Quando la maternità diventa una prigione - GravidanzaOnLine

Anonimo

chiede:

Salve, le scrivo perché mi sento molto sola: mi sono trasferita in un’altra regione per amore e sono rimasta subito incinta. Ora ho una bella bambina di un anno e mezzo ma si può dire che oltre a lei e al mio compagno non ho niente. Mi sento vuota e inutile e mi manca terribilmente la mia vita di prima. Mi piace fare la mamma, ma mi mancano i miei amici, i miei genitori, i luoghi che frequentavo prima e le attività che facevo.

Non lavoro neanche perché appena mi sono trasferita ho affrontato subito la gravidanza. Di conseguenza non ho neanche la possibilità di conoscere persone nuove sul posto di lavoro. Sto diventando sempre più apatica e scostante, e comincio a pensare di prendere la bambina e trasferirmi di nuovo nella mia città.

Ovviamente il mio compagno non accetterebbe la cosa e per ora è una cosa solo nella mia testa. So che così non posso andare avanti: essere una mamma è diventata una cosa troppo totalizzante e mi sento in prigione.

Buongiorno cara mamma, la tua sensazione è simile (purtroppo) a quella di molte donne che hanno dovuto lasciare la terra d’origine. Ma non solo chi è lontana dagli affetti prova questi sentimenti tristi. Diventare madre non è semplice, ci si deve occupare di un esserino 24 ore su 24, spesso dimenticandosi di se stesse. Le mamme si annullano, non sono più donne, più mogli, più compagne… solo mamme. Ad un certo punto subentra l’angoscia, la paura che il posto in cui ci troviamo non ci appartenga davvero.

“È questa la vita che sognavo?” Questa domanda te la sei mai fatta? Sì? Non preoccuparti, è sinonimo di normalità. La maternità non è solo rose e fiori, certo, una bambina bella e sana è un dono ma non è tutto. Non dev’essere tutto. Hai provato a cercare corsi per mamme e bambini? Potresti conoscere persone nuove.

La tua bimba inizierà la scuola dell’infanzia verso i tre anni, entrerai in un ambiente in cui sarà facile fare nuove amicizie e condividere dubbi, emozioni e la quotidianità con altri genitori. Mi chiederai: “E prima di allora?” – pensa a ciò che vorresti fare, quali attività, interessi e passioni potresti coltivare in futuro. Sistema il curriculum vitae e quando sarà il momento potrai iniziare ad inviare la tua candidatura. Non farti sopraffare dallo sconforto e non sentirti in colpa per ciò che provi in questo momento. Cerca di reagire, per te stessa. Ritrovati, riscopriti un pezzettino alla volta. Se da sola non ce la fai rivolgiti ad un professionista che ti aiuterà nel mettere insieme i pezzettini. In bocca al lupo di cuore!

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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