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Carenze nutrizionali in gravidanza e allattamento

Una donna in attesa di un figlio, oppure in allattamento presenta delle esigenze nutrizionali aumentate e diversificate rispetto a quelle di una qualsiasi donna adulta. Oltre a dover rispondere alle necessità della gestante (o della nutrice), il suo organismo deve anche far fronte ai bisogni del feto (o del lattante), che dipende in tutto o in parte dall’organismo materno. Vediamo dunque quali possono essere le principali carenze nutrizionali in gravidanza e allattamento.

Oltre a un maggiore apporto di energia, quantificato in circa 500 calorie extra al giorno, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) raccomanda, per le mamme che allattano esclusivamente al seno, un incremento di proteine nell’alimentazione quantificabile in 21 grammi al giorno per tutto il primo semestre di vita del bambino. Molto importante, anche per le donne in gravidanza e allattamento, è l’assunzione di 100-200 milligrammi al giorno in più di acido docosaesaenoico, il cosiddetto DHA, che a partire dal 2° trimestre di gravidanza, si accumula soprattutto nel cervello e nelle strutture retiniche del feto prima e del lattante poi.  Il DHA contribuisce al normale sviluppo celebrale e degli occhi nel feto e nel lattante allattato al seno. In gravidanza l’effetto benefico è ottenuto con l’assunzione giornaliera di 200mg di DHA in aggiunta alla dose consigliata di acidi grassi Omega-3 nell’adulto, pari a 250mg di DHA e EPA.

Per quanto riguarda i micronutrienti essenziali in gravidanza e allattamento, il Ferro può risultare carente, soprattutto per la mamma che allatta e ha già avuto il “capoparto”, cioè il primo ciclo mestruale dopo il parto. Di fondamentale importanza è anche lo Iodio che, che contribuisce sia alla normale funzione cognitiva che a quella tiroidea. Sia le future mamme che le puerpere che allattano dovrebbero assicurarsi di assumere 200 microgrammi di iodio al giorno.

Numerose sono inoltre le vitamine che, se insufficienti nella dieta della madre che allatta, potrebbero essere presenti in quantità limitate anche nel latte assunto dal neonato. Si va dalla tiamina alla riboflavina, dalla vitamina B6 alla B12, alla vitamina A. Le mamme in attesa, inoltre, dovranno incrementare l’assunzione di acido folico, che si ritiene essere un elemento importante perché bassi livelli di folato nella madre sono associati ad un rischio di difetti del tubo neurale (come la cosiddetta spina bifida e l’anencefalia) a carico del feto. L’apporto necessario di nutrienti può derivare da una corretta alimentazione, che dovrà essere in ogni caso il più possibile sana, varia e di stagione, e, se fosse necessario, dall’assunzione di integratori specifici. Nel caso di alcune sostanze, come l’acido folico, l’integrazione si rivela utile nella maggioranza dei casi. È fondamentale che l’assunzione integrativa di acido folico inizi almeno un mese prima del concepimento e continui per tutto il primo trimestre di gravidanza.

Particolare attenzione meritano le possibili carenze nutrizionali in gravidanza e allattamento in caso di alimentazione vegana o vegetariana. In questo caso, il rischio principale è rappresentato da un inadeguato apporto di vitamina B12, che è presente solo in alimenti di origine animale e da introduzioni limitate di minerali, come il ferro, lo zinco. In questo caso, l’assunzione di questi nutrienti potrà essere completata, attraverso l’assunzione di opportuni integratori, in base alla valutazione dello stato nutrizionale effettuata dal medico.

 

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