Parto naturale dopo un cesareo, quando è possibile

Parto naturale dopo un cesareo, quando è possibile

Fino a pochi anni fa, un cesareo pregresso costituiva di per sé una causa di cesareo programmato nelle successive gravidanza. Attualmente, invece, il parto naturale dopo un cesareo (in inglese Vbac, Vaginal birth after cesarean) viene considerata non solo una strada percorribile, ma in molti casi addirittura preferibile. Le linee guida ufficiali sul cesareo di molti paesi occidentali, inclusi Il Regno Unito, gli Usa e la stessa Italia, chiariscono, sulla base di numerosi dati scientifici, che la gran parte delle donne con un cesareo alle spalle può avere un parto vaginale, e che il rischio di complicazioni legato al Vbac, a cominciare dalla rottura d’utero, resta comunque inferiore rispetto a quello insito in un taglio cesareo, specialmente se non è il primo. La rottura dell’utero, causata da una riapertura della cicatrice del precedente cesareo, rappresenta in effetti la principale argomentazione a favore di un cesareo successivo. In realtà, questa eventualità è molto rara, e nella maggioranza dei casi rappresenta un rischio inferiore rispetto a quelli presentati da un intervento come il taglio cesareo. Per questo, il parto naturale dopo un cesareo andrebbe comunque preferito, salvo casi particolari in cui invece non è consigliabile.

Il travaglio di prova

Nel parto vaginale di una mamma con un taglio pregresso, comunque, vanno seguiti dei particolari accorgimenti. In questi casi, infatti, si parla di travaglio di prova. Sostanzialmente, questo significa che il bambino e sua madre vengono monitorati in maniera più costante rispetto a un classico travaglio (dovrebbe essere possibile travagliare in piedi o in movimento anche quando c’è l’esigenza di fare il tracciato per lunghe ore) e che la sala operatoria e l’anestesista vengono comunque preallertati, in modo da essere immediatamente disponibili e operativi in caso di emergenza. Il Vbac, in questo senso, è da considerarsi in ogni caso un “tentativo”, e la madre deve essere sempre consapevole del fatto che esistono probabilità significative di finire comunque in sala operatoria.

Parto naturale dopo un cesareo: fattori opzionali

In alcune strutture, alle madri che tentano il parto naturale dopo un cesareo non è consentito travagliare in acqua, né essere sottoposte a una induzione del travaglio se la gravidanza non si conclude spontaneamente entro il termine fisiologico (ma in realtà è possibile l’applicazione di prostaglandine per indurre il travaglio anche se c’è un travaglio pregresso). A seconda del punto nascita prescelto, inoltre, è possibile che si opti per un cesareo programmato qualora l’intervento precedente sia molto recente, e risalga a 12-18 mesi prima.

Controindicazioni per il Vbac

Le vere e proprie controindicazioni per un parto naturale dopo un cesareo sono in realtà poche e comprendono, ovviamente, tutte le condizioni cliniche che richiedono di base un taglio cesareo (feto podalico, placenta previa, condizioni patologiche della madre o del bambino per cui sia sconsigliato un parto vaginale). A parte queste circostanze, il Vbac è sconsigliato nel caso in cui la madre sia stata sottoposta a tre o più cesarei precedenti, oppure abbia subito una rottura uterina o ancora abbia sull’utero una cicatrice longitudinale o a forma di T (nei cesarei, di solito, viene effettuato un taglio trasversale). Altre controindicazioni per un parto naturale dopo un cesareo sono pregressi interventi chirurgici a carico dell’utero, come l’asportazione di fibromi della parete muscolare o della zona sotto-mucosa che abbiano determinato una cicatrice importante.