Annidamento dell'Ovulo Fecondato

L’annidamento dell’ovulo all’interno della parete uterina ha luogo nel periodo che segue la fecondazione dell’ovocita e la sua trasformazione dello zigote in blastocisti. Il suo innesto nella cavità avviene per mezzo di una specifica proteine dalla capacità adesiva, che viene prodotta a partire dal sesto giorno successivo al concepimento, detta L-selectina. Sullo strato esterno dell’ovulo, perciò, viene a formarsi un’elevata concentrazione di queste molecole adesive e di carboidrati, stato che perdura per circa 16 giorni: lungo tutto l’arco di questo periodo l’embrione mantiene la capacità di annidarsi nell’utero.

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È cruciale che in questa fase l’ovulo abbia già raggiunto lo status di blastocisti in quanto, se arrivasse nella cavità uterina prima che la mutazione sia giunta a compimento, non sarebbe in grado di annidarsi. Lo strato di cui la blastocisti è ricoperta (detto trofoblasta) è dotato della capacità di disgregare i tessuti con cui entra a contatto: aderendo alla parete dell’utero l’embrione ruota, disgregando la mucosa e innestandosi in essa. Non appena terminato l’annidamento l’uovo si trova a diretto contatto con il sangue materno, innescando i cosiddetti “fenomeni simpatici della gravidanza”, grazie ai quali si avvia lo scambio attivo di sostanze nutritive con il torrente ematico materno. Nel corpo della gestante si avviano subito le modifiche funzionali al supporto dello sviluppo del feto, in primis la capacità di assimilare le proteine di origine embrionale. In corrispondenza dell’annidamento dell’ovulo nell’utero diverse donne sperimentano delle perdite di sangue dalla vagina, le quali si verificano all’incirca a distanza di 28 giorni dalla fecondazione. Questo fenomeno è noto con il termine di “perdite da impianto”. Leggi le risposte del medico specialista alle domande delle nostre lettrici per scoprire tante info utili sull’annidamento e sulle perdite da impianto.

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