Lunghezza del feto: come e perché si misura | GravidanzaOnLine

Tra la curiosità dei genitori di conoscere ogni dettaglio della crescita del loro bambino e l’esigenza medica di avere a disposizione più dati possibili sullo sviluppo embrionale, ecco che spesso si parla di lunghezza del feto.

Trattandosi di un argomento che coinvolge moltissime mamme e papà, abbiamo chiesto al dottor Fabio La Monica, specialista in Ginecologia e Ostetricia, di approfondire con noi l’argomento e capire qual è la validità di questa misurazione e come leggere i dati.

Lunghezza fetale: di cosa stiamo parlando

Il primo aspetto da chiarire riguarda le ragioni di questa misurazione. Il dottor La Monica ci spiega il perché si effettua la misurazione della lunghezza embrionale:

Si calcola perché nel primo trimestre di gravidanza, in particolare nelle prime 8 settimane, tutti gli embrioni crescono alla stessa maniera per cui sulla base della lunghezza dell’embrione (CRL) si è in grado di avere una datazione precisa della gravidanza. A una determinata lunghezza, misurata in millimetri, corrisponde un’esatta epoca ecografica di gravidanza.

Termini e sigle della lunghezza embrionale

Quando si parla di lunghezza dell’embrione è bene imparare a leggere l’ecografia, nella quale sono presenti una serie di dati e valori. Quello che ci interessa fa riferimento il cosiddetto CRL, ovvero il Crown-Rump Lenght, la “lunghezza vertice-sacro”.

Il CRL riguarda la lunghezza dell’embrione (e si applica solo a questo e non al feto) misurata dal vertice del cranio fino all’osso sacro.

Lunghezza del feto: quando misurarla

A questo punto è lecito domandarsi quando è possibile effettuare questo tipo di misurazione.

La misurazione della lunghezza dell’embrione può essere possibile dalle sei settimane compiute fino alla fine del primo trimestre.

La verifica della lunghezza fetale, spiega il ginecologo, avviene “attraverso un’ecografia transvaginale che permette una misurazione precisa”.

Come calcolare la lunghezza del feto

Per il calcolo della lunghezza dell’embrione è utile distinguere due procedure: una medica e una “amatoriale”. La prima è quella che viene eseguita tramite l’ecografia transvaginale e avviene, come indicato nelle linee guida della SIEOG – Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica, in questo modo:

Il CRL va misurato con l’embrione/feto in scansione sagittale, in posizione neutra (né iperesteso né iperflesso), escludendo il sacco vitellino. Va effettuata la ridatazione ecografica solo se i valori biometrici rilevati non sono compresi nei limiti di normalità della curva di riferimento e se la discrepanza fra età gestazionale anamnestica ed età gestazionale ecografica è uguale o superiore ad una settimana.

Per quel che riguarda la procedura “amatoriale” è possibile utilizzare un apposito calcolatore all’interno del quale inserire il dato della lunghezza del femore e ottenere preziose informazioni. È bene chiarire, come sottolinea il dottor La Monica, che CRL e lunghezza fetale non sono la stessa cosa. Il CRL, infatti

È la lunghezza dell’embrione dalla testa all’osso sacro, ma dal momento in cui crescono anche le gambe il CRL perde di significato e si parla di lunghezza fetale (che comprende anche le gambe, come quando si misura l’altezza dell’adulto.

Lunghezza del feto: cosa ci dice?

Perché è importante verificare la lunghezza dell’embrione?

Una volta che si ha la misura dell’embrione si riesce a capire a che epoca di gravidanza ci si trova e sulla base di questo pianificare tutti gli altri esami come l’ecografia per il test integrato e tutti gli esami del sangue.

Inoltre il dottor La Monica ci spiega che la misurazione della lunghezza dell’embrione è utile

Per capire se la lunghezza che vedo al momento dell’ecografia, quindi l’età ecografica della gravidanza, corrisponde a quella che si calcola sulla base della mestruazione.

Può verificarsi il caso che le due età ecografiche non corrispondano?

Può succedere. Quando c’è un’incongruenza superiore alla settimana si applica una ridatazione della gravidanza e quindi si fornisce alla donna una data presunta del parto diversa da quella che sarebbe stata sulla base della mestruazione e si prende in riferimento quella per tutto il resto della gravidanza.

Una discrepanza tra CRL misurato e CRL atteso non è assolutamente indice di patologia, poiché alcuni fattori (come banalmente l’irregolarità mestruale) fanno sì che la data del concepimento non sia individuabile con precisione sulla base della data dell’ultima mestruazione.

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