Quando una donna rimane incinta una delle primissime abitudini che mette in atto è quella di rinunciare ad assumere bevande alcoliche. La ragione è molto semplice: ci sono rischi per lo sviluppo del feto. Questa condizione ha un nome ben preciso ed è quello di sindrome alcolica fetale.

Parliamo di una delle più comuni cause non ereditarie di disabilità intellettiva e disabilità permanenti che si possano verificare durante la vita intrauterina.

Considerando la serietà dell’argomento e la scarsa conoscenza delle conseguenze, frutto anche del fatto che le ricerche in materia sono state condotte solamente negli ultimi decenni, cerchiamo di individuare le cause e le conseguenze derivate dall’assunzione di alcol in gravidanza. Solo nel 1968, infatti, è stata pubblicata la prima descrizione clinica sui “danni pre e postnatali dell’alcol”.

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Le cause della sindrome alcolica fetale

Per comprendere le cause che determinato la sindrome alcolica fetale è doveroso comprendere come l’organismo assimili l’alcol e come questo venga modificato durante la gravidanza.

In condizioni normali una donna impiega più tempo a eliminare l’alcol rispetto agli uomini, in quanto nell’organismo vi è una minore percentuale di acqua. Va inoltre specificato come l’alcol riesca ad attraversare la barriera costituita dalla placenta. Questo permette alle sostanze contenute nell’alcol di raggiungere immediatamente il feto.

Questi, però, non ha ancora sviluppato gli enzimi tali per metabolizzare e smaltire l’alcol e le conseguenze sui tessuti e il sistema nervoso che sono in fase di sviluppo possano essere gravissime. La sindrome alcolica fetale, ovviamente, è causata dall’assunzione di alcol ed è fondamentale chiarire fin da subito che il problema è, quindi, nell’assunzione in sé e non nell’abuso, come invece può essere per altre patologie o fuori da una gravidanza.

I sintomi della sindrome alcolica fetale

La presenza di una sindrome alcolica fetale può essere accompagna da diversi sintomi e segnali, da distinguere da quelli che si manifestano nella fase uterina e quelli, invece, riscontrabili dopo la nascita.

Nel primo caso i sintomi più gravi sono l’aumento delle possibilità di un aborto spontaneo e uno sviluppo fetale ridotto rispetto all’età gestazionale. Dopo la nascita, invece, le conseguenze possono essere molto variegate e diverse tra loro.

Le conseguenze della sindrome alcolica fetale

La sindrome alcolica fetale non è l’unica conseguenza all’esposizione prenatala all’alcol, ma la più comune. L’assunzione di alcol durante la gravidanza, inoltre, provoca anche le cosiddette FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorder) che possono portare ad “anomalie strutturali (anomalie cranio facciali, rallentamento della crescita, ecc.) e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive”.

Le conseguenze più frequenti sono quelle sui ritardi nell’accrescimento, anomalie cardiache, dismorfismi fisici (soprattutto cranio-facciali), indebolimento dell’udito, deficit cognitivi e disabilità intellettive. La gravità dei danni provocati dall’assunzione di alcol in gravidanza dipende dalla quantità di bevande alcoliche assunte e dalla frequenza con cui questo avviene.

Nel determinare la gravità delle conseguenze bisogna anche tenere in considerazione del tipo di alimentazione, dell’assunzione di altre sostanze come le medicine o il fumo, lo stile di vita ed eventuali predisposizioni genetiche che possono favorire la formazione di questa sindrome.

Sindrome alcolica fetale: l’importanza della prevenzione

La sindrome alcolica fetale è una sindrome di per sé irreversibile la cui unica terapia è quella della prevenzione con la completa eliminazione dell’alcol durante la gravidanza e, soprattutto, nelle prime fasi del concepimento.

A tal proposito l’Istituto Superiore di Sanità riferisce come: “Secondo l’OMS, nell’Unione europea l’82% delle donne beve alcolici (dato fortemente in aumento), un’abitudine che, sommata all’elevato numero di gravidanze non programmate, rappresenta un rischio per la salute dei feti, involontariamente esposti all’alcol durante le prime fasi di gestazione”.

Proprio per l’importanza della prevenzione il 9 settembre di ogni anno si tiene la Giornata internazionale della sindrome feto-alcolica e dei disturbi correlati. Per quel che riguarda la prevenzione, riprendendo quanto indicato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS, è doveroso ricordare come in gravidanza non ci sono quantità di alcol che possono essere considerate sicure, così come l’incidenza dei danni provocate dall’assunzione di alcol è maggiore nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza.

Le donne che stanno cercando una gravidanza devono sospendere il consumo di bevande alcoliche (di qualsiasi tipo) fin dalle settimane precedenti il rapporto. Nelle gravidanze non programmate è invece fondamentale eliminare l’alcol dalla propria alimentazione, nel dubbio, quando si manifestano i primi sintomi o non appena si scopre di essere incinta.

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