Il gender gap inizia da bambini: lo studio sulle origini delle differenze di genere

Una ricerca dell'Università di Boston ha cercato di capire dove (e quando) ha origine il gender gap. Risultato: a partire dagli 8 anni le bambine cominciano a percepire e a vivere sulla loro pelle le differenze di genere.

La disparità di genere, così come le differenze salariali, etiche, politiche e sociali che ne derivano, è ancora uno scoglio troppo grande, in Italia come nel mondo. Un gap che spesso va a discapito delle donne, delle loro potenzialità come madri e professioniste. Aspetti che, almeno a guardare i dati occupazionali del nostro paese – tipo quelli Istat aggiornati a febbraio 2021 e quelli relativi al Child Penalty (ovvero la “tassa” che le donne pagano quando diventano madri) – non sempre riescono a stare in equilibrio. Negli ultimi anni la scienza e la psicologia, oltre che l’economia, stanno portando avanti timidi studi per capire le origini del gender gap: quando inizia, perché, quali sono i meccanismi che calcificano certe convinzioni.

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In particolare un esperimento del Boston College Cooperation Lab, condotto dalla professoressa di Psicologia e Neuroscienza Katherine McAuliffe e pubblicato su Psychological Science ha evidenziato che le origini delle differenze di genere sono da ricondurre all’infanzia. Dagli 8 anni in poi le bambine cominciano a percepire differenze nel trattamento da parte dei coetanei maschi, in particolare nel processo di negoziazione.

Lo studio ha posto a confronto il comportamento di 240 di bambini e bambine in una fascia d’età tra i 4 e gli 8 anni. Il risultato? Messe davanti a una negoziazione con un coetaneo, le bambine hanno contrattato e chiesto meno degli altri partecipanti di sesso maschile. Un gender gap che i ricercatori non hanno affatto notato nel caso di contrattazione tra bambine, percepita come una conversazione tra pari.

L’esperimento ha messo in scena una situazione tipica del mondo dei bambini per facilitarli: nella prima fase, dopo aver completato una task, ai partecipanti è stato concesso di chiedere degli stickers ai compagni come premio, di solito ottenendone due. Nel caso di negazione dello sticker in prima battuta è stata attuata la fase due, quella della negoziazione vera e propria: le bambine sono partite chiedendo tre stickers o più come premio, ma in fase di contrattazione, a seconda dell’età e del sesso del bambino che avevano davanti, hanno perso smalto e le loro richieste sono diminuite in intensità. Risultato: meno stickers come premio per le bambine, anche se li avrebbero meritati dopo il completamento della task.

La ricerca diventa interessante se trasliamo gli sticker sul piano economico e ragioniamo in soldi (o promozioni): è così che i ricercatori hanno messo l’accento sulle disparità salariali che possono poi diventare la prassi nei contesti professionali quando quelle bambine diventano adulte. Un’abitudine, insomma, che si portano dietro come consuetudine e che è difficile sradicare a livello culturale e personale.

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Tra i quattro e i sette anni i bambini si comportano allo stesso modo“, ha detto la professoressa McAuliffe dopo aver osservato i partecipanti all’esperimento. “Ma abbiamo notato che è dagli 8 anni che le bambine chiedono meno ai maschi quando sono in fase di negoziazione. Non lo fanno sempre, ma solo davanti a un bambino del sesso opposto“.

La professoressa che ha condotto lo studio ha detto che i risultati di questo esperimento la dicono lunga sul fatto che le bambine cominciano a percepire vergogna e a non esporsi quando vogliono portare avanti cause a cui tengono e che questo succede già in tenera età. Sia a livello scolastico che familiare è importante costruire una rete di fiducia nella quale sia i maschi che le femmine si sentano accolti, a prescindere dal genere.

Così da scardinare il gender gap, il limite più forte all’evoluzione (non soltanto delle donne).

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