Cos'è il metodo Ropa che consente a due donne di essere entrambe madri

Le coppie lesbiche entrambe le donne possono essere interessate dalla gravidanza, anche se con diversi ruoli? Sì, lo si può fare con il metodo Ropa.

La scienza compie progressi e a volte le leggi non riescono a seguirli. Tale è il caso del Metodo Ropa, un tipo di fecondazione in vitro molto utilizzato dalle coppie lesbiche, possibile laddove appunto la legge lo consente. Ma di cosa si tratta? Vi ricorrono solo le lesbiche? E dove è possibile farlo?

Cos’è il Metodo Ropa

Ropa è l’acronimo di Reception of Oocytes from the Couple (che significa “ricezione di ovociti dalla coppia”), e viene chiamato anche “maternità condivisa”, poiché ammette il ruolo di due mamme nella gestazione: una è la donatrice di ovulo – che sarà fecondato in vitro – l’altra è invece colei che lo porterà in grembo per 9 mesi. È probabilmente questa la ragione per cui molte coppie lesbiche vi ricorrono, perché in questo modo entrambe le partner possano sentirsi coinvolte nel processo, una sotto il profilo genetico, l’altra nell’atto della gravidanza e del parto. Il tasso di coppie femminili che restano incinte con questo metodo dipende dalla qualità degli ovociti della donatrice. Purtroppo, nonostante il metodo non sia nuovo, ci sono davvero pochi dati in letteratura scientifica per trarne una statistica.

Tuttavia si può ricorrere al Metodo Ropa anche per ragioni mediche. Lo spiega lo studio dal titolo Lesbian shared IVF: the ROPA method: a systematic review. Il Ropa può essere infatti consigliato qualora una delle partner possa presentare una funzionalità ovarica compromessa, come scarsa qualità degli ovociti, bassa riserva ovarica, oppure malattia genetica della madre gestazionale. Il metodo viene consigliato anche nei casi di pazienti transgender che si sono sottoposti a riassegnazione di genere, pur preservando la propria fertilità. Costo relativamente ridotto, semplicità, indisponibilità di trattamenti più complessi, mancanza di informazioni, fanno il resto per rendere il Ropa decisamente popolare.

Pro e contro

Con questo metodo, le madri sono due (da qui l’idea di “maternità condivisa), ovvero quella genetica e quella gestazionale. Il fatto che ognuna delle partner abbia un ruolo nel portare a termine la gravidanza, si ritiene che possa rafforzare il rapporto nella coppia: nelle relazioni omogenitoriali con prole è infatti possibile che una delle due componenti si senta estranea al processo, con conseguente deterioramento dei rapporti. C’è anche chi ritiene che possa essere d’aiuto nella risposta alla domanda indiscreta: “Chi è la madre tra le due?”. Ma è in realtà superfluo, perché essere madri (o genitori in generale) non si misura solo con la biologia.

C’è però anche un rovescio della medaglia potenziale: c’è chi ritiene che le madri lesbiche che ricorrono alla Ropa potrebbero avere problemi di accettazione all’interno della comunità Lgbtqai+, perché questo è un metodo che è possibile per loro nel raggiungimento della genitorialità biologica condivisa, mentre non è possibile nelle coppie di uomini omosessuali e per alcune persone transgender.

Come funziona

Il Metodo Ropa consta di quattro fasi. Nella prima una delle due partner si sottopone a stimolazione ovarica e poi ai successivi controlli ecografici. Nella seconda fase avviene il prelievo degli ovociti della futura madre donatrice, mentre nella terza gli ovociti vengono fecondati in vitro con lo sperma di un donatore, per poi passare alla coltura embrionale. Nell’ultima fase c’è il trasferimento degli embrioni nell’utero della madre destinata a essere la gestante.

Dove si può praticare il Metodo Ropa

La legislazione sulla Ropa è spesso assente anche nei Paesi che ammettono le coppie femminili a tecniche di procreazione assistita, ma non è espressamente vietata. Tredici Paesi in Europa la permettono senza restrizioni (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito) mentre in Danimarca solo per ragioni mediche.

La questione è un po’ complessa, perché le leggi non corrono veloci quanto la scienza e quanto le consapevolezze della società. In Italia è legale tuttavia non è consentita l’attestazione della doppia maternità biologica – una delle due madri, quella che non partorisce, può esprimere la richiesta di maternità intenzionale, come sancito da una sentenza di Cassazione. Il problema non è nella Ropa quindi, ma nella registrazione successiva del bambino o della bambina, dato che le cronache restituiscono narrazioni di lotta per i diritti anche successive alla sentenza, perché talvolta qualcuno ha opposto alle madri intenzionali un muro burocratico.

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