Parto cesareo: quando si esegue e i rischi - GravidanzaOnline

Parto cesareo, perché andrebbe fatto “solo quando serve” e quali sono i rischi

Per il Ministero della salute in Italia si ricorre troppo spesso al taglio cesareo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno: ecco le raccomandazioni e quali sono i rischi dell'intervento.

In Italia ogni anno il 35% delle nascite avviene con parto cesareo, un’operazione chirurgica svolta in anestesia totale o parziale. Se il cesareo in alcuni casi è considerato un intervento salvavita, in diverse circostanze, dice il Ministero della Salute, viene praticato anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Molte volte il parto cesareo viene scelto dalle donne anche non in presenza di particolari condizioni che lo renderebbero preferibile se non necessario: in Italia la percentuale di tagli cesarei è superiore alla media europea di circa 10 punti.

Quando il parto cesareo è necessario

Per il Ministero della salute infatti non ci sono dubbi: il ricorso al parto cesareo in Italia è “eccessivo”. L’intervento chirurgico andrebbe praticato, raccomanda invece il Ministero, “solo quando serve“, cioè nel caso di problemi per la salute della mamma o del bambino.

Il ricorso al cesareo è necessario ad esempio quasi sempre se il bambino è in una posizione scorretta al momento del travaglio (ad esempio se è ancora podalico) oppure se durante il travaglio sorgono complicazioni. Anche nel caso in cui il bambino sia prematuro si ricorre spesso ad un parto cesareo per evitare eccessiva sofferenza fetale.

1. Patologie materne

Altre situazioni in cui il parto cesareo è necessario riguardano la presenza di patologie materne, come infezioni che potrebbero essere trasmesse al bambino nel caso di un parto vaginale (ad esempio Hiv con carica virale alta o Herpes simplex genitale). Anche il diabete materno può rendere necessario il cesareo, se il feto è troppo grande.

parto cesareo

Non solo: se la mamma soffre di placenta previa bisogna praticare un parto cesareo, come pure in presenza di preeclampsia, una condizione particolarmente pericolosa per la mamma e il bambino.

2. La posizione del bambino

Se al momento del parto il bambino si trova in una posizione non adatta al parto naturale il medico opta per il taglio cesareo. Nella maggior parte dei casi è dovuto alla presentazione podalica, quando il feto presenta piedi o natiche rivolti verso l’utero, e la testa si trova più in alto rispetto al resto del corpo.

Anche nel caso in cui il bambino si trovi in posizione “orizzontale” oppure se pur essendo in posizione cefalica la testa sia rivolta verso l’alto solitamente si decide di intervenire chirurgicamente per evitare complicazioni.

Il parto cesareo d’urgenza

Oltre a condizioni e patologie conclamate che possono portare a programmare un parto cesareo, ci sono casi in cui viene praticato un taglio cesareo d’urgenza, anche se la donna si era preparata ad un parto naturale: può capitare se durante il travaglio ci sono segni di sofferenza fetale, che può essere rilevata dal tracciato cardiaco o tramite l’osservazione del liquido amniotico.

Se le acque si presentano “tinte”, cioè di colore scuro, il feto può trovarsi in sofferenza e quindi il medico e l’ostetrica, dopo aver valutato il quadro clinico della donna, possono decidere di intervenire con un parto cesareo d’urgenza.

I rischi del parto cesareo

Come ogni intervento chirurgico, il parto cesareo non è privo di rischi, per questo le linee guida del Ministero della salute sono improntate ad un minore ricorso all’operazione, quando non effettivamente necessaria. Ecco quali sono i principali rischi del parto cesareo.

1. L’anestesia

L’anestesia che viene somministrata solitamente tramite puntura spinale può provocare una reazione allergica, per questo si raccomanda di effettuare verso la fine della gravidanza una visita anestesiologica anche per ricevere informazioni su rischi ed effetti collaterali del cesareo. L’anestesia si può accompagnare nel decorso post operatorio da cefalea, che può durare anche diversi giorni. Anche la ripresa della sensibilità e del movimento delle gambe può essere lenta.

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2. Infezioni

In ogni operazione chirurgica c’è il rischio di contrarre infezioni, che possono interessare la ferita stessa ma anche i tessuti interni. Per ridurre tale rischio viene effettuata una profilassi a base di farmaci antibiotici.

3. Emorragie

Tra i rischi del parto cesareo si trovano anche eventuali emorragie: la pelle, i muscoli e il peritoneo vengono incisi per estrarre il bambino e poi ricuciti, con conseguente rischio di emorragia e di anemia. Altri rischi sono legati alla formazione di aderenze tra i tessuti addominali e all’endometrite, un’infiammazione della cavità uterina.

4. Rallentamenti intestinali

Dopo l’operazione la donna può riscontrare problemi intestinali, per la difficile ripresa dell’attività intestinale. In alcuni casi può essere consigliato un digiuno prolungato per favorire la “canalizzazione”, cioè l’emissione di gas intestinale che segnala la ripresa del funzionamento dell’apparato ed esclude che ci sia un blocco intestinale.

5. I rischi del cesareo a lungo termine

Nel medio e nel lungo termine, i rischi del cesareo includono difficoltà di cicatrizzazione, motilità intestinale rallentata, una ridotta sensibilità nella zona della cicatrice, prolasso o altri problemi a carico delle vie urinarie. La montata lattea potrebbe tardare di qualche giorno, ma in ogni caso si consiglia di attaccare il bambino al seno il più possibile, e fin da subito dopo la nascita.

6. I rischi del cesareo per il bambino

Per quanto riguarda il bambino, si ritiene che un taglio cesareo eseguito prima delle 39 settimane sia associato a una maggiore probabilità di problemi respiratori. Per questo solitamente si raccomanda, nel caso in cui il cesareo sia programmato, di fissare l’intervento dopo questo termine.

Il mancato passaggio attraverso il canale del parto, e quindi l’assenza di contatto con la flora batterica vaginale materna, potrebbe poi avere un impatto negativo sul sistema immunitario del neonato, esponendolo a un maggiore rischio di allergie.

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