Cosa significa autosvezzamento

Cosa significa autosvezzamento

Arriva presto, dopo la nascita di un bambino, il momento in cui ci si prepara a vivere il grande cambiamento dell’introduzione dei primi cibi solidi. Sempre più genitori, in questa fase, si trovano a chiedersi cosa significa autosvezzamento. L’input può venire dal pediatra, da un blog, da un libro, o dall’esperienza di un’altra famiglia.

Cosa significa autosvezzamento

Ma in cosa consiste l’autosvezzamento, e in cosa differisce dallo svezzamento tradizionale? Cominciamo col dire che la dizione corretta sarebbe “alimentazione complementare a richiesta”. Secondo questo approccio, il bambino non viene nutrito con pappe preparate apposta per lui, ma ottiene libero accesso alla mensa di tutta la famiglia, opportunamente adeguata alle esigenze alimentari di un bimbo di pochi mesi. Seguendo la sua naturale curiosità per il cibo che mangiano “i grandi”, il piccolo comincia ad assaggiare spontaneamente quello che desidera, nelle quantità che desidera. Man mano che gli assaggi si fanno più consistenti, fino a costituire un pasto vero e proprio, l’alimento principale resta comunque il latte, materno o artificiale, da offrire a richiesta.

Quando cominciare l’autosvezzamento

Chi si chiede cosa significa autosvezzamento potrebbe sorprendersi, ma, a differenza dello svezzamento classico, l’alimentazione complementare a richiesta non prevede particolari regole da seguire. Le condizioni fondamentali per cominciare a proporre alimenti diversi dal latte sono che il bambino sia in grado di stare seduto da solo e abbia perso il cosiddetto riflesso di estrusione, quello che induce i lattanti a tirare fuori la lingua quando gli si avvicina qualcosa alle labbra (non si tratta, come spesso si pensa, di doversi “abituare al cucchiaino”). È fondamentale, inoltre, che il piccolo manifesti già una certa curiosità per il cibo dei suoi genitori. In media, questi cambiamenti si manifestano intorno ai sei mesi di età, ma non esistono regole precise. È comunque importante non forzare i tempi, evitando di anticipare troppo l’inserimento di alimenti diversi dal latte.

Come introdurre i cibi

Anche su questo, non esistono regole rigorose o tabelle specifiche per l’inserimento degli alimenti. Le sole condizioni da rispettare quando si sceglie l’autosvezzamento sono quella di proporre cibi salubri e di avere molta cautela nell’offrirli al bambino. In quest’ottica, vivere un autosvezzamento può essere l’occasione per migliorare la dieta di tutta la famiglia, puntando su ricette semplici prodotti di stagione, cotture salubri, condimenti leggeri ed eliminando o riducendo molto il sale. I cibi più allergizzanti possono essere proposti uno per volta, e in piccole quantità, in modo da verificare la reazione del bambino. Oltre a questo, sono necessari alcuni accorgimenti in termini di sicurezza.

Autosvezzamento: accorgimenti per la sicurezza

Spesso, chi opta per l’autosvezzamento, lo fa anche per incoraggiare l’autonomia del bambino. Si può scegliere, quindi, che il bambino tenga in mano da solo gli alimenti (pasta, verdure etc): in questo caso,  è indispensabile fare attenzione alla forma dei bocconi: mai, per esempio, offrire frutta o altri alimenti tagliati a rondelle. Mai permettere che il bambino maneggi cibi di forma sferica come olive, pomodori acini d’uva, ciliegie, mozzarelline etc. Per ridurre il rischio di soffocamento, è più sicuro tagliare frutta e verdura a bastoncini, ed evitare forme arrotondate o scivolose, che possano andare facilmente di traverso. In alternativa, è possibile schiacciare o sminuzzare i cibi prima di offrirli al bambino, ricordandosi in ogni caso che non deve mai essere perso di vista mentre mangia. È sempre consigliabile, a prescindere dal tipo di svezzamento scelto, seguire un corso sulle manovre di disostruzione pediatrica.