Riguardo ai cambiamenti determinati dalla gravidanza, sia quelli a livello fisico che psicosociale, vi è la tendenza a considerarli normali, quindi a sottovalutarli, ignorando l’impatto che questi possono avere su chi li vive. Un esempio particolarmente significativo è legato al disagio che le modificazioni fisiche hanno sulla gestante.

Durante la gravidanza, spiega il Journal of Psychopathology, la donna aumenta le proprie dimensioni corporee e assiste a un mutamento nella propria forma che, se inizialmente è lento e impercettibile, diviene sempre più rapido e significativo, tanto da diventare un fattore di vulnerabilità nel processo di elaborazione dell’immagine corporea.

In una società e una cultura letteralmente ossessionata dalla forma fisica, le implicazioni legate al peso corporeo, alla percezione della forma fisica e dei cambiamenti estetici possono risultare molto più gravose e potenzialmente negative di quanto si possa immaginare. È quindi doveroso porre l’attenzione su come i disturbi alimentari da una parte e i cambiamenti legati all’aumento di peso e alla deformazione dell’immagine corporea dall’altro possano rappresentare un problema serio per le donne in gravidanza.

In questo quadro è necessario introdurre il concetto di pregoressia.

Cos’è la pregoressia?

Si chiama pregoressia il fenomeno, come riferito in questo studio, caratterizzato dal tentativo di contrastare i cambiamenti fisiologici della forma fisica della gravidanza tramite un ridotto apporto calorico o una maggiore attività fisica.

Il termine nasce dall’unione dei termini pregnancy (gravidanza) e anorexia (anoressia) e la pregoressia è giunta all’attenzione della letteratura scientifica (e dell’opinione pubblica) solamente negli ultimi anni, evidenziando come questa condizione possa essere l’effetto di disturbi alimentari, ma anche la conseguenza di un disagio e della distorsione della propria immagine corporea.

L’attenzione verso la pregoressia va intesa sia come preoccupazione per lo stato di salute della donna in quanto tale che come fattore di rischio per la gravidanza e il feto, essendo ormai evidente come un deficit calorico rappresenti una minaccia concreta per la gestazione, il parto e il postpartum.

I disturbi alimentari in gravidanza

In uno studio pubblicato sul British Medical Journal si denuncia come i disturbi alimentari siano più comuni di quanto si pensi nelle donne in età riproduttiva. I disturbi del comportamento alimentare (DCA), spiega la Società Italiana di Psicopatologia dell’Alimentazione, sono patologie nelle quali vi è un’alterazione delle abitudini alimentari e una preoccupazione eccessiva per il corpo e per le sue forme. È quindi evidente come la gravidanza, con i suoi cambiamenti fisiologici e le pressioni sociali e culturali associate, possa rappresentare un peggioramento di queste patologie.

I principali disturbi del comportamento alimentare sono il digiuno, la restrizione dell’alimentazione, la bulimia, l’anoressia, il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi e diuretici e l’attività fisica intensa finalizzata alla perdita di peso.

Questi disturbi oltre a influire sulla fertilità possono avere un andamento variabile durante la gravidanza. Da una parte, infatti, la gestazione potrebbe peggiorarli, ma è possibile anche un miglioramento legato alle preoccupazioni dei potenziali effetti negativi sul nascituro.

Le cause della pregoressia

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Fonte: iStock

La pregoressia è un disturbo non ancora codificato e per il quale, quindi, risulta spesso difficile anche la diagnosi. È un fenomeno che ha radici profonde innanzitutto nelle pressioni sociali e nei discorsi di genere sulla femminilità e la maternità tanto che in molti casi vi è una vera e propria grassofobia delle donne in gravidanza.

È un’ossessione che esprime le sue criticità tanto nelle carenze caloriche che nell’eccessivo aumento di peso; un’alimentazione disordinata è sempre un rischio per la gravidanza ed è associata a un peggioramento delle condizioni fetali alla nascita.

A incidere sull’insorgenza di questa condizione ci sono diversi fattori socioeconomici che influenzano in modo significativo sia l’assunzione di cibo che la percezione della propria immagine corporea. È stato rilevato come la gravidanza aumenti l’insoddisfazione della propria immagine corporea, mantenendo questa percezione almeno per i 12 mesi successivi al parto.

Diversi studi hanno mostrato come più della metà delle donne abbia espresso preoccupazione per la minore attrattività nei confronti dei rispettivi partner, mentre quelle che si sono sentite apprezzate fisicamente dal proprio partner non hanno registrato cambiamenti nella propria percezione di sé.

Il fenomeno della pregoressia è quindi legato a questioni sociali e culturali, ma anche a fattori biologici e psicologici personali della gestante; è stato infatti riscontrato come lo stigma del peso peggiori i sintomi depressivi delle donne in gravidanza. Una gravidanza indesiderata può essere un altro degli elementi che può favorire l’insorgenza di questo disturbo, così come tutte le fonti di stress e tensione che spesso accompagnano la gravidanza.

Va anche posta l’attenzione su come socialmente sia percepita l’alimentazione di una donna in gravidanza. L’idea è quella di dover “mangiare per due” o dover fare una serie di rinunce (alcune reali come gli alcolici, la caffeina e alcune particolari tipologie di alimenti) che rendono la gestazione una fonte costante di tensione.

C’è poi tutto il discorso legato paradossalmente all’eccesso di attenzione nei confronti del cibo. Oggi l’alimentazione è diventata (anche per sensibilizzare su tanti disturbi) oggetto di discussione continua sia sulla qualità degli ingredienti che sulle loro quantità e proprietà nutrizionali. Spesso il mangiare ha perso la sua dimensione di soddisfazione e godimento spostandosi solamente su quella nutritiva fatta di valori, percentuali e unità di misura.

I sintomi, i rischi e le conseguenze

I sintomi della pregoressia sono simili a quelli dell’anoressia nervosa e vanno dalla distorsione della propria immagine corporea alla negazione della gravidanza (nascondendo i cambiamenti fisici) passando per un’ossessione per il cibo tale da saltare i pasti o valutare minuziosamente le quantità e le calorie di ogni pasto. Parallelamente la pregoressia si manifesta con l’eccessiva attenzione all’attività fisica (di per sé sana e benefica) che viene svolta in maniera intensa e prolungata proprio per contrastare i cambiamenti fisici e l’aumento di peso.

Tutto questo rischia di tradursi in depressione, sensi di colpa, ansia e bassa autostima con problemi potenzialmente anche gravi, sia per la donna che per il feto. La madre rischia di andare incontro a problemi di malnutrizione e disidratazione, ma anche ipertensione, iperemesi gravidica, depressione (prenatale e postpartum) e una maggiore difficoltà nello sviluppare l’attaccamento verso il bambino.

Il feto può andare incontro a ritardi di crescita intrauterino, basso peso alla nascita, parto pretermine, malformazioni congenite, malattie metaboliche, ipossia fetale, asfissia neonatale, aborto spontaneo e una serie di problemi neurologici, cognitivi e comportamentali.

Come curare la pregoressia?

Il trattamento della pregoressia è multidisciplinare e richiede sicuramente l’intervento di uno psicoterapeuta, con l’obiettivo migliorare l’autostima e l’accettazione di sé e modificare i pensieri e le emozioni negative intorno al cibo e al corpo, in modo da consentire di ripristinare un fabbisogno nutrizionale adeguato.

Parallelamente, specie nelle forme più gravi, l’assistenza medica con visite di controllo ginecologiche e con il nutrizionista si rivelano indispensabili per monitorare lo stato di salute materno-fetale e adottare le misure necessarie a migliorare la situazione.

Di cruciale importanza si rivela il coinvolgimento del partner e dei familiari che svolgono un ruolo fondamentale per il supporto e la gestione di una condizione così delicata anche perché spesso difficile da affrontare ma che è possibile superare.

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