Anonimo

chiede:

Gentilissimo, sono un dirigente medico psichiatra, madre di un bimbo di otto mesi. Esercito la professione presso un S.P.D.C. effettuando anche turni in pronta disponibilità (reperibilità) notturni e festivi diurni. Dal terzo mese (fine del congedo di maternità) fino al compimento del primo anno di età del bambino ho ottenuto un cambio di mansione dall’azienda, ovvero sono stata spostata in ufficio usufruendo anche della riduzione di orario per l’allattamento così come previsto dalla legge. Volevo chiedere delle delucidazioni sul prosieguo del servizio: dopo l’anno di età del bimbo sarà previsto il rientro effettivo in servizio in corsia e, a parte l’eventuale congedo parentale previsto, so che posso chiedere l’esonero dal lavoro notturno e quindi dal servizio di reperibilità fino ai tre anni di età del bimbo; in qualche modo è possibile richiedere l’esonero dal servizio di reperibilità diurna festiva? Vi è qualche altra normativa a cui posso fare riferimento di cui non sono a conoscenza per il sostegno alla maternità dopo l’anno di vita del bambino? Sono una donna che vorrebbe continuare ad allattare. Vi ringrazio per il vostro aiuto.

Avv. Lorenzo Cirri

Avv. Lorenzo Cirri

risponde:

Buongiorno, quanto da lei delineato è tutto corretto, soprattutto circa l’esonero dal prestare attività di lavoro notturno o reperibilità notturna, stante la previsione di cui all’art. 53, d.lgs. 151/2001 (T.U. in materia di tutela della maternità). Il decreto appena citato contiene sostanzialmente tutta la disciplina sulla maternità. Le confermo che, purtroppo, non sussiste un diritto ad ottenere l’esonero dalla reperibilità diurna; la disciplina contrattuale, tuttavia, potrebbe prevedere riposi compensativi. Visto che lavora presso una P.A. le consiglio di interfacciarsi anche con i responsabili sindacali dell’azienda, che potranno darle maggiori delucidazioni circa i termini della contrattazione collettiva applicabile. Cordialmente.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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