Anonimo

chiede:

Ho lavorato dal 2 giugno al 30 settembre 2018. Sono incinta e la data presunta del parto è l’11 settembre 2019. L’ultimo giorno di accredito Naspi è stato il 14 gennaio 2019. Ho diritto ai 5 mesi di maternità (80% dell’ultima mensilità) o all’assegno di maternità?

Avv. Claudia Pace

Avv. Claudia Pace

risponde:

Gentile lettrice, il congedo di maternità spetta anche alle lavoratrici che risultano essere disoccupate o sospese, purché soddisfino determinati requisiti.
Perché si possa percepire l’indennità sostitutiva Inps per i 5 mesi del congedo di maternità obbligatori (nei 2 precedenti al parto e nei 3 successivi) è necessario che dalla sospensione del lavoro e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni.
Se ci si trova all’inizio del periodo di congedo maternità sospesa dal lavoro o disoccupata, si ha diritto all’indennità giornaliera di maternità, a patto che tra l’inizio della sospensione da lavoro o della disoccupazione e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni.
Nel caso in cui siano trascorsi più di 60 giorni, l’indennità di maternità sarà corrisposta solo se la mamma risulti essere allo stesso tempo titolare della Naspi (l’indennità di disoccupazione).

Se, invece, il periodo di congedo è iniziato da oltre 60 giorni e non è stata riconosciuta la Naspi, si ha diritto alla maternità solo se non siano trascorsi più di 180 giorni tra la data di risoluzione del rapporto di lavoro e quella di inizio congedo maternità, e che siano stati versati almeno 26 contributi settimanali negli ultimi due anni che precedono il periodo del congedo. In questi casi quindi, nei 5 mesi coperti dal congedo di maternità, l’Inps riconosce un’indennità sostitutiva pari all’80% della retribuzione precedentemente percepita.

Nel periodo in cui da disoccupata si percepisce la maternità, si sospende l’indennità di disoccupazione, che eventualmente riprenderà al termine del congedo di maternità. Cari saluti

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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