Esogestazione, l'importanza dei nove mesi dopo il parto spiegata dall'ostetrica

I nove mesi successivi al parto sono importanti tanto quelli della gravidanza per permettere al bambino di crescere in maniera sana. Ecco perchè

L’attenzione per la gravidanza (i suoi sintomi, i rischi e le precauzioni da seguire) sembra oscurare ciò che avviene dal momento successivo al parto. Il bambino non è più nell’utero e ha esigenze e bisogni nuovi che prima venivano gestiti diversamente.

Mamma e papà iniziano a porsi delle domande sull’educazione dei figli, per farli crescere sanamente ed evitare di essere per loro dei genitori imperfetti. Dubbi legittimi che spesso non trovano risposte perché si ignora l’importanza dell’esogestazione, proprio il periodo successivo alla nascita e che inizia proprio dalla fine del parto.

Per comprendere meglio cos’è l’esogestazione, la sua importanza e alcuni consigli utili per i genitori, abbiamo intervistato la Dottoressa Elena Gabutti, che in qualità di ostetrica ci ha fornito preziose indicazioni su questa delicata fase di vita del bambino.

Significato di esogestazione

Dottoressa Gabutti, cos’è l’esogestazione e cosa si intende con questa espressione?

Il significato di esogestazione indica, letteralmente, la gestazione esterna che si contrappone al procedimento dell’endogestazione che è quello in grembo da 0 a 9 mesi. I successivi nove mesi dopo il parto sono quelli dell’esogestazione.

Cosa succede in questa fase?

Si ha un adattamento alla vita extrauterina che coinvolge un po’ tutto, dagli organi interni alle abitudini, alle luci, ai suoni, al respirare, al mangiare ed è la prosecuzione della gravidanza per tutto quel che riguarda lo sviluppo più fine e particolare.

Quanto dura l’esogestazione?

C’è una durata specifica dell’esogestazione?

Viene classifica in nove mesi, poi chiaramente ogni mamma sa quanto il bimbo sia ad alto contatto, quindi con più bisogno di essere seguito, quindi quali sono i tempi del bambino. Da manuale l’esogestazione viene indicata come la fase che va dalla nascita ai nove mesi di vita. I primi quaranta giorni sono sacri, poi dopo il bambino continua a crescere e anche il papà o un nonno possono aiutare, ma è normale che la mamma sia più ricercata perché ha un ruolo fondamentale.

Molto, quindi, dipende anche dall’individualità di ogni bambino?

Ci sono bimbi che già di loro, a una settimana dalla nascita, decidono di fare cinque pasti invece di sei o sette, di essere autoregolati, di dormire almeno sei ore di fila e altri bimbi che invece hanno bisogno di stare attaccati alla loro mamma, o al loro papà, per cui è giusto dedicarsi interamente al bambino. Chiaramente con il passare dei mesi, anche con gli impegni di lavoro, il bimbo acquisirà più autonomia.

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Perché è significativo parlare di esogestazione

Quant’è importante questo periodo per il bambino? È “solo” l’inizio della sua vita o, anche per questo, ha un valore da non sottovalutare?

È fondamentale questa fase perché è quella in cui si forma tutta la gran parte delle capacità, dalla motricità più grossolana a quella più fine, al linguaggio, allo svezzamento e quindi poi al rapportarsi con il cibo che utilizziamo anche noi adulti, e all’adattarsi al mondo esterno e anche a rapportarsi con gli altri, a camminare e ad avere contatti con tutto ciò che riguarda il mondo che ovviamente loro non conoscono e non hanno mai visto.

Dopo l’esogestazione

Terminata l’esogestazione finisce l’esigenza di dover assecondare i bisogni dei bambini? Cosa succede?

Anche dopo andrà assecondato il bimbo, ma ci saranno passi in più in cui andrà aiutato, dal camminare al parlare e farà scoperte e passaggi ben più grandi. Dopo si possono iniziare, ovviamente con un’educazione responsabile, a inserire piano piano delle regole o delle protezioni diverse rispetto a un neonato.

Esogestazione: consigli utili ed errori da evitare

Dottoressa Gabutti, per concludere può dare qualche consiglio ai genitori che ci leggono per vivere nel migliore dei modi l’esogestazione?

Il consiglio fondamentale è proprio che in questi nove mesi si dia massima attenzione e si assecondi al massimo ogni bisogno del bimbo. Io dico sempre che l’aria si vizia, non i bambini, perché questo è il periodo in cui si hanno i consigli, specialmente non richiesti, da parte di tutti. Quindi di non tenerlo troppo in braccio, di metterlo giù se dorme, di farlo addormentare piangendo, eccetera.

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Sono tutte cose che rischiano di avere conseguenze molto gravi, specialmente nei primi nove mesi che sono proprio quelli in cui si forma il rapporto con i genitori e con il mondo esterno. Per cui anche per lo sviluppo psicologico futuro è fondamentale assecondare i bisogni del bimbo. Quindi se è un bimbo ad alto contatto, bisogna concedergli tanto contatto ed è consigliatissimo il babywearing, cioè il trasporto in fascia e poi, da più grandi, nel marsupio ergonomico proprio perché il contatto e la sensazione del cuore della mamma e del papà dà spesso la tranquillità al bimbo e quindi si forma tutta la fiducia che è giusto e necessario che i neonati acquisiscano. Quindi è proprio una seconda gravidanza dalla nascita ai nove mesi.

Ci sono, invece, errori da evitare cui prestare maggiore attenzione?

L’errore fondamentale da non commettere è quello di attuare dei metodi educativi che sono molto pubblicizzati da parenti e conoscenti, ma anche estranei che appena vedono un bambino si sentono in diritto di dire che i bambini vanno abituati. In realtà bisogna assecondare sempre i bisogni dei bimbi, specialmente nell’esogestazione, soprattutto quello di contatto, per cui non è vero che prendono il vizio delle braccia, ma anzi acquistano più fiducia e quando da più grandi magari la mamma dovrà assentarsi per lavoro i bambini sapranno che lei tornerà sempre e che per tutta la vita quando avranno bisogno la mamma e il papà ci saranno.

Per cui assolutamente non fare l’errore di pretendere di educare in una fase in cui non vanno educati ma protetti e aiutati a crescere. Fino ai nove mesi qualsiasi tipo di educazione sarebbe inutile e controproducente. Per esempio il fatto di far addormentare il bambino da solo come molti dicono, di lasciarlo piangere che tanto poi si abitua, non annulla il bisogno ma va a influire in maniera terribile per il futuro perché il bambino non capisce l’insegnamento dell’abitudine. Semplicemente percepisce che se chiama nessuno arriva e questa cosa la penserà per tutta la vita.

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