Anonimo

chiede:

Buongiorno, sono al terzo mese di gravidanza e ogni giorno devo fare 3 ore di mezzi di trasporto (metro e tram) per recarmi al lavoro e tornare a casa. La mia gravidanza è regolare, non ho motivazioni che di per sé mi renderebbero a rischio aborto. Ma il viaggio che devo fare ogni giorno è fonte non solo di grande stanchezza, ma anche di forte disagio: spesso mi sento mancare perché devo stare in piedi a lungo sui mezzi pieni zeppi di persone e devo frequentemente scendere dal treno per riprendermi e farmi passare sia il senso di svenimento sia la nausea. Pochi giorni fa sono quasi svenuta e rischiavo di cadere. Ho parlato di questo disagio con la mia ginecologa, ma mi ha risposto che non può aiutarmi perché anche se mi sento stanca e mi sento male durante questi viaggi, devo resistere. Lei non può darmi l’anticipata perché la mia gravidanza non è di per sé a rischio, insomma. Ho provato dunque a chiedere all’ispettorato, che mi ha risposto che il pendolarismo non viene mai preso in considerazione per l’anticipata, in quanto non è indicato nel D. Lgs. cui si deve fare riferimento. Ho risposto che esistono però le linee direttrici della Commissione delle Comunità Europee, che indicano il pendolarismo come fattore da prendere seriamente in considerazione nella valutazione del rischio. A queste fa riferimento ad es. il documento LINEE GUIDA PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DELLE LAVORATRICI MADRI della provincia di Bologna – si tratta dell’unico documento che ho trovato online che facesse riferimento al pendolarismo, ma mi ha fatto pensare che un fondamento alla mia richiesta c’è e deve essere preso in considerazione. Conosco madri che, nelle mie stesse circostanze, hanno avuto diritto all’anticipata e mi chiedo allora se abbia senso che vengano garantiti diritti diversi a seconda della “persona con la quale hai parlato”, ovvero a seconda del punto di vista, della disponibilità e delle competenze del tuo interlocutore, che sia un ginecologo oppure un dipendente dell’ispettorato del lavoro. Cosa dovrei fare? Al momento sembra che l’unica possibilità sia quella di richiedere qualche giorno di malattia ogni tanto. Peccato che la malattia, per il contratto del commercio, non sia retribuita al 100%: devo pagare per poter stare a casa quando non mi sento in grado di affrontare la mia vita da pendolare?

Gentile Signora, sono perplessa della determinazione con cui Le ha risposto la Sua ginecologa di fiducia. Se devo essere schietta, Le consiglierei di cambiarla al più presto. Ma torniamo al Suo quesito che potrebbe interessare molte lavoratrici che affrontano quotidianamente il Suo stesso disagio. È vero che il cosiddetto “pendolarismo” tra il luogo di lavoro e la propria residenza, è citato nelle Linee Direttrici UE come fattore di rischio della gravidanza. Infatti alla voce “spostamenti all’interno o all’esterno del luogo di lavoro troviamo la seguente descrizione: “Gli spostamenti durante il lavoro, da e verso il luogo di lavoro possono essere problematici per le donne gestanti e comportare rischi, tra cui fatica, vibrazioni, stress, posture statiche, disagi e infortuni. Tali rischi possono avere effetti significativi sulla salute delle lavoratrici gestanti e puerpere”. Si ritiene pertanto opportuno nell’analisi del rischio per stabilire il periodo di astensione obbligatoria, effettuare una valutazione caso per caso considerando i seguenti elementi: distanza (indicativamente oltre 100 Km complessivi tra andata e ritorno); tempo di percorrenza (indicativamente oltre 2 ore complessive tra andata e ritorno); numero e tipo di mezzi di trasporto utilizzati (impiego di 2 o più mezzi); caratteristiche del percorso (strade di montagna o dissestate o non rettilinei, condizioni meteorologiche sfavorevoli, ecc.). Le linee guida consigliano in linea di principio, un mese anticipato se è presente solo il requisito della distanza o il tempo di percorrenza; tutto il periodo del pre-parto, se presenti almeno due degli elementi sopraindicati. Cordiali saluti.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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