Quello del congedo di maternità è un periodo complesso, in cui si inizia a conoscere una persona completamente nuova, e in cui quasi ogni momento è assorbito dalla cura del neonato. Ma cosa si impara davvero durante il congedo di maternità? Almeno 6 cose, secondo Angela Denker, che le ha raccontate su Scary Mommy.

1. Non è giusto

“Il fatto che il congedo di maternità sia dato per scontato – scrive Angela – mentre quello di paternità rimanga perlopiù un sogno mostra l’approccio impari che noi americani, e la maggior parte del mondo, abbiamo nei confronti della genitorialità. Dopo un intervento chirurgico addominale la maggior parte degli uomini se ne starebbe steso a letto – passerebbe sei settimane con Netflix e cibi sani e appuntamenti di terapia fisica. Di sicuro non dovrebbero fare i conti con il prendersi cura di un neonato, che si attacca al loro seno finché non sanguina e si rifiuta di concedere più di 37 minuti di sonno di fila. Dagli uomini certo non ci si aspetterebbe che si ‘godano ogni minuto’ di questo periodo di ‘convalescenza'”.

Tutto questo nonostante l’uomo in questione possa essere un marito e un padre meraviglioso e amorevole. Ma non capirà mai cosa significa partorire e poi stare a casa con un neonato per cinque giorni alla settimana mentre lui torna al lavoro”.

2. È davvero duro

“Mio figlio – continua Angela – era completamente dipendente da me per ogni cosa. Proprio come quando era nella pancia, eccetto per il fatto che adesso si trovava fuori di lì, e faceva un gran casino. Non avevo idea di cosa volesse. Ho vissuto in un perenne stato di ansia per diverse settimane, soprattutto dopo che ha perso diverso peso dopo la nascita a causa del ritardo del mio latte nell’arrivare”.

3. È noioso almeno quanto è duro

“Il lavoro è spesso duro, ma in cambio ricevi riconoscimenti e conferme. Durante il congedo nessuno ti dice “Ehi, ottimo lavoro con quel cambio pannolino! Hai fatto davvero centro”, oppure “Wow, fantastico allattamento. Così d’ispirazione”. Invece, nonostante facessi qualcosa di davvero importante, la routine quotidiana era noiosa. Non avevo nessuno con cui parlare”.

4. Soffri di solitudine

Le neo mamme, dice Angela, tendono a volte naturalmente a isolarsi: “Partoriscono, passano un paio di settimane circondate da visitatori e parenti e poi nelle settimane successive le lasciamo da sole, aspettando che riemergano con capelli lucenti e pancia piatta, con i bambini sopravvissuti ai primi tre mesi senza l’interferenza della società, e senza alcun aiuto”.

Anche il recupero fisico, racconta, è difficile: “Sentivo una forte pressione per tornare subito in forma e perdere peso dopo il parto. Mi ha consumato quasi quanto la pressione di nutrire mio figlio a sufficienza e di riuscire a far funzionare la casa e l’altro mio figlio di 3 anni”. Almeno in apparenza, continua Angela, le mamme rientrano nella vita sociale 3 mesi dopo il parto, con un figlio che in qualche modo dorme e mangia regolarmente: “E va tutto bene, tranne per il fatto che non vedi la battaglia che ha combattuto fin lì”.

5. Tuo figlio è normale

Molte mamme si interrogano sui comportamenti dei figli: “Ma è normale?” Con ogni probabilità lo è, scrive Angela: “Ero convinta di avere due figli selvaggi e molto difficili. Adesso penso che forse sono solo molto sincera e le altre persone mentono. Anche i comportamenti che sembrano preoccupanti, dice Angela, possono invece rientrare in una perfetta sfera di normalità. Quel pianto incessante è normale, e passerà. Proprio quando provi praticamente di tutto realizzi che l’hanno superata, e che c’è qualcosa di nuovo che non va”.

6. Non c’è un solo modo di essere una buona mamma

“Oggi sembra andare di moda essere un genitore ad alto contatto: babywearing, allattamento al seno costante, niente programmi, cosleeping – sono sempre più diffusi. Ma questa – spiega – non è la mia natura. Mi piace avere spazio quando dormo e in generale. Mi piace anche la mia identità di mamma che lavora.

Chiunque, poi, sperimenta alti e bassi: “Spesso mi sento inadeguata. Ma i miei figli mi amano, e io anche, moltissimo. Nonostante la privazione di sonno, le crisi di identità, gli sbalzi ormonali, avere un figlio ha aumentato l’amore nella mia vita. La mia capacità di amare è cresciuta ancora, e di questo, a dispetto dell’ipocrisia, della violenza e dell’odio che circonda il nostro mondo oggi, io sono grata.

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