L’esigenza di rafforzare la crescita dei neonati prematuri attraverso il latte in polvere potrebbe rivelarsi una scelta non ottimale sul lungo termine e sullo sviluppo successivo del bambino. È quanto ha affermato il professor Luigi Corvaglia nel corso del suo intervento alla giornata conclusiva del XII Simposio internazionale sull’allattamento al seno e sulla lattazione di Medela.

Corvaglia, Professore Associato di Pediatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, nonché Responsabile della Terapia Intensiva Neonatale e della Banca del Latte Umano di Bologna, da anni indaga le proprietà ed i benefici del latte umano nell’alimentazione dei neonati prematuri.

La ricerca presentata in occasione del Simposio fiorentino, dal titolo “I benefici del latte umano per i neonati prematuri nell’UTIN” mostra i risultati dei suoi studi sulla salute e lo sviluppo dei nati pre-termine alimentati con latte umano, mettendo in discussione il preconcetto per cui il latte in polvere costituirebbe alimento migliore per i prematuri, favorendone ed accelerandone la crescita.

Se è vero che il latte materno ha un contenuto nutrizionale inferiore rispetto al latte in polvere, è altrettanto vero che il latte materno si rivela, stando agli studi sui piccoli pazienti e ai successivi follow-up, un alimento indispensabile a lungo termine sullo sviluppo neurologico e sulla prevenzione e riduzione di importanti patologie dei neonati prematuri, quali la Retinopatia del Prematuro, la Displasia Broncopolmonare e l’Enterocolite Necrotizzante.

Gli studi condotti dal gruppo del professor Corvaglia hanno, tra le altre cose, dimostrato che l’alimentazione con il latte materno durante la degenza dei piccoli in ospedale porta ad un notevole miglioramento del punteggio del quoziente generale a 24 mesi di età, ma pure, in età più adulta, della funzionalità motoria e del rendimento scolastico.

La necessità, secondo Corvaglia, è dunque quella di rivalutare le tabelle ed i parametri di crescita dei prematuri oggi esistenti, ricalibrandoli sulle migliori performances del latte materno, ed eventualmente pianificando interventi nutrizionali quali protocolli di fortificazione del latte materno, con l’aggiunta di fortificanti proteici che migliorino i contenuti nutrizionali del latte stesso.

Se il latte materno, dunque, si rivela una delle terapie più importanti nelle UTIN, altrettanto fondamentale è fornire un supporto affinchè i nati pretermine si attacchino al seno della madre quanto prima. Siamo di fronte ad nuovo campo evolutivo, quello della “Odontoiatria Darwiniana”, che analizza l’impatto dei meccanismi orali della suzione non solo sulla struttura oro-facciale (come lo sviluppo di un palato più ampio e piatto), ma pure sui disturbi del sonno e sui disturbi da deficit di attenzione. Ecco perché è necessario abilitare quanto prima i prematuri all’allattamento al seno, studiandone i meccanismi di suzione-deglutizione-respirazione per renderli atti a trasferire la maggior quantità di latte possibile.

Articolo originale pubblicato il 10 aprile 2017

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