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In arrivo l'8 maggio la serie diretta da Maria Sole Tognazzi, che rivela: "Non ho l'utero, ma non avrei comunque voluto figli".

Per la prima volta una serie tv italiana affronterà l’argomento della fecondazione assistita. Si intitola In utero, ed è ideata dalla scrittrice Margaret Mazzantini, per la regia di Maria Sole Tognazzi, con un cast corale che mette al centro medici, pazienti, donatori di spermatozoi e ovociti. Il titolo promette di far discutere e debutterà su HBO Max il prossimo 8 maggio.
La vicenda si svolge a Barcellona, dove il ginecologo Ruggero Gentile, interpretato da Sergio Castellitto, e la moglie Teresa, cui presta il volto Maria Pia Calzone, hanno fondato la clinica di procreazione medicalmente assistita Creatividad. Al loro fianco lavorano Angelo, brillante biologo che ha completato un percorso di transizione, interpretato da Alessio Fiorenza, e Dora, nuova patient assistant interpretata da Thony. Presentando la struttura a Dora, Teresa sottolinea come molti italiani arrivino lì spaesati, provenienti da un Paese che percepisce come arretrato e disorganizzato.
L’ambientazione spagnola mette infatti in evidenza il ritardo normativo dell’Italia, dove l’accesso alla fecondazione assistita resta limitato alle coppie eterosessuali. Un aspetto che la serie affronta senza toni ideologici, ma con la consapevolezza del valore politico del racconto. Secondo Maria Sole Tognazzi, intervistata da Vanity Fair, non bisogna temere il significato sociale di una storia che sceglie di raccontare la realtà così com’è. E aggiunge, parlando della propria esperienza personale: “Non ho fatto figli perché non ho più l’utero per questioni di salute, ma non li avrei fatti perché appartengo alla categoria delle donne che non sentono il bisogno di diventare madri. Per questo ho accettato di raccontare nella serie le donne che fanno di tutto per diventarlo. Da che cosa sono spinte? In utero parla anche di molti altri argomenti e del concetto di famiglia”.
“In utero parla di maternità, del desiderio meraviglioso di avere figli, che però in certi casi diventa desiderio rapace e compulsivo, allineato con l’era che stiamo vivendo del volere avere tutto per colmare le nostre mancanze” aggiunge Margaret Mazzantini “e allora il figlio diventa oggetto. Un tempo la maternità era un fatto naturale, ora non lo è più. Oggi è qualcosa di più complesso e dibattuto che scatena lacerazioni e dilemmi”

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Nel corso degli episodi si intrecciano storie diverse, tutte segnate da inquietudini, paure e aspettative. C’è una giovane coppia alle prese con l’infertilità, interpretata da Valentina Romani e Andrea Lattanzi; una coppia composta da Ivana Lotito e Marianna Fontana; una donna single, interpretata da Maya Sansa, determinata a diventare madre.
Accanto a loro trova spazio anche il percorso identitario di Angelo. Romana Maggiora Vergano veste i panni di una studentessa che decide di donare i propri ovociti per pagarsi gli studi, mentre Sara Drago ed Enrico Borello interpretano due amici che scelgono di avere un figlio insieme pur non essendo una coppia.
Per Sergio Castellitto si tratta della quarta volta nei panni di un medico dopo Il grande cocomero, In Treatment e Non ti muovere. L’attore racconta di essere stato colpito soprattutto dall’idea originale di Margaret Mazzantini, sua compagna anche nella vita, e dal ruolo centrale affidato alle figure femminili, vera forza motrice della serie.
Tra i temi affrontati c’è anche la libertà di scegliere di non diventare madri. Teresa, il personaggio interpretato da Maria Pia Calzone, decide infatti di non avere figli. Una scelta che, sottolinea l’attrice, non significa rinunciare all’idea di famiglia, ma semplicemente rivendicarne una definizione diversa e personale.