Diabete nei bambini: cos'è, sintomi e trattamento - GravidanzaOnLine

Diabete in età pediatrica: definizione, sintomi e trattamento

Il diabete è una malattia cronica che può colpire anche i bambini. La forma più comune in età pediatrica è il diabete di tipo I.

Quando parliamo di diabete ci riferiamo a una malattia metabolica della quale sono note più forme cliniche, con diverse cause e conseguenze, e che può colpire in diverse fasce di età. Tutte le varie possibili forme sono però accomunate dall’aumento dei livelli di glucosio nel sangue.

Non esiste una cura definitiva per il diabete, ma il trattamento insulinico è fondamentale per evitare il rischio di complicazioni croniche.

Cos’è il diabete?

Il diabete è una patologia metabolica cronica caratterizzata dall’aumento di glucosio nel sangue, conseguenza di una ridotta produzione o di un’alterata funzionalità dell’ormone insulina.

L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che regola l’ingresso del glucosio nelle cellule per ricavarne energia. In un individuo adulto il valore normale della glicemia a digiuno è compreso tra i 60 e 110 mg/dl. Solitamente, questo valore aumenta dopo i pasti e, per ristabilire i normali livelli, il nostro organismo risponde producendo insulina.

Quando la funzionalità dell’insulina è compromessa l’organismo non riesce più a far fronte all’aumento della glicemia. Gli alti livelli di glucosio nel sangue possono causare anche coma diabetico o, nel lungo periodo, danni di natura vascolare.

Diabete in età pediatrica: come si manifesta e sintomi

Il diabete è una patologia piuttosto comune e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non riguarda solo gli adulti: in Italia, colpisce ogni anno circa 8 bambini su 100.000.

La forma più frequente in età pediatrica è il diabete mellito di tipo I, una forma autoimmune che causa la distruzione delle cellule beta del pancreas, ovvero le cellule deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si assiste a una progressiva riduzione dei livelli di insulina nel sangue, che può portare a un esordio rapido della malattia, con malessere, sonnolenza e odore di acetone nell’alito, che è una caratteristica distintiva di questa forma di diabete.

Gli altri principali sintomi che devono far sospettare la presenza della malattia sono:

  • poliuria, ovvero aumento eccessivo della quantità di urine e della frequenza delle minzioni;
  • polidipsia, ovvero aumento della sete;
  • polifagia, che determina fame eccessiva;
  • dimagrimento;
  • dolori addominali non riconducibili ad altre malattie.

Nei casi più gravi, si possono registrare anche stati di confusione mentale e addirittura coma.

Tipologie di diabete nei bambini

Il diabete di tipo I rappresenta l’85-90 % dei casi di diabete in età pediatrica, ma esistono anche altre forme che, in misura minore, possono interessare i bambini.

Il diabete mellito di tipo II può essere dovuto sia all’insufficiente produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas che all’insulino-resistenza, ovvero alla scarsa sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina. Ѐ tipico dell’età adulta, ma ha una frequenza in aumento anche nei bambini a causa della crescente diffusione dell’obesità.

Il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young) è forma genetico–familiare legata alla modifica di singoli geni coinvolti nella regolazione della secrezione di insulina.

Il diabete neonatale permanente monogenico è anch’esso dovuto a mutazioni monogeniche, che possono determinare difetti nella struttura o nella secrezione dell’insulina, ma compare nei primi sei mesi di vita del bambino.

Il diabete mitocondriale è causato da una delezione o mutazione del DNA presente nei mitocondri delle cellule beta del pancreas. Questo tipo di diabete ha un’ereditarietà definita diaginica, ovvero viene trasmessa ai figli dalla madre (durante la fecondazione i mitocondri sono presenti solo nella cellula uovo).

Il diabete secondario ad altre malattie come fibrosi cistica o malattie endocrinologiche, o legato all’assunzione cronica di cortisonici.

Trattamento del diabete nei bambini

Il trattamento del diabete di tipo I, la forma pediatrica più frequente, viene fatto agendo su più fronti. Il primo prevede la somministrazione di insulina. Va ricordato, infatti, che nel diabete di tipo I le cellule deputate alla produzione dell’ormone vengono progressivamente distrutte dal sistema immunitario. Per questo, è necessario una somministrazione esterna continua di insulina, tant’è che questa forma di diabete è anche nota come insulino-dipendente.

L’insulina può essere iniettata, sempre per via sottocutanea, nell’addome, nel braccio, nella coscia o nel gluteo del bambino. Sono disponibili diversi tipi di insulina (rapida, intermedia, lenta) da somministrare in diversi momenti della giornata. Per l’iniezione si possono usare la classica siringa o l’iniettore a penna, pratico da usare se il bambino è a scuola, in vacanza, o comunque fuori casa.
Un’alternativa alle iniezioni multiple è rappresentata dalle pompe per insulina, utilizzate soprattutto nei bambini più piccoli. Se da un lato migliorano la qualità di vita del paziente, dall’altro richiedono anche un giusto livello di formazione sull’utilizzo della pompa e sui dosaggi.

Il secondo livello di azione è fare in modo che il bambino segua una dieta corretta e bilanciata, e che questa sia accompagnata da un’attività fisica regolare. L’alimentazione deve essere adeguata alla crescita del bimbo, e non deve escludere i carboidrati che, anzi, dovrebbero rappresentare il 50-55% dell’apporto energetico totale. E in base ai carboidrati introdotti con la dieta, con il pediatra verrà stabilita la dose di insulina da somministrare prima dei pasti. Il rapporto tra carboidrati e insulina varia da individuo a individuo, in base all’età, al livello di attività fisica, allo stato puberale e al tempo trascorso dalla diagnosi iniziale.

Ѐ importante, inoltre, che il bambino sia seguito da un’équipe di più specialisti, che comprenda anche uno psicologo, oltre che un dietista e un pediatra, affinché abbia non solo una terapia che tenga conto del suo stile di vita, ma anche un’adeguata educazione alla gestione autonoma della malattia e riceva messaggi positivi e rassicuranti.

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