrazione di antibiotici ed eventualmente di corticosteroidi, utili per accelerare lo sviluppo polmonare del bambino. In base alle circostanze specifiche si deciderà fino a che punto tentare di prolungare la gestazione e quando procedere con l’induzione del travaglio o con il cesareo.