
Un'eventualità rara ma negli ultimi anni più frequente: scopriamo cause, rischi e differenze di una gravidanza multipla rispetto a una singola.
Si dice “Mater semper certa est, pater numquam” e la superfecondazione etero-paterna conferma questo antico modo di dire latino.

La gravidanza gemellare è quella, come suggerisce il nome, nella quale – riprendendo le parole della Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica e Metodologie Biofisiche (SIEOG) – ci sono due o più feti in utero. Se questa è una condizione non comune (anche se in aumento), tanto che le stime parlano di un 1 caso su 80, lo è ancora di più quella di una gravidanza gemellare nella quale i due embrioni non sono frutto dello stesso padre. Quello che può apparire l’esito dell’inventiva di un autore di fantascienza è in realtà un’eventualità del tutto possibile. È quella condizione che prende il nome di superfecondazione etero-paterna e che al mondo si ha notizia di una ventina di casi documentati.
Per comprendere questo fenomeno occorre partire dalla constatazione che non tutte le gravidanze gemellari sono uguali. I gemelli monozigoti (comunemente detti “identici”) nascono quando un unico ovocita fecondato si divide in due embrioni separati. Questi condividono il 100% del patrimonio genetico e sono sempre dello stesso sesso. I gemelli dizigoti (detti “fraterni”) nascono invece quando le ovaie rilasciano due ovociti distinti nel corso dello stesso ciclo ovulatorio, e ciascuno viene fecondato da uno spermatozoo diverso. In questo secondo tipo di gravidanza gemellare si può verificare la superfecondazione etero-paterna.

Un'eventualità rara ma negli ultimi anni più frequente: scopriamo cause, rischi e differenze di una gravidanza multipla rispetto a una singola.
Il termine superfecondazione indica la fecondazione di due ovociti nel corso dello stesso ciclo mestruale ma attraverso rapporti sessuali distinti, ma non necessariamente da liquidi seminali diversi. Perché la superfecondazione si verifichino è sufficiente che i due rapporti sessuali avvengano anche a distanza di ore o giorni. Quando entrambi i rapporti coinvolgono lo stesso partner maschile, si parla di superfecondazione mono-paterna (probabilmente la forma più comune tra i gemelli dizigoti). Quando invece i due rapporti avvengono con uomini diversi, e ciascuno dei due spermatozoi feconda uno degli ovociti rilasciati, si parla di superfecondazione etero-paterna. In questo caso i due gemelli condividono la madre, le stesse settimane di gravidanza, la stessa placenta (o placente adiacenti), ma hanno padri biologici diversi. Sono gemelli a tutti gli effetti, ma fratellastri dal punto di vista genetico-paterno.

Perché la superfecondazione etero-paterna si verifichi, devono coincidere nel tempo tre condizioni biologiche e comportamentali indipendenti. La prima è la poliovulazione, cioè il rilascio di più di un ovocita nel corso dello stesso ciclo. Non è un evento eccezionale (è la stessa condizione che sta alla base di qualsiasi gravidanza gemellare dizigota) e la sua frequenza aumenta con l’età materna, con la familiarità genetica per i parti gemellari e, in misura significativa, con i trattamenti di stimolazione ovarica per l’infertilità.
La seconda condizione riguarda la sopravvivenza degli spermatozoi. Dopo un rapporto sessuale, gli spermatozoi che riescono a risalire il canale cervicale restano vitali e capaci di fecondare l’ovocita per un periodo che va dalle 48 alle 120 ore. Quindi fino a cinque giorni. L’ovocita, al contrario, rimane fecondabile per un arco di tempo molto più breve, indicativamente dalle 12 alle 48 ore dopo il rilascio. È questa finestra temporale che può portare alla fecondazione di due ovociti distinti da parte di spermatozoi depositati in rapporti sessuali separati.
La terza condizione è di tipo comportamentale. La donna deve avere rapporti sessuali non protetti con due uomini diversi all’interno di questa finestra temporale. Come riportato da uno studio pubblicato sul Forensic Science, Medicine and Pathology, quella della superfecondazione etero-paterna è considerata un’eventualità che per definizione non si verifica in una relazione esclusiva, i fattori sociali e comportamentali (e non particolari anomalie della fisiologia riproduttiva) sono considerati la principale causa del fenomeno.
Anche considerando la rarità dei casi, ma anche la difficoltà a presumere che entrambi i rapporti sessuali siano stati in grado di fecondare un ovulo (e il giudizio sociale per cui difficilmente vengono riferiti i due rapporti sessuali), la superfecondazione etero-paterna non viene sospettata durante la gravidanza né alla nascita. L’ecografia ostetrica identifica la corionicità (se i gemelli condividono la placenta o no) e la zigosità apparente, ma non può rilevare la paternità biologica. Un’ecografia che mostra due feti bicoriali-biamniotici (cioè con placente e sacchi amniotici separati) indica semplicemente che si tratta di gemelli dizigoti. È quello che emerge anche quando si osservano la stragrande maggioranza delle gravidanze gemellari fraterne.
Il sospetto nasce quasi sempre dopo la nascita, o addirittura anni dopo, di fronte a una marcata differenza tra i due gemelli. Differenze significative nel colore della pelle o dei capelli, oppure somiglianze asimmetriche con i rispettivi presunti padri sono elementi che in alcune circostanze fanno sorgere il sospetto che ci sia qualcosa di anomalo rispetto a quanto ci si immaginerebbe.
La conferma avviene attraverso il test del DNA. Il metodo standard prevede l’analisi degli STR (Short Tandem Repeats), sequenze di DNA che variano tra individui e vengono confrontate tra i gemelli, la madre e uno o più presunti padri tramite tampone buccale. Se uno dei gemelli presenta un numero significativo di varianti genetiche (alleli) incompatibili con il presunto padre, la paternità biologica per quel bambino viene esclusa.
Tecnologie più recenti come i microaplotipi (marcatori genetici ad alta risoluzione ancora in fase di adozione nei laboratori) promettono una discriminazione ancora più precisa, e in futuro potrebbero consentire una diagnosi prenatale non invasiva già dal primo trimestre attraverso l’analisi del DNA fetale libero nel sangue materno (cfDNA).
Cosa dice la legge a proposito? In Italia non esiste una normativa specifica per la superfecondazione etero-paterna. Il fenomeno ricade interamente nell’ordinamento generale della filiazione, così come previsto dal D.Lgs. 154/2013 che ha riformato la disciplina del Codice Civile in materia. Il punto di partenza è l’articolo 231 del Codice Civile, che stabilisce la presunzione di paternità del marito per i figli nati all’interno di un matrimonio. In un’ipotesi di gemelli etero-paterni, questa presunzione potrebbe operare a favore del marito solo per il gemello che risulti geneticamente compatibile; per l’altro, il riconoscimento richiederebbe un’azione legale separata.

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Ogni gemello viene trattato come individuo autonomo. Il gemello il cui padre biologico è diverso da quello legalmente presunto può essere oggetto di un’azione di disconoscimento della paternità e, successivamente, di un riconoscimento da parte del padre biologico. Il test del DNA è ormai prassi consolidata nei procedimenti civili italiani, e la Corte di Cassazione ha più volte riconosciuto che l’analisi genetica tra fratelli (inclusi i gemelli) è sufficiente ad accertare la paternità biologica anche in assenza del presunto padre.
Al di là della curiosità su un fenomeno così particolare e raro, non si può ignorare che la scoperta della superfecondazione etero-paterna è, nella quasi totalità dei casi documentati, un evento non cercato. E, come spesso accade, fonte di tensione e sofferenze. Arriva come effetto collaterale di una disputa legale, di un dubbio sulla paternità o di una curiosità familiare soddisfatta con un test del DNA. E quasi sempre, arriva come uno shock.
Dal punto di vista dell’identità familiare, la diagnosi trasforma due gemelli (percepiti culturalmente e affettivamente come un’unità inscindibile) in fratellastri biologici dal lato paterno. I bambini rimangono legati da un rapporto materno pieno e da nove mesi di vita condivisa nell’utero. Come sottolineato dall’American Society of Human Genetics, questa complessità può generare domande difficili sull’identità e sulla storia familiare da raccontare ai figli.
Anche se non ci sono ricerche sufficienti (data la scarsità dei casi), è possibile immaginare che una conferma di questo tipo provochi la crisi di coppia conseguente alla rivelazione, con le questioni di fiducia che ne derivano. Quindi le decisioni su se, quando e come spiegare la situazione ai bambini, senza sottovalutare tutte le criticità legali che possono crearsi se uno dei due gemelli cresce con un padre riconosciuto e l’altro no. Riguardo a quest’ultimo punto, la Family Law in Partnership spiega come il bambino il cui padre biologico non è presente nella sua vita possa subire un danno psicologico significativo, indipendentemente dalle circostanze della scoperta.
Alla fine torna alla mente la celebre locuzione latina “Mater semper certa est, pater numquam” (“La madre è sempre certa, il padre mai”) che nel caso della superfecondazione etero-paterna, si rivela più veritiera che mai.

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