Otite da piscina nei bambini: sintomi e cure

Tutti i bambini che vanno in piscina possono essere a rischio, ma non è la piscina il problema: ecco cosa fare (e cosa no).

La fine dell’estate non significa che il rischio di otite da piscina sia finito. Anzi. Con l’autunno ripartono i corsi di nuoto e può capitare che, dopo essere stato in acqua, un bambino inizi a lamentare dolore o fastidio all’orecchio. Spesso il problema è legato all’acqua che rimane nel condotto uditivo e favorisce l’infiammazione. L’otite da piscina, infatti, può comparire in qualsiasi periodo dell’anno, anche dopo un bagno in una piscina coperta. Riconoscere i sintomi e capire come comportarsi può aiutare a intervenire nel modo corretto e a evitare che il dolore peggiori.

Cos’è l’otite da piscina

Il nome scientifico di questo disturbo è otite esterna acuta, ma molti si riferiscono ad essa anche come otite estiva e otite da mare.

Si tratta di un’infiammazione della pelle che riveste il condotto uditivo esterno, il tubicino che collega l’apertura dell’orecchio al timpano. Come spiegato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), compare quando l’acqua resta intrappolata nell’orecchio per ore. Questa consuma lo strato protettivo di cerume e crea un ambiente umido in cui i batteri, soprattutto Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus, si moltiplicano.

È un’infezione diversa dall’otite media, quella che interessa la parte dietro il timpano e che nei bambini piccoli è più spesso legata a raffreddori e influenze. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù chiarisce che nell’otite esterna normalmente il timpano non è coinvolto.

I sintomi dell’otite da piscina

I primi sintomi dell’otite da piscina sono spesso lievi, motivo per cui si tende a sottovalutarne la presenza. Il bambino percepisce prurito e una sensazione di orecchio “ovattato” o pieno. Nelle ore o nei giorni successivi compaiono gonfiore e arrossamento all’inizio del condotto, con un dolore che può diventare intenso.

Il segno più caratteristico, precisa l’American Academy of Otolaryngology–Head and Neck Surgery, è il dolore quando si tira il padiglione auricolare o si preme sul trago, la piccola sporgenza cartilaginea davanti al condotto. Il dolore percepito è spesso sproporzionato rispetto a quello che ci si aspetterebbe guardando l’orecchio.

La febbre normalmente non c’è. Compare solo in una minoranza di casi, di solito quando l’infezione è più estesa o coinvolge i tessuti vicini al condotto.

Il Royal Children’s Hospital di Melbourne suggerisce che se il bambino ha una febbre pari o superiore a 38°C che dura oltre le 48 ore, appare molto irritabile o gli antidolorifici non bastano a calmarlo, è il momento di sentire il pediatra.

Un gonfiore dietro l’orecchio o una marcata sonnolenza richiedono invece una valutazione urgente in ospedale. Un aspetto importante da chiarire, anche per rassicurare i genitori, è che l’otite da piscina non è contagiosa, non si trasmette da un bambino all’altro, nemmeno condividendo l’acqua della piscina.

Quanto dura e come si cura l’otite da piscina

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Fonte: iStock

Nella maggior parte dei casi la terapia si basa sule gocce auricolari. Gli antibiotici sistemici (nonostante sia spesso utilizzati) non vanno prescritti come terapia iniziale per un’otite esterna non complicata, a meno che l’infezione non si sia estesa oltre il condotto uditivo o il bambino non abbia condizioni di salute che lo richiedano (come nel caso del diabete o un sistema immunitario indebolito).

Le gocce, che di solito uniscono un antibiotico e un cortisonico, vanno usate per almeno una settimana. Se compare febbre o l’infiammazione si estende ai tessuti vicini al condotto, il pediatra può aggiungere una terapia antibiotica e cortisonica per bocca. La terapia a base di gocce si rivela efficace nella maggior parte dei casi tanto che chi le usa può aspettarsi un miglioramento dei sintomi in circa sei giorni dall’inizio della terapia. Utilizzando l’acido acetico (un’alternativa antisettica più economica) i sintomi tendono invece a durare un paio di giorni in più oltre la prima settimana di cura.

Il decorso completo, se la terapia è corretta, richiede in genere dai sette ai dieci giorni. Se, quindi, dopo 48-72 ore dall’inizio della terapia con le gocce il bambino non mostra alcun miglioramento, è il momento di richiamare il pediatra, perché potrebbe essere necessario rivedere la diagnosi o la terapia.

Come prevenire l’otite da piscina

Per prevenire l’otite esterna non serve evitare di portare il bambino in piscina, anche quello più soggetto a questa condizione. La dott.ssa Alfiero Bordigato ci spiega che la prevenzione dell’otite da piscina passa da poche abitudini semplici:

  • asciugare bene le orecchie dopo il bagno, inclinando la testa da entrambi i lati e tamponando delicatamente il padiglione con un asciugamano
  • evitare l’uso di cotton fioc, che irritano la pelle del condotto uditivo invece di pulirlo.

Se il bambino ha già avuto più episodi, la pediatra consiglia di parlarne con il proprio medico, che in alcuni casi può prescrivere gocce preventive acidificanti o asciuganti da usare dopo il bagno.

Durante il nuoto possono essere utili i tappi per le orecchie o una cuffia da bagno. Dopo essere usciti dall’acqua, è importante asciugare bene le orecchie con un asciugamano. Se necessario, si può usare anche il phon, tenendolo a distanza e impostandolo alla minima intensità. Non bisogna invece inserire oggetti nel condotto uditivo, perché possono graffiare la pelle e favorire un’infezione. Con le gocce giuste e un po’ di pazienza, l’otite da piscina si risolve nella quasi totalità dei casi senza lasciare conseguenze sull’udito.

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