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Ingorgo mammario, mastite, ragadi e capezzolo introflesso: i rimedi

Ingorgo mammario

A volte, soprattutto durante le prime fasi dell’allattamento, il seno diventa gonfio, arrossato e dolente, e il flusso di latte si arresta. Diversamente che nella mastite non c’è febbre. L’ingorgo mammario è causato da un incompleto svuotamento dei dotti galattofori che, per aumento della pressione al loro interno, rende difficoltosa la fuoriuscita del latte.
Per porre rimedio a questo inconveniente si possono usare i seguenti accorgimenti:

  • Impacchi caldo-umidi. Prendete un asciugamano di spugna e immergerlo in acqua molto calda, strizzatelo e applicatelo sul seno. Copritelo poi con un foglio di cellofan e rimanete in questa posizione per una decina di minuti. Se l’ingorgo è lieve, questo rimedio è di solito sufficiente.
  • Rimedio della bottiglia. Prendete una bottiglia di vetro, come quelle del sugo di pomodoro, della capacità di circa 700 ml e con l’imboccatura piuttosto ampia; riempitela con acqua bollente lasciando che si riscaldi bene. Svuotate la bottiglia tenendola con un asciugamano per non scottarvi, raffreddate l’imboccatura sotto il rubinetto e applicatela all’areola. Essa aderirà quasi ermeticamente perché l’aria calda al suo interno, raffreddandosi lentamente, esercita sulla pelle una pressione negativa che determina un leggero effetto di aspirazione. Dopo qualche minuto comincia la fuoriuscita del latte. È possibile ripetere l’operazione finché il seno è più morbido; quindi si può procedere alla spremitura del latte usando il tiralatte. Si può prevenire l’ingorgo mammario del terzo o quarto giorno dopo il parto facendo attenzione a far attaccare in maniera corretta il neonato alla mammella così che poppi bene sin dall’inizio.

Se si dovesse verificare l’ingorgo, sappiate che questo problema si risolve spontaneamente entro un paio di giorni. Si continui ad allattare facendo attenzione ad attaccare bene il bambino alla mammella. Se la mammella si ingorga a tal punto da causare molto dolore si possono usare foglie di cavolo cappuccio per alleviare il fastidio. Sembra che questo rimedio funzioni meglio degli impacchi di ghiaccio o di altri trattamenti.
Se la mammella fosse ingorgata al punto tale da non permettere un attaccamento corretto da parte del bambino si proceda ad applicare foglie di cavolo cappuccio alla mammella affetta, si tiri il latte e lo si dia al neonato con un cucchiaino, una tazzina o usando la tecnica dell’allattamento “al dito” e si cerchi subito aiuto.

Come usare il rimedio del cavolo cappuccio:

  • Schiacciare la foglia di cavolo con un mattarello se essa è troppo rigida e non si adagia bene su tutta la superficie della mammella.
  • Avvolgere la mammella con le foglie di cavolo e lasciarle agire per 20 minuti (due volte al giorno). Questo metodo dovrebbe funzionare dopo due o tre applicazioni. Alcuni dicono di applicare le foglie dopo ogni poppata ed aspettare che esse si avvizziscano. Io non ho abbastanza esperienza con questo metodo per affermare che una maniera sia più corretta dell’altra ma vi sono dubbi sull’uso troppo assiduo delle foglie di cavolo in quanto si pensa che esse possano diminuire la produzione di latte.
  • Smettere non appena l’ingorgo si allevia e le mammelle non danno più fastidio.

Ragadi al Seno

Le ragadi sono dei piccoli tagli localizzati al bordo dell’areola o sul capezzolo, che rendono molto dolorosa la poppata nel corso dell’allattamento. Tuttavia, usando semplici accorgimenti, è facile prevenirli e curarli.
Correggete la posizione di attacco del bambino al seno, che è quasi sempre la causa prima delle ragadi.

Evitate di usare detergenti specifici o prodotti topici. È dimostrato che l’uso di detergenti specifici, creme protettive, pomate o garze cicatrizzanti non previene e non cura le ragadi, anzi il loro odore particolare può essere sgradevole per il neonato che quindi rifiuta il seno. è sufficiente lavare il seno con un detergente neutro non profumato prima e dopo la poppata.
Iniziate la poppata dalla mammella sana, passando all’altra quando il riflesso di eiezione del latte è già iniziato.

Esponete il seno all’aria per qualche tempo tra una poppata e l’altra. D’estate se possibile esponete il seno al sole, d’inverno può andare bene anche asciugarlo per qualche minuto con il phon.

Portate delle coppette antiragadi tra una poppata e l’altra, che tengono il capezzolo e l’areola asciutti e separati dai vestiti, protetti da una cupola traforata che permette l’areazione.
Evitate l’uso dei paracapezzoli, che impediscono al bambino di succhiare correttamente e inibiscono il riflesso che stimola la lattazione.

=> Allattamento: problemi comuni, cause e rimedi

Mastite

La mastite è un’infezione dei dotti galattofori, favorita dalla presenza di ragadi e dall’ingorgo mammario. Trattando correttamente queste due prime condizioni si può evitare l’insorgenza di questa temuta complicazione. Di solito colpisce una sola delle mammelle, che appare gonfia, arrossata e dolente.
Il più delle volte compaiono anche febbre e malessere generale. Si cura con antibiotici e svuotando il seno dall’eccesso di latte. Molti antibiotici sono compatibili con l’allattamento, per cui si può continuare ad allattare il bambino.

Capezzolo introflesso

Il capezzolo introflesso può rendere impossibile l’allattamento. Qualche volta, tuttavia, esso può durante della gravidanza fuoriuscire spontaneamente. Le manovre di preparazione del seno che abbiamo illustrato prima aiutano a correggere questo difetto. Esiste anche un apposito apparecchio che, applicato al seno durante la gravidanza e eventualmente anche prima della poppata, facilita la fuoriuscita del capezzolo rendendo quasi sempre possibile l’allattamento.

=> Fin quando allattare? I nostri consigli

Il bambino non vuole succhiare

Alcuni bambini non vogliono attaccarsi al seno, nonostante tutti gli accorgimenti possibili, mentre succhiano normalmente dal biberon. Di solito si tratta di bambini che per un certo periodo, magari perché la mamma non è stata bene, hanno preso il biberon o che, per insufficienza di latte materno, sono in allattamento misto. Succhiare dal biberon è più facile che dal seno e può succedere che il piccolo si accorge di fare fatica, si spazientisce, piange e non si attacca.
È come se sapesse che comunque la mamma cercherà di far di tutto per facilitargli la vita. In questo caso, dopo aver fatto alcuni tentativi, si dovrà raccogliere il latte con il tiralatte e darlo poi al bambino con il biberon. La faccenda diventa piuttosto scomoda, ma vale la pena di portare pazienza, perché il bambino goda dei vantaggi nutrizionali del latte materno almeno finché è più piccolo.

=> Consigli nutrizionali durante l’allattamento

Erbe per aumentare la produzione di latte

È possibile che l’uso delle erbe possa aumentare la produzione del latte. Esistono alcuni farmaci che aumentano la produzione del latte e quindi è ragionevole presumere che esistano anche delle piante o erbe che contengono principi attivi simili. In quasi tutte le culture si trova l’uso di qualche tipo di erba o pianta o pozione che aiuta ad incrementare la produzione del latte. Alcune funzionano da placebo, il che va bene; altre non funzionano affatto; altre ancora contengono uno o più principi attivi. Alcune possono contenere principi attivi che non aumentano la produzione del latte, ma possono produrre altri effetti, a volte indesiderati.
È bene notare che anche le erbe possono avere effetti collaterali, a volte seri. I farmaci di provenienza naturale sono pur sempre farmaci e non esiste un farmaco sicuro al 100%. Fortunatamente, come per molti farmaci, il bambino assorbe una piccolissima percentuale della dose presa dalla madre. È quindi molto improbabile che il bimbo possa subire degli effetti collaterali dalle erbe. Due cure con le erbe sembrano incrementare la produzione del latte; esse sono il Fieno greco e il Cardo mariano detto anche Cardo santo o Cardo benedetto. Sono stati usati vari rimedi per aumentare la produzione del latte, tra cui le foglie dei lamponi, il finocchio e il lievito di birra. L’efficacia di nessuno di essi, incluso il Fieno greco e il Cardo mariano, è stata provata.

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