Biopsia endometriale: come funziona l'esame che analizza l'endometrio

Il tumore all'endometrio è il cancro più diffuso di quelli che colpiscono l'utero. La biopsia è l'esame che prevede l'asportazione di una piccola porzione di tessuto per l'esame al microscopio.

Le perdite di sangue vaginali diverse dal normale ciclo mestruale sono sempre un segnale di un’anomali che è necessario monitorare. Sono considerati anomali tutti quei sanguinamenti che avvengono tra due cicli mestruali, prima della pubertà, dopo la menopausa e durante la gravidanza e che sono frequenti, durano più di una settimana o comportano perdite abbondanti.

A questo scopo si rivela utile la biopsia endometriale, un esame particolarmente semplice e con un’elevata sensibilità e specificità valido sia per verificare le cause dei sanguinamenti abbondanti e irregolari che per individuare i problemi legati all’infertilità.

È l’esame che di routine viene eseguito per diagnosticare il cancro dell’endometrio ma è in grado di fornire anche altre preziose informazioni necessarie al medico sia per effettuare la diagnosi che per individuare la terapia più adeguata.

Biopsia endometriale: a cosa serve?

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Fonte: iStock

Di per sé la biopsia è un esame che consiste nel prelievo di una porzione o di un frammento di tessuto per analizzarlo al microscopio allo scopo di diagnosticare o monitorare una malattia. Nel caso della biopsia endometriale il prelievo riguarda un frammento di endometrio, ovvero la mucosa che riveste internamente l’utero ma che in alcune patologie (come l’endometriosi) può svilupparsi fuori dalla sua sede corretta.

La biopsia endometriale, quindi, è l’esame che consente di analizzare al microscopio un frammento di endometrio in modo da verificare le eventuali anomalie cellulari presenti e se i livelli di ormoni dell’endometrio sono bilanciati.

Questo è un esame che generalmente viene eseguito sulle donne con cospetto di cancro all’endometrio (il più frequente tra quelli che colpiscono l’utero e il quinto tra i più diagnosticati di tutti i tumori nelle donne (con un’incidenza di più di 8000 nuovi casi all’anno solo in Italia).

Trattandosi di tumori che colpiscono prevalentemente le donne dopo la menopausa e soprattutto dopo i 50 anni la biopsia endometriale viene eseguita maggiormente in questa fascia di età, ma a volte anche, come anticipato, nelle donne in età fertile che hanno difficoltà a rimanere incinta a causa di patologie a carico dell’endometrio.

Come si effettua la biopsia endometriale

La biopsia endometriale è un esame che viene svolto direttamente nello studio del medico e in alcuni casi può essere prevista un’anestesia locale per ridurre il fastidio. La donna che vi si sottopone si sdraia sul lettino poggiando i piedi sulle staffe in modo da tenere le gambe divaricate.

Il medico che esegue l’esame introduce nella vagina uno speculum per dilatarla e successivamente, dopo aver pulito la cervice, introduce un apposito strumento con il quale aspirare delicatamente il campione di endometrio che andrà poi analizzato in laboratorio.

Prima e dopo la biopsia endometriale

La procedura dura pochi minuti, non più di un quarto d’ora e 30 minuti prima dell’inizio è consigliata l’assunzione di un antidolorifico. Nei giorni successivi, invece, è indicato di non usare tamponi, non avere rapporti sessuali e non farsi la doccia. In alcuni casi il medico può suggerire anche di evitare vasche idromassaggio e piscine.

Tra gli effetti del sottoporsi a una biopsia endometriale troviamo la comparsa di crampi simili a quelli delle mestruazioni sia durante che dopo l’esame. Per questo motivo il medico può indicare il tipo di antidolorifico da banco (generalmente paracetamolo e ibuprofene) da assumere; non tutti gli antidolorifici sono utili in quanto alcuni potrebbero aumentare il sanguinamento.

Dopo circa una settimana dall’esecuzione dell’esame vengono inviati i risultati che possono indicare la presenza di polipi o fibromi nell’utero, infezioni (come l’endometrite), tumori, squilibri ormonali e problemi alla tiroide. I risultati possono anche non essere risolutivi e in quel caso il medico può indicare il ricorso alla procedura di dilatazione e curettage (raschiamento uterino) nella quale il tessuto endometriale viene raschiato e sottoposto a un nuovo esame di laboratorio.

Questo significa anche che la biopsia endometriale non è infallibile; sebbene abbia un grado di precisione superiore al 90% può capitare che durante il prelievo del tessuto vengano perse o non individuate le escrescenze precancerose o cancerose. Laddove i sintomi persistessero è utile valutare il ricorso a un’ulteriore biopsia.

Biopsia endometriale: ci sono rischi?

Di per sé la biopsia endometriale è un esame sicuro ma non esente da sanguinamenti e infezioni. In linea teorica, ma nella pratica è un’eventualità molto rara, c’è anche il rischio di andare incontro a perforazioni dell’utero.

La biopsia endometriale non va mai eseguita in gravidanza perché potrebbe essere causa di un aborto; se si sospetta di essere incinta è necessario informare il medico o rimandare l’esame a seguito di un test di gravidanza. infine va segnalato come questo è un esame maggiormente a rischio nelle donne con un’obesità patologica, con una stenosi cervicale o in quelle con un disturbo della coagulazione.

Articolo originale pubblicato il 19 marzo 2022

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