Ci sono condizioni diffuse nei neonati e nei bambini che, per quanto spesso non siano pericolose, costituiscono ugualmente una preoccupazione nei genitori. È il caso del soffio al cuore nei neonati, un fenomeno che di per sé non è una malattia, ma che in alcune circostanze può essere l’effetto di altre patologie e che, anche per questo, va sempre verificato.

Per affrontare l’argomento in maniera esaustiva abbiamo intervistato il Dottor Francesco Andolina, medico pediatra e neonatologo, che ci ha spiegato il funzionamento del cuore, il suo sviluppo fetale e quali possono essere le cause e le conseguenze che il soffio al cuore può provocare nei neonati.

Soffio al cuore nei neonati: le possibili cause

Dottor Andolina, ci può spiegare innanzitutto cosa si intende per soffio al cuore?

Il soffio cardiaco è un rumore che sentiamo attraverso il fonendoscopio quando facciamo l’auscultazione cardiaca.

Perché si manifesta?

Per capire cos’è un soffio è utile spiegare come sono composte le camere cardiache. Noi abbiamo una sezione destra del cuore, fatta da un atrio destro e un ventricolo destro e una sezione sinistra, con un atrio sinistro e un ventricolo sinistro. Le sezioni destre sono divise dalle sezioni sinistre dai setti. Troviamo infatti un setto interatriale e un setto interventricolare. Le camere superiore (gli atri)  invece, sono divisi dai ventricoli attraverso delle valvole, che troviamo anche all’ingresso dei grossi vasi.

Il flusso sanguigno attraverso queste strutture è un flusso assolutamente silenzioso. Nel momento in cui c’è un’alterazione a carico di queste strutture il flusso diventa turbolento e quindi udibile. Questo determina la percezione del soffio all’auscultazione cardiaca.

I sintomi del soffio al cuore nei neonati

È possibile riconoscere questa condizione?

Normalmente il flusso del sangue attraverso il cuore non genera alcun rumore. È un flusso che viene definito ‘tranquillo’, ‘laminare’, quindi assolutamente silenzioso; noi non sentiamo lo scorrere del sangue attraverso il cuore e i vasi.

Nel momento in cui si ha un’alterazione a livello cardiaco, quindi a livello delle camere cardiache, delle valvole o a livello dei vasi, questo flusso da tranquillo diventa turbolento e non abbiamo più quello scorrere silenzioso ma abbiamo la comparsa di un soffio. A seconda dell’intensità viene diviso in sesti. Abbiamo quindi il soffio un sesto, due sesti, tre sesti e ovviamente al crescere dell’intensità può crescere, ma non è sempre così, anche il grado dell’alterazione che lo determina.

Soffio al cuore nei neonati: rischi e conseguenze

Dottor Andolina, il soffio al cuore può essere pericoloso nel neonato e creare dei problemi per la sua crescita?

In realtà il soffio può essere di due tipi. Nella maggior parte dei casi si parla di ‘soffio innocente’, che è quello che rileviamo più frequentemente, cioè un soffio che viene definito ‘funzionale’ o, appunto, ‘innocente’, perché non è legato a una patologia e non crea nessun tipo di problema.

Solo in una piccola percentuale dei casi invece il soffio è definito ‘organico’ ed è legato a un’alterazione di quelle strutture di cui abbiamo parlato prima.

Quali sono le cause che provocano il soffio al cuore?

Per quanto riguarda il soffio innocente, esso si riscontra molto frequentemente nei neonati e la causa più importante è legata fondamentalmente al fatto che i neonati hanno una frequenza cardiaca maggiore rispetto a quella di un adulto. Un neonato normalmente ha una frequenza cardiaca intorno ai 130-140 battiti al minuto (rispetto ai  60-90 battiti al minuto di un adulto sano). Una frequenza così alta fa sì che il sangue scorra più velocemente e si determini un flusso turbolento che genera un soffio. Questo soffio non è legato a un’alterazione o a una patologia, quindi è un soffio assolutamente fisiologico che scompare con la crescita del bambino, in quanto la frequenza gradualmente si riduce con conseguente scomparsa del soffio.

Questa stessa situazione si può creare nel momento in cui si hanno le condizioni che aumentano la frequenza cardiaca. Queste possono essere: uno sforzo del bambino, il pianto o un’emozione forte. Il soffio funzionale si può determinare anche in condizioni patologiche come, per esempio, per l’ipertiroidismo (gli ormoni tiroide determinano un aumento ella frequenza cardiaca) per la febbre, per l’anemia e tutte le patologie che si accompagnano a una tachicardia; in tutti questi casi, il soffio scompare con la scomparsa della causa che lo ha determinato.

Il soffio organico, invece, che è legato a delle alterazioni, da cosa è causato?

Differente, invece, ed è quello che desta maggiore preoccupazione, è il soffio organico, ovvero quello legato a una cardiopatia. Le cardiopatie possono essere di due tipi: congenite o acquisite.

Le cardiopatie congenite sono delle malformazioni non rare, che vengono diagnosticate alla nascita o già in epoca prenatale e che possono essere dovute o a un fattore genetico (si possono associare a delle sindromi) oppure possono essere dovute a  fattori che possono incidere durante la gravidanza. È il caso, ad esempio, della rosolia congenita, di alcuni farmaci, l’assunzione di alcool, le radiazioni o il diabete gestazionale.

Parliamo di tutti quei fattori che intervengono in gravidanza e che possono provocare un’alterazione dello sviluppo cardiaco del feto. Fortunatamente tra gli esami che vengono svolti in gravidanza c’è anche l’ecocardio fetale, che viene fatto intorno alla ventesima settimana di gestazione, e che, grazie agli ecografi che abbiamo oggi a disposizione, ci permette di diagnosticare le patologie congenite già in gravidanza, permettendo di essere preparati al momento della nascita.

Soffio al cuore nei neonati: trattamento

Per la diagnosi, oltre all’ecocardiografia fetale, quali sono gli strumenti a disposizione?

Nel momento in cui l’ecocardiocolordoppler esclude una cardiopatia congenita, non c’è necessità di fare ulteriori esami. In questi casi, in cui il soffio al cuore è funzionale non c’è necessità di fare ulteriori controlli e questi sono bambini che non hanno nessun problema e possono fare tranquillamente attività fisica e condurre una vita tranquilla. Nel caso delle patologie organiche, invece, una volta individuate è necessario svolgere ulteriori esami.

La causa organica più frequente di soffio patologico è il difetto del forame ovale. Il forame ovale è una sorta di finestra che si trova nella parete che divide i due atri, il setto interatriale, ed è la forma più benigna. Questo perché il forame ovale, che è aperto durante tutta la gravidanza, generalmente si chiude poco prima della nascita o subito dopo.

In alcuni casi rimane aperto e genera un flusso turbolento e un soffio. In questi casi è sufficiente fare dei controlli a distanza di tempo fino a quando il forame ovale non si chiude e anche in questo caso parliamo di una condizione che permette di condurre una vita assolutamente tranquilla.

Come trattare i casi più gravi?

Quando invece troviamo delle alterazioni più importanti  fino alle cardiopatie congenite complesse, può essere necessario fare delle diagnosi più accurate, di secondo livello. Fondamentalmente sono l’ecocardiografia transesofagea, la TAC cardiaca, la risonanza magnetica cardiaca o il cateterismo cardiaco. In questi casi oltre ai controlli periodici si rende necessario l’intervento cardiochirurgico, soprattutto nei casi di cardiopatie complesse che sono incompatibili con la vita.

Per concludere, come devono comportarsi i genitori per prevenire ed evitare che il soffio al cuore possa essere legato a problemi più seri?

Il soffio lo può riconoscere soltanto il medico attraverso il fonendoscopio con un’auscultazione abbastanza attenta. Per questo è fondamentale che si facciano i bilanci di salute, che i genitori portino periodicamente i bambini dal pediatra perché non è detto che il soffio sia presente alla nascita, ma può manifestarsi nei primi mesi di vita o anche successivamente. In tal caso l’eventuale comparsa di un soffio, ed eventualmente della patologia sottostante, può essere identificata prontamente.

Articolo originale pubblicato il 28 ottobre 2020

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