La Libraia Misteriosa su Instagram: "La libertà di allattare, o di non farlo"

Ilenia, che su Instagram ha raccontato anche il lato oscuro della gravidanza prima di avere la sua Luce, oggi ha deciso di aprire una diga sull'allattamento e sulle imposizioni sociali esterne spesso legate a questa pratica.

Avevamo sentito Ilenia, pugliese all’epoca trapiantata a Milano (e ora nuovamente residente a Bari), mentre era incinta della sua Luce: su Instagram divulga e informa su tema libri e cultura su un profilo molto seguito in cui è conosciuta come @LaLibraiaMisteriosa. Oggi che nella sua vita ci sono stati diversi stravolgimenti – non ultimo il trasferimento al sud dopo i mesi milanesi difficili della pandemia e della gravidanza, Ilenia ha deciso di continuare a tenere aperto il dibattito su stereotipi sulla genitorialità, esattamente come a suo tempo aveva discusso dei lati oscuri della gravidanza. In particolare sull’allattamento al seno, Ilenia ha deciso di aprire una vera diga con le sue followers, per cercare di capire quali e quanti tabù siano legati alla pratica di allattare e – faccia della stessa medaglia –  a quella di scegliere di non farlo.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da La libraia misteriosa - Ilenia (@lalibraiamisteriosa)

“Ho seguito 4 corsi pre-parto: TUTTI hanno sottolineato quanto fosse fondamentale allattare al seno, ma forse per non spaventarmi, nessuno mi aveva detto quanto sarebbe stato difficile. Sì, mi avevano parlato di quanto fosse importante un buon attacco, della possibilità di avere ragadi, certo, della modalità “a richiesta”.
Nessuno mi ha detto chiaramente che avrei avuto bisogno di una forza d’animo mai sperimentata prima, di alzare la soglia del dolore (sì, anche più del parto perché il parto passa, l’allattamento resta), ridefinire il mio spirito di sacrificio, abdicare alla libertà, praticare la pazienza e la noia”

Come già avevamo scoperto con un sondaggio fatto insieme alla nostra community Instagram, ciò che i futuri genitori dovrebbero realmente sapere in fase di corso preparto difficilmente viene fuori. Succede ovviamente perché ogni famiglia e ogni individuo è a sé e specificare i bisogni e le esigenze di tutti, in corsi spesso pre-confezionati, sarebbe molto difficile. Ilenia però ribadisce che le informazioni standard che si ricevono prima di partorire non sono mai attendibili, non rispetto alla vita vera quando poi, un figlio, arriva sul serio.

Cosa avrebbero voluto (davvero) sapere i genitori durante il corso preparto

“Allattare, nella maggior parte delle esperienze, fa male fisicamente e psicologicamente. Ma non se ne parla perché “così spaventi le altre donne”, “così scoraggi l’allattamento al seno”. E allora succede quello che è successo a me: prima di partorire, mi dicevo “se sarà troppo difficile, passerò all’artificiale senza problemi”. È stato – e lo è ancora – troppo difficile, eppure sono rimasta intrappolata nella rete dei sensi di colpa, nella frustrazione e nel senso di inadeguatezza. Perché è così che spesso si sentono le mamme, qualsiasi scelta facciano: che allattino al seno o che non lo facciano, si sentono in difetto, sbagliate, sole e arrabbiate, sedotte dal mito della maternità e abbandonate dalla società”

Di questo senso di inadeguatezza rispetto allo stereotipo, Ilenia aveva parlato a lungo in varie dirette, oltre che nell’intervista con GOL, per cercare di scalfire il modello di genitore perfetto cui, pare, in tanti si riferiscano quando si parla di crescere un figlio. Sull’allattamento poi, le opinioni si sprecano sia un senso che nell’altro. Così come l’amore materno che può arrivare in un momento diverso rispetto alla prima volta in cui si vede un figlio, anche per l’allattamento al seno i percorsi sono infiniti, non univoci e soprattutto non giudicabili.

Latte materno e colostro, come cambia il significato nelle culture del mondo

“Cosa avrei voluto? Più realtà, più esperienze, più racconti. Avrei voluto più strumenti emotivi, sapere a cosa andavo incontro, così come uno studente di medicina sa che l’aspettano anni di lavoro duro e intenso. Perché la narrazione della maternità invece è così univoca? Un sostegno da parte dello Stato in cui vivo perché se scelgo di allattare come posso farlo se il mio rientro al lavoro è previsto 3 mesi dopo il parto? Avrei voluto più sostegno dalla società perché se scelgo di non allattare al seno non sono una mamma menefreghista”

Abbiamo discusso a lungo, su queste pagine, di allattamento: come pratica positiva per madre e bambino, ovviamente, grazie ai suoi influssi sulla salute e il benessere di entrambi. Ma anche sul supporto attivo che può dare il partner, spesso escluso dalla narrazione e sulle varie forme di genitorialità e allattamento al petto che bisogna tenere in considerazione per parlare davvero di tutti e non solo di un unico modo di allevare un figlio.

Allattamento al petto anziché al seno, storie di inclusività che abbattono i tabù

Il messaggio di Ilenia AKA @LaLibraiaMisteriosa si conclude con una riflessione su quanto faccia la differenza essere preparati sul piano emotivo, un livello spesso sacrificato al cospetto dell’accudimento pratico e quotidiano.

“Avrei voluto essere più preparata ma, più di tutto, avrei voluto sentirmi libera di scegliere, libera davvero perché sostenuta in qualunque percorso avessi deciso di intraprendere. E invece ci sentiamo sole qualsiasi strada imbocchiamo”

Nella speranza che questa solitudine non sia più l’unica strada per chi non si sente conforme al modello imposto da altri.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...
  • Il latte non fa una mamma

Categorie

  • Allattamento