Gravidanza a rischio e tirocinio | GravidanzaOnLine

Anonimo

chiede:

Salve, sono al 5 mese di gravidanza e un mese fa il ginecologo ha ritenuto opportuno mettermi in gravidanza a rischio, per lo stress oltre che dal lavoro (lavoro con ragazzi disabili), anche per il viaggio che tutti giorni effettuavo da sola in macchina, più di 100 km tra andata e ritorno. Sono iscritta all’università e dovrei svolgere un tirocinio obbligatorio gratuito presso un ente pubblico nel mio paese. Ora mi domandavo se fosse compatibile la gravidanza a rischio con un tirocinio universitario gratuito che non mette a repentaglio la salute del mio bambino. Non mi hanno saputo dire niente all’università. Grazie in anticipo

Redazione

Redazione

risponde:

Gentile utente, in riferimento alla Sua domanda non è dato sapere se Le è stata concessa l’astensione dal lavoro per incompatibilità con l’attività lavorativa relativo ai rischi per la sicurezza e la salute derivante dal tipo di lavoro svolto, oppure per rischio abortivo attribuibile esclusivamente al Suo stato di salute. In riferimento alla sentenza della sezione giurisdizionale di Trento n° 21 del 21/04/2008 che ha condannato la dipendente della PA a risarcire il pagamento, in favore della Provincia Autonoma di Trento ed a titolo di risarcimento del danno patrimoniale da quest’ultima subito, appare in evidente contraddizione la richiesta di astensione anticipata per “gravi complicanze nella gestazione” in quanto non si fa distinzione tra attività lavorative eventualmente compatibili e prive di stress, poiché la evidente ratio legis sarebbe quella di consentire alla lavoratrice che versa in stato gravidanza “a rischio” una situazione di riposo assoluto oppure di riposo relativo, adattabile alle condizioni soggettive, con la connessa e conseguente conservazione di tutte le garanzie personali e patrimoniali collegate alla posizione di lavoro, in quanto l’istituto del congedo costituirebbe garanzia della gravidanza e della maternità da fondare sulla astensione dai doveri tipici di qualsiasi prestazione lavorativa.
Accettando di frequentare il tirocinio metterebbe in dubbio uno stato di rischio clinicamente attestato.

L’astensione anticipata dal lavoro, come ogni altra assenza per malattia, non consiste affatto in un diritto che il dipendente può utilizzare a piacimento: infatti, correlativamente alla percezione della retribuzione durante il periodo di sospensione dell’attività lavorativa, ed in applicazione del principio di sinallagmaticità delle prestazioni, la controprestazione dovuta dal lavoratore assente per malattia si converte nel dovere di curarsi e di non prestare altre attività – ancorché solo assimilabili a quelle lavorative – anche per non aggravare la durata e l’entità della malattia stessa in applicazione sia del principio di cui all’art. 2104 cod. civ.

Recentemente la Cassazione Civile, Sez. Lav., con sentenza n. 2466 del 4 marzo 2004, pronunciandosi su un caso analogo ha affermato che: “mentre l’istituto dell’astensione obbligatoria ex art. 4 l. n. 1204 del 1971 è collegato alla normale evoluzione della gestazione e alla necessità di tutela della lavoratrice prima e dopo il parto (non rilevando, dunque per il datore di lavoro lo stato di salute e il comportamento della stessa in tale periodo), l’istituto dell’anticipazione del periodo di interdizione dal lavoro ex art. 5, lett. a,) legge n. 1204 del 1971 trova, invece, la sua ragion d’essere in una patologia della gravidanza che insorga nel periodo precedente all’astensione obbligatoria. Per quest’ultimo istituto assumono, quindi, rilievo non soltanto lo stato di salute della lavoratrice (presupposto per poterlo applicare e per determinarne la durata) ma anche il comportamento tenuto dalla medesima durante l’astensione anticipata, ove sia idoneo ad aggravare o a prolungare le complicanze della gestazione”.
L’astensione anticipata quindi, non può essere utilizzata quale mezzo per conseguire altri scopi che non siano la cura e la salute propria e del nascituro.
Cordiali saluti.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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