Allattamento al petto anziché al seno, storie di inclusività che abbattono i tabù

Le storie più rappresentative che raccontano l'allattamento al petto e che normalizzano il dibattito sulla genitorialità includendo tutti quelli che sono e si sentono genitori.

Dall’1 al 7 agosto 2021 si celebra la Settimana Mondiale dell’Allattamento, una 7 giorni di eventi, approfondimenti per raccontare, nel modo più inclusivo possibile, cosa vuol dire nutrire un bambino. Un modo per celebrare il legame tra chi nutre e chi trae nutrimento che però non può trascendere, oggi più che mai, da un linguaggio più rappresentativo, da un modo più inclusivo di parlare di allattamento.

In un universo stratificato in cui non sono solo le donne a poter allattare al seno, si sta sentendo sempre di più la necessità di includere nel lessico l’espressione allattamento al petto.

Parlare di identità di genere in gravidanza è un passaggio fondamentale per aprire un dibattito più rappresentativo di una realtà sempre meno binaria. E usare l’espressione “allattare al petto”, in questo senso, vuol dire includere nello scenario uomini e donne trans, papà cavalluccio (seahorse dad), genitori single. Ma anche mamme e papà che decidono di procedere con l’allattamento misto.

Va da sé che il termine allattamento al seno abbia un raggio d’azione troppo poco ampio: l’Australian National University ha pubblicato il Gender-Inclusive Handbook che spinge sull’esigenza di aggiungere il termine chestfeeding al posto di breastfeeding per rivoluzionare una volta per tutte il glossario della genitorialità.

Anche in un comunicato stampa della Leche League Canada e della Leche League USA è messa al primo posto l’urgenza di inserire termini più inclusivi e rappresentavi legati all’allattamento, in modo da superare ogni tabù. Nel comunicato si legge che:

L’allattamento al petto è un termine usato da molte persone trans e genitori non-binary per descrivere come nutrono i loro bambini grazie al loro corpo. Alcuni preferiscono il termine “nutrire”, altri invece “allattare al seno”. Noi usiamo tutti questi termini e i nostri volontari accettano qualsiasi modalità in base a gusti, sensibilità e preferenze di queste famiglie.

Negli ospedali di Brighton e del Sussex in Gran Bretagna si sta cercando di fare esattamente la stessa cosa, includendo in questa rivoluzione anche termini come “donne incinte” che, in una visione più inclusiva, può diventare virtuosamente “persone incinte”.

Papà cavallucci o Seahorse dad: le storie di uomini trans che partoriscono

Storie di chestfeeding e di allattamento al petto

Sui social network si trovano molte storie interessanti che celebrano l’inclusione legata alla genitorialità oltre che profili di papà cavallucci (ovvero uomini trans che portano avanti una gravidanza e danno alla luce un bambino), o di mamme e papà non-binary.

L’organizzazione no profit Birth Society fa divulgazione sui social proprio a partire dall’assunto che non esistono genitori di serie A o di serie B in base alle loro abitudini di allattamento e che nella narrazione dovrebbero essere inclusi sia quelli che generano la vita, sia anche quelli che alimentano, curano e crescono dei bambini.

Un altro termine che può e deve entrare in questo vocabolario di inclusione è pumpfeeding. Integra nella narrazione i genitori che nutrono il bambino col biberon dopo aver tirato il latte dal seno, oppure usufruendo di quello donato alle banche del latte. Un bel profilo che cerca di superare il pump-shaming, ovvero la sensazione di essere un genitore meno virtuoso perché si sceglie l’allattamento al biberon con latte tirato, si chiama Basic Instincts Birthing, centro di medicina olistica e alternativa che cerca di raccontare, con illustrazioni e post mirati, tutte le sfaccettature dell’essere genitori.

Un bell’esempio di profilo queer che parla di chestfeeding su Instagram è quello della doula Jenna Brown, che raccoglie testimonianze e foto di famiglie non-binary o composte da persone trans che chiedono il suo aiuto per crescere (e allattare al petto) figli sereni.

L’artista @CamLight ha cercato, sempre su Instagram, di rappresentare con un’immagine l’incredibile universo della genitorialità, includendo nei suoi poster non solo madri che allattano al seno ma anche seahorsed dad, genitori che tirano il latte e ogni genere di allattamento misto. Nelle sue illustrazioni si scopre la quintessenza del chestfeeding in modo immediato e diretto, proprio come dovrebbe essere.

Rimangono altrettanto importanti da seguire i profili Instagram dei papà cavalluccio e dei papà transgender che hanno deciso di raccontare la loro storia e la loro evoluzione come genitori in modo pubblico. Nick North è felicissimo papà di 5 bambini, recentemente protagonista dello speciale di Discovery + Life Under Renovation insieme alla compagna e ai suoi figli.

Daymian Michael Potter, trans-dad da seguire sui social, ha appena dato alla luce il suo bambino Rowan, dopo 9 mesi di gravidanza raccontati con grande tatto e serenità.

Damyen ha narrato la sua gestazione con grande spontaneità e dolcezza, raccontando di come lui e suo marito abbiano aspettato questo bambino a lungo e di quanto non vedessero l’ora di conoscerlo.

Il messaggi di Damyen è universale: normalizzare il dibattito sulla genitorialità includendo tutti quelli che sono e si sentono genitori è necessario non soltanto per rappresentare meglio il mondo in cui viviamo ma anche per raccontare storie come la sua, genitore meraviglioso di un piccolo altrettanto meraviglioso che è stato nel suo grembo 9 mesi, come qualsiasi altro bambino.

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  • Allattamento