Babywearing, l'arte di portare i bambini addosso, come fanno i canguri

Fasce, marsupi e supporti per portare in braccio il bambino in maniera comoda, pratica e sicuri. Conosciamo cos'è e come si pratica il babywearing.

Sfatiamo un mito: tenere in braccio un bambino, specialmente quando è piccolo, non è un vizio o una cattiva abitudine. Al massimo è faticoso per il peso, sempre crescente, che il bambino esercita sulle braccia e la schiena dei genitori.

Anche (ma non solo) a questo risponde il babywearing, una realtà molto più antica di quanto comunemente si pensi e che permette ai genitori e ai bambini di stare a stretto contatto con diversi benefici per entrambi.

Babywearing: cosa significa?

La traduzione letterale del termine babywearing può essere quella di “indossare il bambino”, ma più correttamente è da intendersi come la pratica di tenere il bambino vicino al busto di un adulto tramite l’utilizzo di un dispositivo che lega il bambino alla parte anteriore del petto dell’adulto.

Se questa definizione pecca di poco romanticismo è anche perché il babywearing va analizzato e considerato oltre gli aspetti emotivi di vicinanza tra genitori e figli. Questi ci sono, certo, ma non sono l’unico elemento che giustifica il babywearing.

Parliamo di una realtà molto antica e che non si è sviluppata negli ultimi decenni con la produzione di fasce e marsupi ergonomici. È infatti una pratica antica e diffusa in tutto il mondo. Questo per una grande motivazione: il babywearing è innanzitutto utile e pratico, permettendo al genitore di tenere in braccio e vicino al proprio corpo il bambino senza avere le mani impegnate e riducendo la pressione sulla schiena, le spalle e la postura.

Gli accessori per il babywearing

Per praticare l’arte di indossare i bambini, il babywearing, esistono diversi dispositivi. Dalla semplice fascia elastica a marsupi ergonomici e supporti che permettono di avvolgere il bambino tenendolo saldo al petto di un adulto (genitore, zio o persona che lo accudisce).

Il settore del babywearing conosce diversi dispositivi utili per tenere il bambino in braccio; questi è possibile classificarli in:

  • fasce porta bebè;
  • marsupi;
  • Mei Tai.

La scelta tra una o l’altra soluzione varia, innanzitutto, dalle preferenze di chi la utilizza, dalle proprie necessità fisiologiche, dalla sicurezza percepita dal bambino, dal tipo di tessuto e dalla facilità di utilizzo (sia nell’indossare che nel liberare il bambino).

Fasce porta bebè

Sono la versione classica, la più semplice e antica, degli strumenti con cui tenere in braccio il bambino. Esistono diverse tipologie di fasce porta bebè: da quella elastica a quella rigida passando per quella ad anelli, quella tubolare. La fascia classica è costituita da un semplice tessuto di diversa lunghezza (da meno di 3 metri ad anche sopra i 5 metri) e differente materiale (cotone, seta, lino, eccetera).

Come indica il nome stesso è realizzata in maniera elastica, consentendo di allargarla all’occorrenza per inserire il bambino. Si indossa come una normale maglietta e risulta estremamente pratica per posizionare il bambino.

La versione rigida, anche in questo caso disponibile in diversi materiali, è una fascia di tessuto che va prima avvolta intorno al corpo del genitore (specialmente facendola passare dietro le spalle) e solo dopo avvolgere il bambino. Questa alternativa ha il vantaggio di consentire diversi posizionamenti (anche sulla schiena quando il bambino è più grande) ma richiede un po’ di pratica prima di maneggiarlo correttamente.

La fascia porta bebè ad anelli (Ring) è un telo non molto lungo alle cui estremità si trovano due anelli all’interno dei quali far scorrere il tessuto per regolare e fissare la fasciatura. La fascia tubolare, invece, non va regolata in quanto è su misura e dopo averla indossata consente di inserire il bambino. La semplicità di utilizzo è però legata anche alla ridotta longevità: con la crescita del bambino, infatti, diventa inutilizzabile.

Marsupi

La versione moderna del babywearing è data dai marsupi, ovvero dispositivi strutturati che offrono maggiori garanzie in termini di protezioni ed ergonomia essendo realizzati con particolari imbottiture. Anche in questo caso esistono diversi modelli, ma generalmente si tratta di accessori da fissare alla vita grazie a un’apposita cintura addominale regolabile per poi inserire il bambino e chiudere dietro la schiena le cinghie da far passare sopra le spalle.

Nonostante possa apparire complicato, il suo utilizzo è estremamente semplice e possibile anche senza l’ausilio di un’altra persona. Il vantaggio di questi modelli è che offrono una struttura di supporto più ergonomica e sicura anche per i bambini, sia per quel che riguarda la seduta che per lo schienale. Alcuni modelli prevedono anche un differente posizionamento del bambino in base all’età.

Mei Tai

In questo caso parliamo di dispositivi semi strutturati che rappresentano una sorta di via di mezzo tra le fasce e i marsupi. Delle prime riprendono la capacità di avvolgimento e dei secondi la praticità di utilizzo, offrendo una soluzione più versatile.

Babywearing: benefici e controindicazioni

Benefici babywearing
Fonte: iStock

Come anticipato esistono diverse ragioni per cui il babywearing è una pratica diffusa e da prendere in considerazione. È doveroso precisare che, qui come altrove, si tratta di una scelta dei genitori che possono decidere se utilizzarli o meno in base alle proprie preferenze ed esigenze. Scopriamo più nel dettaglio quali sono i motivi per cui il babywearing è una scelta utile e quali, invece, quelli critici per cui è opportuno prestare massima attenzione.

I pro del babywearing

Il primo vero motivo per cui i genitori scelgono il babywearing è la sua grande praticità e comodità. Parliamo di una scelta che consente di avere le mani libere senza rinunciare al contatto con il bambino. In questo modo mentre si tiene in braccio il bambino si possono svolgere alcune faccende domestiche, si può lavorare (per esempio chi svolge attività davanti a un pc) e in linea generale si è più riposati non avendo un peso costante sulle braccia e mantenendo una postura corretta.

Parallelamente c’è tutto il discorso legato alla preferenza del bambino. Specialmente nei primi mesi di vita i neonati hanno bisogno del contatto con i genitori e il babywearing consente di ricreare un ambiente simile a quello materno. Questo consente di valorizzare quel contatto pelle a pelle (skin to skin) fondamentale per il bambino che percepisce il respiro, l’odore e il battito cardiaco della mamma (ma anche del papà) sperimentando un senso di sicurezza e protezione.

Tutto questo si riflette anche in minori pianti (come segno di malessere) dei bambini, maggiore serenità dell’intera famiglia, riduzione del rischio di depressione post-partum (l’ossitocina, un ormone antidepressivo, viene stimolata dal contatto con il bambino) e possibilità anche per i papà di vivere questa esperienza di contatto fisico, che si rivela benefica per entrambi.

A differenza di quanto si crede, inoltre, il babywearing favorisce la crescita sana e autonoma del bambino. Diversi studi hanno dimostrato come i bambini si sentano sicuri vicino ai propri genitori (è uno dei principi su cui si basa il attachment parenting) e questo permette loro di imparare a fidarsi di più del mondo circostante acquisendo sicurezza e indipendenza. Inoltre il contatto con il corpo del genitore regola la respirazione e la frequenza cardiaca del bambino, migliora l’aumento di peso e contribuisce a una crescita sana.

Oltre a essere meno frustrati dalla separazione dai genitori il babywearing ha anche benefici dal punto di vista fisico. Tenendoli in posizione verticale, infatti, e non distesi nel lettino, nel box o su un’altra superficie, infatti, si riduce il rischio di plagiocefalia, ovvero il fenomeno per cui la parte posteriore della testa si appiattisce.

Inoltre tale posizione favorisce il corretto sviluppo delle anche, migliora lo sviluppo del senso dell’equilibrio del bambino, contribuisce a migliorare il suo sviluppo neuro-motorio e gli consente anche di ottenere sollievo da coliche e reflusso gastroesofageo. Inoltre, specialmente d’inverno, il bambino è al caldo e riparato anche quando si esce di casa e si addormenta più facilmente.

Oltre a quanto detto ci sono studi che mostrano come il babywearing sia associato anche a una maggiore efficacia terapeutica nei confronti di bambini disabili o nati pretermine. Senza dimenticare come l’utilizzo di fasce o marsupi consenta di uscire di casa senza l’utilizzo del passeggino, con tutti i vantaggi in termini di praticità e comodità.

I contro del babywearing

Non sono da sottovalutare alcuni aspetti critici legati alla pratica del babywearing. Innanzitutto l’aspetto economico: alcuni modelli possono costare anche parecchio e spesso si tratta di dispositivi utilizzabili solo per alcuni mesi e necessitano poi di essere abbandonati o sostituiti.

Nel corso degli anni sono stati identificati casi di soffocamento infantile, tanto che le autorità sanitarie statunitensi si sono spesso pronunciate per richiamare l’attenzione sull’uso degli accessori per il babywearing, specialmente per i bambini con basso peso alla nascita, nati pretermine, raffreddati o con problemi respiratori.

Soffocamento nei bambini: le manovre per intervenire e cosa non fare

Inoltre le varie operazioni di fasciatura del bambino possono richiedere tempo (soprattutto all’inizio) e manovre che possono esporre il bambino a pericolose cadute.

Nonostante tutti i vantaggi che abbiamo menzionato il babywearing condiziona i movimenti di chi tiene in braccio il bambino. Bisogna fare attenzione a quando ci si piega e alle varie attività che si svolgono per evitare di colpire o scuotere eccessivamente il bambino.

Per questo è sempre consigliato di prestare attenzione alle modalità di fissaggio della fascia o del marsupio e alla posizione del bambino, avendo cura che abbia sempre le vie aeree libere e sia con la testa salda e non ciondolante.

Articolo originale pubblicato il 7 marzo 2022

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Categorie

  • Bambino (1-6 anni)