Tra i controlli ginecologici eseguiti, di routine o a seguito di condizioni specifiche, troviamo anche la cosiddetta cervicometria. Parliamo di un’indagine ecografica fondamentale per conoscere le condizioni del collo uterino.

Il termine stesso di cervicometria, infatti, indica a cosa si riferisce questo controllo: la misura (metria) del collo dell’utero (cervice). È l’esame che il più delle volte, come vedremo, viene eseguito per verificare che non siano in corso le condizioni che possono portare a un parto pretermine.

Per comprendere cos’è la cervicometria, ma soprattutto perché è importante questa particolare tipologia di indagine ecografica. Per farlo correttamente è necessario premettere una breve ma decisiva spiegazione del funzionamento dell’utero e in modo particolare della cervice. Lo abbiamo potuto fare con l’aiuto del Dottor Giulio Lanzi, medico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia.

Morfologia e funzionamento dell’utero

Dottor Lanzi, per capire la cervicometria può spiegarci com’è fatto e come funziona l’utero?

Funzionalmente parlando l’utero è diviso in due parti. Uno è il cosiddetto corpo dell’utero, che è vuoto in condizioni non gravidiche, mentre invece vi cresce dentro l’embrione e poi il feto quando la donna è gravida. L’altra è il collo dell’utero, o cervice, che ha uno scopo differente rispetto al corpo.

Il primo scopo è quello di mettere in comunicazione il corpo con la vagina, cioè con il mondo esterno. Questa comunicazione è bilaterale perché in condizioni non gravidiche serve a far uscire il mestruo durante la mestruazione e far entrare gli spermatozoi nei giorni fertili, in quanto passano proprio attraverso la cervice che ha un canale di circa 2 mm al suo interno. Questa parte durante tutta la gravidanza è chiusa per consentire che lo sviluppo avvenga in un ambiente protetto.

Al momento del travaglio e del parto questa “porta d’ingresso” non solo si deve aprire, ma deve farlo a tal punto da consentire il passaggio del bambino e in particolare la testa del neonato che mediamente misura circa 10 cm di diametro. Per permettere tutto questo il canale si dilata, ma per dilatarsi così tanto non c’è solamente un’azione meccanica, ma c’è anche una profonda modificazione biochimica delle qualità del tessuto. Questo tessuto, che di per sé è sostanzialmente consistente, duro, fibroso, si riconfigura al suo interno e diventa morbido e in grado, quindi, di sopportare il cambiamento fisico che è poi quello di aprirsi dai 2 mm fino ai 10 cm.

Come avviene questo cambiamento?

Questo cambiamento, in condizioni normali, è mediato da una serie di mediatori biochimici tra madre e bambino che indicano al collo dell’utero che si deve preparare al momento del travaglio e del parto perché la gravidanza è arrivata a termine. Il cambiamento, però, può essere indotto anche da fenomeni infiammatori o da mobilitazione del sistema del parto, ma prima del tempo, ovvero il famoso parto pretermine.

Come verificare la condizione del collo dell’utero?

Storicamente parlando, quando non c’era l’ecografia e tutti i sistemi tecnologici che oggi abbiamo a disposizione, uno dei parametri più affidabili era l’esame ostetrico in cui si andava a esplorare con le dita il collo dell’utero per saggiarne la morbidezza e valutare una eventuale dilatazione della cervice.

Questa verifica si può fare solamente dall’esterno verso l’interno e non viceversa. In realtà non è così che avviene l’eventuale dilatazione legata a una minaccia di parto pretermine, cioè un fenomeno patologico; la dilatazione in realtà, sia se è partito il segnale biochimico, sia se ci sono contrazioni anomale che non ci dovrebbero essere ma che si possono verificare, comincia innanzitutto dall’interno. E questo con il dito non si sente.

Cosa avviene in questi casi?

Quindi succede che questo canale cervicale, che mediamente parlando è lungo intorno ai 3-4 cm, se c’è ammorbidimento e contrazioni, comincia ad aprirsi dall’interno verso l’esterno divaricandosi come un imbuto. Questa imbutizzazione può essere a U, più grave, o a V e rappresentano la forma di un canale cervicale che è stato stressato e che si sta iniziando a dilatare dall’interno. In questi casi o c’è una vera imbutizzazione oppure semplicemente parte del canale viene divaricata a tal punto da divenire quasi parte del corpo uterino e il canale da 3-4 cm si accorcia in quanto viene consumato dall’interno.

Cos’è la cervicometria?

È quindi fondamentale poter verificare la condizione del collo dell’utero dall’interno. Una diagnosi “manuale” non risolve i dubbi, in quanto la parte finale (quella che il ginecologo può raggiungere con il dito) può essere in condizioni che non destano preoccupazione. A questo serve la cervicometria.

Se io vado a fare una cervicometria, e lo posso fare con l’ecografia e la sonda endovaginale, che va con l’estremità contro il collo dell’utero e restituisce un’immagine molto precisa e dettagliata, riesco a vedere se il canale cervicale è conservato, quanto è lungo e se c’è il fenomeno di imbutizzazione (funneling) che sta a significare che c’è stata qualche contrazione di troppo e/o qualche ammorbidimento di troppo.

Quando si esegue la cervicometria?

Dottor Lanzi, quando viene eseguita la cervicometria?

Se una donna si rivolge al proprio ginecologo, lamentando delle contrazioni molto forti, con una cervicometria si può vedere se il collo dell’utero è perfettamente conservato o non è patologicamente accorciato e non è dilatato dall’interno verso l’esterno, si può rassicurare la donna che le contrazioni che ha percepito sono state preparatorie e innocenti e, quindi, non hanno creato problemi e non vi è bisogno di alcuna attenzione particolare.

Se invece ci sono delle condizioni tali da costituire un problema?

Se viceversa si verifica una riduzione del collo dell’utero o c’è una vera e propria imbutizzazione bisogna intervenire per evitare che il bambino nasca troppo presto.

La cervicometria viene eseguita solamente quando la donna lamenta dei crampi o dei dolori?

Moltissimi ginecologi, ecografisti e ostetrici eseguono la cervicometria con regolarità in determinate condizioni, come durante l’esame morfologico; in ogni caso, normalmente, durante una visita di controllo se il ginecologo sente un collo troppo morbido sorge il sospetto che si siano verificate le condizioni critiche che abbiamo visto e che, quindi, sia necessario eseguire subito una cervicometria per chiarire la situazione.

Cervicometria: valori di riferimento

Quali sono i valori da valutare durante una cervicometria?

Quando dobbiamo vedere se una donna ha avuto una “minaccia” di parto prematuro o questa se minaccia sia in corso, è importantissimo vedere che il canale cervicale sia tutto conservato o che la sua lunghezza non sia pericolosamente ridotta, tipicamente intorno al 10-15° percentile.

I risultati della cervicometria: cosa fare dopo?

Una volta terminata la diagnosi e verificato che il collo dell’utero è stato effettivamente stressato cosa bisogna fare?

Si interviene farmacologicamente con farmaci che tengano più rilassato l’utero e dei supplementi a base di magnesio, del riposo o eseguire dei tamponi vaginali per verificare che non sia in corso un fenomeno infettivo, in quanto spesso a determinare le contrazioni abbiamo anche questo tipo di causa. Infine l’indicazione è quella di eseguire dei controlli più ravvicinati nel tempo, in quanto si tratta di una situazione che potrebbe evolvere.

Articolo originale pubblicato il 7 dicembre 2020

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