Qual è la cosa che, in assoluto, una persona possa fare di più abominevole a un bambino? La risposta è senza dubbio il maltrattamento su minori. Un bambino è un essere delicato e per questo va protetto sempre e comunque dalla violenza che inevitabilmente lo circonda. Quando, però, tale violenza nasce e si sviluppa all’interno di un nucleo familiare o amicale, tutto appare sbagliato e difficile da accettare.

Lo sanno bene le vari associazioni dedicate alla protezione dei minori che, da anni, compiono delle vere “lotte” per il bene dei bimbi per proteggerli dai maltrattamenti subiti. In merito a ciò, è recente la notizia per il quale, l’organizzazione umanitaria Cesvi, ha presentato la sua terza edizione dell’indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia. 

L’indice presentato, tramite piattaforma digitale, ha visto la partecipazione di figure autorevoli come la Ministra alle Pari Opportunità, Elena Bonetti. Insomma, una chiara e spudorata rappresentazione di come, in Italia, la violenza e gli abusi su minori siano aumentati a seconda delle Regioni d’Italia. 

Analizziamo insieme i 64 indicatori e come essi sono composti, nonché l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio e la capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti.

Maltrattamenti su minori in aumento

Partiamo con lo specificare cosa intende l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) quando si parla di maltrattamenti su minori. Secondo l’OMS:

Il maltrattamento infantile, in alcuni casi definito come abuso infantile e trascuratezza, include tutte le forme di maltrattamento fisico ed emotivo, abuso sessuale, trascuratezza e sfruttamento che risulti in effettivo o potenziale danno per la salute, lo sviluppo o la dignità dei bambini.

Come si legge dal report Cesvi, in modo particolare, con il termine “trascuratezza” si fa riferimento a una errata attenzione da parte dei genitori o caregiver ai bisogni di bambini in termini evolutivi, fisici, emotivi, sociali ed educativi.

Dunque, quando parliamo di maltrattamenti, dobbiamo capire bene che non ci si riferisce solo ed esclusivamente a una violenza prettamente fisica ma anche verbale, sociale ed educativa.

I dati esposti dall’organizzazione umanitaria Cesvi parlano chiaro, la situazione è alquanto allarmante, soprattutto, se volgiamo lo sguardo alle regioni del mezzogiorno.

Basti pensare che solo nel 2015, nel mondo, circa 3 bambini su 4 quattro hanno vissuto una qualche forma di violenza interpersonale. Il focus dei dati è allarmante:

  • 1,3 miliardi di bambini sono stati sottoposti a forme di punizioni corporali;
  • 261 milioni di scolari hanno sperimentato violenza da parte dei loro coetanei;
  • 100.000 bambini sono stati vittime di omicidio.

Da questi dati, quello più allarmante sicuramente riguarda gli omicidi: si stima che il maltrattamento sui minori in Europa causi più di 700 morti tra bambini/e di età inferiore ai 15 anni in un anno.

Da questa spirale di violenza non sono “risparmiati” neanche i più piccoli, coloro i quali rientrano nella fascia d’età che va dai 12 ai 23 mesi di vita.  Basti pensare che, secondo dati raccolti in 30 Paesi, su 10 bambini 6 sono soggetti a maltrattamenti fisici e di questi almeno la metà è esposta ad abusi verbali.

In più, l’OMS ha calcolato che per ogni caso di maltrattamento denunciato, ce ne siano almeno 9 che rimangono rimangono al buio.

  • Il 9.6% dei casi di maltrattamenti è una violenza sessuale;
  • Nel 16% dei casi vi è una trascuratezza fisica, come, per esempio la malnutrizione;
  • Nel 18,4% dei casi i bambini vengono maltrattati emotivamente;
  • Nel 23% dei casi l’abuso è fisico ed emotivo in circa 29,6% dei casi.

Questi dati devono far riflettere perché, anche se riguardano l’intero mondo, questo non sta a significare che in Europa il maltrattamento e la trascuratezza siano meno diffusi. Di fatto, tali fenomeni sono potenzialmente sottostimati.

L’indice regionale sul maltrattamento all’infanzia: cos’è

L’indice a cura dell’OU Cesvi va ad analizzare diversi aspetti ritenuti di vitale importanza al fine di avere una mappa ben precisa della situazione italiana sui maltrattamenti ai minori. Questa indagine prende in considerazione l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio nazionale, nonché la vulnerabilità al fenomeno della violenza sulle singole regioni e la conseguenza capacità delle amministrazioni locali di contrastare abusi e maltrattamenti tramite i propri servizi offerti.

Il risultato è una graduatoria che si basa su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell’Indice stesso. Questi sono:

  1. capacità di cura di sé e degli altri;
  2. capacità di vivere una vita sana;
  3. capacità di vivere una vita sicura;
  4. capacità di acquisire conoscenza e sapere;
  5. capacità di lavorare;
  6. capacità di accesso a risorse e servizi.

Un universo estremamente complicato e delicato quello degli abusi e maltrattamenti su minori in Italia, anche perché molti di questi episodi accadono in un contesto familiare difficilmente penetrabile, il luogo che più di ogni altro dovrebbe proteggere i minori. In questi casi le Istituzioni governative si trovano tagliati fuori dal poter intervenire se, prima, non vi è una denuncia.

Onlus Cesvi, come spiegato nel video pubblicato sulla piattaforma digitale, si batte da anni proprio per prevenire ed aiutare questi bambini e le famiglie a uscire fuori dal tunnel della violenza. Il rapporto stilato e gli indicatori presi in esame sono tutti stati validati e analizzati da un comitato scientifico che è stato creato ad hoc, costituito da rappresentanti delle Istituzioni, da esperti come l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’ISTAT, il MIUR, l’Istituto degli Innocenti, così come il Consiglio Nazionale dell’ordine degli Assistenti Sociali. Dunque, tutte persone preposte ad intervenire attivamente per risolvere questa piaga che affligge i più piccoli.

Maltrattamenti su minori: i 2 fattori dell’Indice

Questo Indice preso in esame è composto da due fattori di rischio:

  • le forme di violenza ai quali i bambini e i ragazzi minori sono esposti quotidianamente;
  • i sistemi di servizi che vengono offerti per contrastare le varie forme di violenza minorile.

L’Indice 2020 propone, inoltre, un focus specifico sulla resilienza, un fattore protettivo importante e una capacità personale “trasversale” che se sviluppata adeguatamente può rappresentare una possibile strategia di prevenzione e cura del maltrattamento all’infanzia.

Una cross action tra i due fattori di rischio consente, infine, di tracciare e mettere in evidenza l’indice delle regioni che presentano condizioni migliori o peggiori rispetto alla vulnerabilità, al maltrattamento dei bambini e alla capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare questo fenomeno attraverso le politiche e i servizi dedicati.

Scopriamo, ora, i dati relativi alle singole regioni italiane.

I dati relativi alle singole Regioni italiane sul maltrattamento dei minori

L’Indice messo a punto dall’Onlus Cesvi si basa proprio sulla territorialità dell’Italia intera poiché è proprio nelle varie regioni che, in base a fattori, più o meno gravi, i casi di abuso su minore possono risultare evidenti o meno.

Un esempio è dato da come il contesto sociale ed economico delle varie regioni d’Italia possa incidere, sia in positivo che in negativo sul benessere dei bambini o, al contrario, sulla loro maggiore vulnerabilità a fenomeni di maltrattamento.

Dai dati, infatti, emergono, determinati fattori di rischio che creano le basi sul quale, successivamente si possono scatenare episodi di maltrattamento su minori nelle famiglie. Tali fattori riguardano:

  • l’elevato livello di povertà delle famiglie;
  • il basso livello di istruzione dei genitori;
  • il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori;
  • la disoccupazione;
  • lo svantaggio socioeconomico.

I 64 indicatori che compongono l’Indice generale restituiscono una lettura dei territori rispetto ai loro punti di forza e di debolezza nel proteggere i bambini.

Ricordiamo che l’Indice di contesto non rileva il numero di bambini maltrattati, ma valuta e confronta le regioni nella loro capacità di fronteggiare questo problema sociale.

I 64 indicatori statistici sono rappresentativi, quindi,  sia dei fattori di rischio che dei servizi pubblici territoriali.

L’Italia divisa in due: Il Nord e il Sud, i dati

L’indice Cesvi  fotografa un’Italia divisa in due: il Sud e il Nord. Ed è particolarmente allarmante la disparità tra le due parti. Come stilato dal rapporto ufficiale:

Si registra un picco elevato di maltrattamenti su minori nel mezzogiorno d’Italia. Qui il rischio legato al maltrattamento è maggiore in riferimento anche a un’offerta di servizi sul territorio molto più carente.

Anche quest’anno è la Campania a chiudere la classifica, preceduta da Calabria, Sicilia e Puglia. Nel confronto con le ultime posizioni registrate lo scorso anno (2019), è da registrare il riposizionamento verso il basso della Basilicata (-1) e della Calabria (-1).

Mentre, Abruzzo e Sicilia, aumentano di una posizione. In questo quadro, si riconferma, dunque, l’elevata criticità dei territori del Sud Italia che rispetto alla media nazionale registrano peggioramenti.

I dati, invece, riferiti al Nord Italia, sono ben altra cosa. Notiamo subito l’Emilia Romagna come Regione migliore a fronteggiare il problema dei maltrattamenti su minori grazie al contesto sociale e ai servizi offerti sul territorio.

All’Emilia Romagna segue il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e  il Veneto che si posizionano rispettivamente al terzo e quarto posto. Mentre la Toscana, slittata di una posizione, è confermata al quinto posto.

  • Le regioni a “elevata criticità”: tra queste abbiamo Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Lazio.
  • Le regioni “reattive”: tra di esse troviamo Sardegna e Umbria. Considerate reattive poiché combinano un fattore ambientale critico con un’offerta più dinamica di servizi dedicati al maltrattamento.
  • Le regioni “virtuose”: cioè con bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio sono Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Valle d’Aosta e quest’anno, in aggiunta anche il Piemonte
  • Le regioni “stabili” si collocano due regioni del Nord: la Lombardia, la Valle d’Aosta collocata tra le regioni virtuose nell’Indice 2019 e le Marche.

Se è vero che i dati appena esposti fotografano un’Italia divisa a metà, concordiamo all’unanimità che il bene non solo fisico ma anche e soprattutto, psicologico di ogni bambino non deve passare in secondo piano. Ogni bambino e minore si merita un’infanzia colma di giochi, affetti sinceri e armonia. Sempre e comunque.

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  • Bambino (1-3 anni)