I batteri intestinali influenzano lo sviluppo del cervello nei neonati prematuri

Uno studio condotto dall'Università di Medicina di Vienna ha scoperto che i batteri intestinali possono influenzare lo sviluppo delle capacità cognitive e motorie dei bambini nati prima della 28° settimana di gravidanza.

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Medicina di Vienna ha scoperto che i batteri intestinali possono essere la possibile causa, nei neonati prematuri, dello sviluppo di danni al cervello.

La ricerca scientifica ha mostrato come la crescita eccessiva del tratto gastrointestinale con il batterio Klebsiella è associata a una maggiore presenza di alcune cellule immunitarie e allo sviluppo di danni neurologici nei bimbi nati prematuramente.

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I batteri intestinali influenzano lo sviluppo del cervello nei neonati prematuri, lo studio

Questo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cell Host & Microbe e i ricercatori hanno basato l’intera ricerca sull’asse intestino-immunità-cervello, ovvero lo sviluppo precoce dell’intestino, del cervello e del sistema immunitario sono strettamente correlati tra loro.

In sostanza, spiegano gli studiosi:

I batteri nell’intestino cooperano con il sistema immunitario, che a sua volta monitora i microbi intestinali e sviluppa risposte appropriate ad essi. Inoltre, l’intestino è in contatto con il cervello tramite il nervo vago e il sistema immunitario.

L’autore principale dello studio, il Dott. David Seki, microbiologo e immunologo, ha riferito:

Abbiamo studiato il ruolo che questo asse svolge nello sviluppo del cervello dei neonati prematuri estremi. I microrganismi del microbioma intestinale (ovvero l’insieme di funghi, virus, batteri e altri microbi) sono in equilibrio nelle persone sane.

Ma, nei bambini nati prematuri, il cui sistema immunitario e il microbioma non sono stati in grado di svilupparsi completamente, è molto probabile che si verifichino cambiamenti. Questi cambiamenti possono avere effetti negativi sul cervello.

Lo studio ha seguito e monitorato per diverse settimane e, in alcuni casi, fino ai primi mesi di vita, 60 neonati prematuri, ovvero nati prima della ventottesima settimana di gravidanza con un peso inferiore a 1 chilogrammo. Il team di ricerca nell’esaminare il microbioma dei neonati ha utilizzando diversi metodi all’avanguardia, tra questi, il più noto prevedeva il sequenziamento del gene 16S rRNA.

Negli altri metodi utilizzati dagli studiosi compaiono le analisi delle feci, i campioni di sangue e le onde cerebrali dei neonati attraverso, aEEG e immagini MRI del cervello.

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Il batterio Klebisiella (in eccesso) può provocare danni cerebrali nei neonati prematuri

Il Dott. Lukas Wisgrill, neonatologo della Divisione di Neonatologia, Medicina Intensiva Pediatrica e Neuropediatria presso il Dipartimento di Pediatria e Medicina dell’adolescenza dell’Università di Medicina di Vienna, ha spiegato in merito allo studio effettuato:

I nostri dati mostrano che la crescita eccessiva del batterio Klebsiella e i livelli elevati associati di cellule γδ-T possono apparentemente esacerbare il danno cerebrale.

Il team di ricercatori è stato in grado di rintracciare questi schemi perché per la prima volta si è analizzato in dettaglio come si sviluppano il microbioma intestinale, il sistema immunitario e il cervello e come interagiscono in questo processo in un gruppo molto specifico di neonati.

Lo studio, avvenuto in modalità congiunta, attraverso l’apporto scientifico di due Università: l’Università di Vienna, sotto la guida della Dott.ssa Angelika Berger e l’Università di Medicina di Vienna, guidata dal Dott. David Barry, è il punto di partenza per un progetto di ricerca che studierà in modo molto più approfondito il microbioma nella sua interezza per lo sviluppo neurologico dei neonati prematuri.

Angelika Berger ha concluso spiegando:

Miriamo a capire come si svolge a lungo termine questo primissimo sviluppo dell’asse intestino-immunità-cervello. I genitori dei neonati prematuri ci hanno supportato nello studio con grande interesse e apertura. È importante continuare lo studio perché è solo nel lungo periodo e attraverso gli anni che si capiranno gli sviluppi delle capacità motorie e cognitive dei bambini sotto esame oggi.

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