Parto cesareo: i rischi - Gravidanzaonline.it

Recenti studi ISTAT affermano che si ricorre al taglio cesareo troppo frequentemente. Infatti, in Italia si è passato dall’11,2% del 1980 al 27.9% del 1996. Attualmente siamo intorno al 30-33% come media nazionale, con picchi intorno al 50% registrati nell’Italia meridionale. Questi dati allarmanti ci collocano al primo posto in Europa, e ciò avviene perché, il più delle volte, viene assecondata la donna che lo richiede anche se non ci sono motivi strettamente medici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stabilisce la soglia massima del ricorso al Taglio Cesareo al 10-15%, soglia che in Italia è stata superata senza tener conto dell’aumento del rischio di mortalità e di morbilità (conseguenze patologiche) materna e degli effetti a lungo termine per il bambino. In effetti, il cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico che dovrebbe essere praticato qualora la nascita per via vaginale sia rischiosa oppure impossibile.

Uno studio condotto di recente in Scozia, che ha tenuto sotto controllo più di 6.000 donne, ha stabilito che negli ultimi anni è in diminuzione il numero dei parti vaginali in donne che sono state sottoposte, in precedenza, ad un parto cesareo. Addirittura si calcola che un terzo dei cesarei eseguiti da qualche anno a questa parte sono secondi cesarei. La maggior parte di queste donne, quasi 4.000, ha scelto spontaneamente di essere sottoposta ad un nuovo cesareo. Non solo, le 2800 donne che hanno optato per un parto naturale hanno avuto più complicazioni rispetto alle altre, soprattutto isterectomia, rottura intrauterina e altre lesioni interne. Per quel che riguarda, invece, l’indice di Apgar e la mortalità perinatale non è stata registrata alcuna differenza sostanziale tra i due gruppi.

Secondo l’OMS “non c’è nessuna prova che dopo un precedente taglio cesareo trasversale basso sia richiesto un ulteriore taglio cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali dopo un cesareo dovrebbero essere di norma incoraggiati“.

Secondo gli ostetrici, comunque, è sempre bene che si selezionino attentamente le donne che possono partorire il secondo figlio per via naturale dopo aver subito un cesareo, tenendo presente alcuni fondamentali requisiti quali l’età, inferiore ai 35 anni, neonati che pesano meno di 4 Kg, una precedente incisione uterina verticale bassa e un ospedale comunque ben attrezzato, onde evitare notizie come quella riportata recentemente dal Los Angeles Times.

La Los Angeles County ha dovuto pagare 24 milioni di dollari a favore di 50 madri e bambini, che erano morti o avevano subito lesioni, in seguito ad un tentativo di parto o dopo un parto per via naturale, in donne che avevano, in precedenza, subito un cesareo.

Articolo originale pubblicato il 4 aprile 2011

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