L’inquinamento riduce il successo della fecondazione assistita: la ricerca

Smog e inquinamento potrebbero ridurre la percentuale di successo delle terapie della procreazione medicalmente assistita: a stabilirlo lo studio di un gruppo di ricercatori di Seoul, in Sud Corea.
L’inquinamento riduce il successo della fecondazione assistita: la ricerca

Da anni si discute delle conseguenze dello smog sulla salute, dalla nascita all’età adulta, gravidanza compresa. La fortunata serie The Handmaid’s Tale, per citare un esempio recente, immagina un futuro in cui, proprio a causa dell’inquinamento atmosferico con conseguente drastico calo della possibilità di concepire figli, il mondo è alla deriva.

Restando all’attualità e alla scienza, lo studio della School of Medicine della Cha University e della clinica della fertilità Cha di Seoul, in Sud Corea, ha trovato una correlazione tra inquinamento e fertilità basandosi sulle percentuali di successo della procreazione medicalmente assistita (Pma).

Secondo la ricerca, apparsa sull’ultimo numero della rivista scientifica “Human Reproduction” pubblicata dalla Oxford University press, le donne maggiormente esposte all’inquinamento atmosferico mostrano inferiori probabilità di rimanere incinte con la Pma e di portare a termine la gravidanza. I ricercatori hanno esaminato 6.621 cicli di terapia di fertilizzazione in vitro (Ivf) in 4.581 pazienti con un’età media di 35 anni e residenti a Seoul (città particolarmente inquinata) tra il gennaio 2006 e il dicembre 2014.

Inquinamento a Seoul

Lo studio ha evidenziato come la percentuale di successo dei trattamenti nel centro di Pma nelle diverse fasi della fecondazione in vitro si abbassava drasticamente con l’aumento dell’esposizione ad agenti inquinanti, come pure aumentava il rischio di aborto.I ricercatori specificano che durante lo studio altri fattori, come il fumo di sigaretta, il tipo di lavoro delle donne che si sottoponevano ai trattamenti o l’analisi dello sperma dell’uomo non sono stati presi in considerazione.

Tuttavia, spiegano i ricercatori guidati da Seung-Ah Choe, nel caso di esposizione ad alcuni particolari tipi di inquinanti comuni le percentuali di successo delle terapie, in particolare nella  erano di poco superiori alla metà, il 51%. Nel 9,4% dei casi, come riporta anche l’agenzia Reuters, si è verificato un aborto “biochimico”, avvenuto cioè dopo che una gravidanza molto precoce non è stata confermata da test successivi. Nel caso di gravidanze confermate più in là nel tempo, dette intrauterine, la percentuale di aborto era del 38%.

Oltre a confermare la correlazione tra inquinamento dell’aria e insuccesso della fecondazione assistita e quindi della fertilità lo studio, sottolinea il gruppo di ricerca, avverte della necessità di prestare una maggiore attenzione alle conseguenze dello smog delle città, mentre le donne alla ricerca di una gravidanza (che sia naturale o assistita) sono invitate a ridurre quanto più possibile l’esposizione all’inquinamento, controllando i livelli della qualità dell’aria della propria città di residenza.