Malattia o maternità anticipata?

Anonimo

chiede:

Buonasera, Vi scrivo perché con grande gioia ho scoperto di essere incinta di cinque settimane, ma il mio contratto di lavoro scadrà il 30 novembre 2013 e non verrà rinnovato. Ho già sentito con l’INPS e, per fortuna, ho tutti i requisiti per la disoccupazione e, eventualmente, per la maternità obbligatoria. Purtroppo, in primavera ho subito un raschiamento in seguito ad aborto interno ed ora io e mio marito siamo un po’ agitati per la situazione. Volevo chiedervi, considerate le condizioni in cui ogni giorno mi barcameno (due ore di strada per andar a lavoro, in ufficio fumano tutti, sono costretta a salire e scendere le scale una miriade di volte al giorno e così via…), e considerato anche che da qualche giorno sto parecchio male a cause di nausea e vomito correlati alla gravidanza, se per stare più tranquilla a casa dovrei fare una richiesta per malattia al mio medico curante o una richiesta di maternità anticipata, mancando un mese al mio licenziamento. Vi ringrazio anticipatamente per i preziosi consigli che vorrete suggerirmi.

Gentile Signora, può valutare con il Suo ginecologo se sussistono le condizioni per chiedere un congedo per maternità anticipata. Le ore che impiega per raggiungere il posto di lavoro, l’insalubrità dell’ambiente (anche se il Suo datore di lavoro sarebbe tenuto per legge a fare rispettare il divieto di fumo), il dover salire e scendere frequentemente le scale fanno presupporre un rischio connesso alle condizioni in cui Lei presta l’attività lavorativa. Il fatto di avere subìto, purtroppo, un aborto non è di per sé indice di rischio correlato all’attuale gravidanza. Se presentasse domanda di interdizione anticipata prima della scadenza del contratto, avrebbe diritto di percepire l’assegno di maternità anticipata e, poi, obbligatoria. Diversamente se ottiene una aspettativa per malattia, potrà beneficiare dell’assegno di disoccupazione. Cordiali saluti.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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