Alcol in allattamento: si può? Dosi massime consentite e rischi per il bambino

Si può bere alcol in allattamento? Quanto? E quali sono i rischi per il bambino? Rispondiamo a queste domande una volta per tutte.

Alcol in allattamento: sì o no? È una domanda che in molti si chiedono quando arriva un neonato. Dopo averci rinunciato per tutti i nove mesi della gravidanza, infatti, ci si chiede se sia possibile reintrodurre nella dieta di chi allatta le bevande alcoliche.

Sebbene sembri impossibile trovare una risposta univoca nella miriade di articoli dedicati all’argomento, le linee guida parlano chiaro: per i bambini allattati al seno, quando si parla di alcol il rischio zero non esiste.

Meglio tenere duro e rinunciare allo spritz ancora per un po’.

Si può bere alcol durante l’allattamento?

«La birra fa latte». Quante volte lo abbiamo sentito dire? Chiedete a qualsiasi nonna: non solo la birra si può bere in allattamento ma, anzi, è consigliata perché la schiuma aiuta la produzione lattifera. Giusto? Sbagliato.

Anche se l’orzo contenuto ha effettivamente un (lieve) effetto “attivante” sulla prolattina, infatti, l’alcol – non importa in quale bevanda alcolica sia contenuto – inibisce il rilascio dell’ossitocina, l’ormone responsabile dell’emissione del latte e, di conseguenza, influenza il riflesso di eiezione con una riduzione che può arrivare fino al 78%.

In Italia troppi bambini nascono con danni da alcol: l'allarme dei pediatri

Nemmeno il vino rosso “fa sangue”, come si sente spesso dire alle puerpere, cui viene suggerito come supporto per una più rapida ripresa. Non solo non sono stati osservati effetti positivi sull’assetto ematico, ma anche la velocità di recupero post-parto non sembra essere influenzata dall’assunzione di vino.

L’alcol passa direttamente dal sangue della madre al latte: per questo, la soluzione più sicura, per chi allatta e per il neonato, sarebbe quella di eliminarlo completamente, spiega l’opuscolo del Ministero della Salute “Allattare al seno. Un investimento per la vita”:

L’alcol va evitato o assunto con molta moderazione, perché passa nel latte ed ha effetti negativi sul sistema nervoso del bambino, rendendolo sedato e meno interattivo con l’ambiente. Nel caso in cui la mamma abbia assunto 1-2 unità alcoliche, deve aspettare almeno 2-3 ore prima di allattare. In ogni caso, non consumare bevande alcooliche durante l’allattamento è la scelta più sicura per la salute del neonato.

Una cosiddetta “Unità Alcolica” corrisponde a circa 10-12 grammi di etanolo: si tratta di un bicchiere piccolo di vino a media gradazione (125 ml), una lattina o bottiglia di birra di media gradazione (330 ml) o una dose da bar (40 ml) di superalcolico.

Sindrome alcolica fetale: bere in gravidanza fa male

Alcol in allattamento: le dosi massime consentite

Secondo un’indagine dell’ISS e del Ministero della Salute condotta nel 2019

in tutte le regioni il consumo di alcol in allattamento risulta più diffuso che in gravidanza. Tra il 28,8% (Calabria) e il 46,3% (Valle d’Aosta) delle mamme che stavano allattando ha dichiarato di aver consumato bevande alcoliche almeno 1-2 volte durante il mese precedente l’intervista, con valori tendenzialmente più elevati nelle regioni del Centro-Nord. Il consumo risulta più diffuso, rispetto alla gravidanza, anche in corrispondenza delle categorie di frequenza più elevate (3-4 volte al mese e 2 o più volte a settimana).

A ben vedere, in effetti la risposta alla domanda «quanto alcol posso assumere in gravidanza?» è chiara: zero. In allattamento, invece, i pareri sembrano essere più discordanti. Sebbene ci sia unanimità sul fatto che la decisione migliore sia quella di non assumere alcolici, alcuni esperti e centri di ricerca sono più possibilisti rispetto a un’assunzione moderata di bevande alcoliche a bassa gradazione.

Banditi in ogni caso i superalcolici, alcune linee guida concedono infatti un bicchiere di birra o di vino ai pasti, purché ci si limiti a un consumo occasionale e, soprattutto, si faccia attenzione ad attendere almeno 2/3 ore prima della poppata successiva.

Cosa puoi fare e cosa no se stai allattando

Come ricorda l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, è questo, ad esempio, il parere del Center for Disease Control and Prevention (CDC), secondo cui è consentita un’unità alcolica al giorno, meglio se distanziata dalla poppata di almeno due ore. Diversa l’opinione della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), secondo cui durante l’allattamento sono consentiti al massimo due bicchieri di vino a settimana.

Gli alcolici, in ogni caso, andrebbero evitati completamente nelle prime 6-8 settimane di vita del neonato, che a causa dell’immaturità del fegato in questa fase ha difficoltà ancora maggiori a smaltire l’alcool eventualmente contenuto nel latte.

Alcol in allattamento: i rischi per il bambino

Secondo LactMed®, il database che raccoglie informazioni relative a medicinali e altre sostanze chimiche e/o tossiche alle quali potrebbe essere esposto chi allatta,

Il livello di alcool contenuto nel latte è quasi identico a quello contenuto nel sangue. La maggior concentrazione di alcool nel latte si ha dai 30 ai 60 minuti dopo averlo assunto, ma l’assunzione di cibo può ritardare il picco di presenza alcolica nel latte. Allattare dopo aver assunto 1 o 2 bicchieri (inclusa la birra) può diminuire l’assunzione di latte da parte del bambino del 20-23% e causargli agitazione e sonno disturbato.

Questi, però, sono solo alcuni dei rischi a cui l’assunzione di alcol in allattamento espone i neonati, che un articolo de La Leche League, l’associazione che dà sostegno a chi vuole allattare, ha riassunto integrando diverse ricerche sul tema:

  • sonno disturbato;
  • periodi di sonno più brevi;
  • maggior tempo di veglia e minor quantità di sonno attivo e di sonno REM nelle 3-4 ore successive all’assunzione di alcool;
  • aumento del pianto;
  • aumento della risposta agli stimoli (spavento);
  • aumento dei risvegli;
  • aumento della fase REM nel periodo che va dalle 3 ore e mezza fino alle 24 ore successive all’assunzione di alcool;
  • minore quantità di latte assunta dal bambino;
  • ritardo della crescita;
  • compromissione della risposta immunitaria;
  • ritardo dello sviluppo motorio;
  • potenziale compromissione dello sviluppo cognitivo;
  • minore capacità di pensiero astratto in età scolastica (6-7 anni).

Non solo: l’alcol compromette i riflessi naturali, esponendo il neonato anche al rischio di traumi e, soprattutto, aumentando il rischio di SIDS (la “morte in culla”), nel caso di dorma nello stesso letto del piccolo. È quindi fondamentale evitare il bedsharing e alcune forme di cosleeping dopo l’assunzione di alcolici e, nel caso le proprie capacità siano compromesse, affidare il piccolo o la piccola alle cure di qualcuno che non abbia bevuto.

Assumere alcol in allattamento può essere rischioso anche per il buon andamento dell’allattamento stesso, compromettendo la produzione. Inibendo il riflesso di eiezione, infatti, il bambino non può poppare in modo efficace e non riesce a svuotare il seno: poiché la produzione si regola secondo il rapporto domanda-offerta, il corpo riceve quindi il segnale di ridurla.

Cosa fare, quindi? Estrarre il latte con un tiralatte manuale o elettrico prima di assumere alcol in allattamento potrebbe essere una soluzione per tutelare il bambino, preservando intatta la qualità del latte in vista della poppata successiva. Anche il ricorso a questa strategia dovrebbe però essere eccezionale, ricordando che, quando si parla di neonati, la soluzione migliore è sempre quella di non bere affatto.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Allattamento