Il sale nello svezzamento: le linee guida per l'alimentazione di neonati e bambini

Quando introdurre il sale nello svezzamento? Quanto? Perché fa male? Ecco tutto quello che c'è da sapere secondo le linee guida.

L’introduzione del sale nell’alimentazione dei neonati e dei bambini è un argomento importante e spesso discusso tra genitori e professionisti della salute. È quindi essenziale comprendere gli effetti del sale sulla salute nell’età infantile. La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) consiglia di limitare l’uso del sale al fine di prevenire lo sviluppo di patologie, soprattutto nella fase adulta.
Vediamo quindi le modalità corrette per integrare il sale nella fase dello svezzamento e nell’alimentazione dei primi anni.

Il sodio e gli effetti del sale su neonati e bambini

La principale fonte di sodio nella nostra alimentazione è rappresentata dal cloruro di sodio (sale), un componente essenziale della dieta umana, ma il suo consumo deve essere attentamente monitorato, soprattutto nei neonati e nei bambini più piccoli. Il sodio è un minerale molto rappresentato nei fluidi extracellulari, costituisce circa il 90% di quelli presenti nel sangue, dove svolge diverse funzioni:

  • Mantiene l’equilibrio dei fluidi corporei
  • Mantiene il volume ematico
  • Mantiene l’equilibrio acido-base
  • Mantiene l’equilibrio del gradiente elettrochimico delle membrane cellulari

Nelle società occidentali non si conoscono stati di carenza da sodio, in quanto quest’ultimo è largamente rappresentato negli alimenti, specialmente in quelli conservati. Basti pensare che ogni grammo di sale contiene ben 0,4 grammi di sodio. Un recente studio MINISAL-children ha messo in evidenza come il consumo di sale sia troppo alto nell’alimentazione dei bambini, rispetto al fabbisogno giornaliero. L’eccesso di sale nella dieta dei più piccoli, che inizia spesso già dallo svezzamento, è particolarmente dannoso, in quanto con esso iniziano a determinarsi quelle alterazioni a carico della parete dei vasi sanguigni, che col tempo condurranno alle conclamate patologie vascolari.

Infatti in questa fascia d’età, i reni non sono completamente sviluppati e non sono in grado di eliminare eccessive quantità di sodio. L’eccesso di sale può sovraccaricarli e causare problemi di salute sul lungo termine.

Nel documento dell’Oms “Guideline: Sodium intake for adults and children” si legge

La riduzione dell’assunzione di sodio ha ridotto significativamente la pressione sanguigna sistolica e diastolica negli adulti e nei bambini. La riduzione della pressione sanguigna è stata rilevata in un’ampia gamma di livelli di assunzione ed era indipendente dall’assunzione di sodio al basale. Ridurre l’assunzione di sodio a <2 g/giorno era più vantaggioso per la pressione sanguigna rispetto a ridurre l’assunzione di sodio ma consumando comunque >2 g/giorno. La riduzione dell’assunzione di sodio non ha avuto effetti avversi significativi sui lipidi nel sangue, sui livelli di catecolamine o sulla funzionalità renale. Una maggiore assunzione di sodio era associata a un rischio più elevato di ictus incidente, ictus fatale e malattia coronarica fatale. Non è stata riscontrata alcuna associazione tra l’assunzione di sodio e la mortalità per tutte le cause, le malattie cardiovascolari incidenti e le malattie coronariche non fatali. Tuttavia, la forte relazione positiva tra pressione sanguigna e questi risultati fornisce prove indirette che la riduzione dell’assunzione di sodio può migliorare questi risultati attraverso un effetto benefico sulla pressione sanguigna.

Non solo dunque: il consumo eccessivo di sale durante l’infanzia può predisporre i bambini a sviluppare in età adulta ipertensione (pressione alta). Ma l’abitudine al consumo quotidiano di cibi troppo sapidi può condizionare le loro preferenze alimentari, spingendoli a preferire alimenti ricchi di sale anche in futuro, un’abitudine che potrebbe aumentare i rischi della salute cardiovascolare.

Sebbene sia vero che in quantità adeguate il sale aiuti a mantenere l’equilibrio elettrolitico del corpo (essenziale per il funzionamento dei muscoli e dei nervi), i bambini piccoli di solito ricevono abbastanza sodio dal latte materno o dal latte artificiale e, in seguito, dai cibi solidi senza aggiunta di sale.

Il sale nello svezzamento: le linee guida

Le linee guida per l’introduzione del sale durante lo svezzamento sono chiare: è importante limitarne l’assunzione per proteggere la salute dei bambini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non aggiungere sale nella preparazione di alimenti destinati all’infanzia almeno per tutto il primo anno di vita. I lattanti ottengono tutto il sodio necessario dal latte materno o da quello artificiale, per questo gli alimenti complementari preparati in casa non dovrebbero contenere sale aggiunto ed è importante assicurarsi che i prodotti confezionati siano privi di sale aggiunto.

Anche dopo il primo anno di età, l’OMS raccomanda di mantenere bassa l’assunzione di sale. Le linee guida consigliano infatti di non superare la dose massima di 2 grammi giornalieri. Solo a partire dai 7-11 anni di età, la quota di sale potrà essere aumentata arrivando quasi al fabbisogno giornaliero stimato per l’adulto (circa 5 g/die).

La World Action on Salt & Health della Queen Mary University of London raccomanda che i bambini di età compresa tra 1 e 3 anni non consumino più di 2 grammi di sale al giorno, corrispondenti circa a 0,8 grammi di sodio. Nella fascia d’età 4-6 anni i bambini non dovrebbero consumare più di 3 grammi di sale al giorno (circa 1,2 grammi di sodio). Anche in seguito, è importante non eccedere con le quantità di sale, poiché il consumo eccessivo può avere effetti dannosi a ogni età.

Secondo un documento della Società di Nutrizione Tedesca, l’apporto adeguato di sodio per i bambini è

da 1 a meno di 4 anni: 0,4 g/giorno; da 4 a meno di 7 anni: 0,5 g/giorno; da 7 a meno di 10 anni: 0,75 g/giorno; da 10 a meno di 13 anni: 1,1 g/g; da 13 a meno di 15 anni: 1,4 g/giorno; da 15 a meno di 19 anni: 1,5 g/giorno.

Quando si acquistano alimenti confezionati, è importante leggere attentamente le etichette nutrizionali per controllare il contenuto di sale, preferendo prodotti a basso contenuto di sodio.

Quando e come introdurre il sale nell’alimentazione?

L’introduzione del sale nella dieta dei bambini deve avvenire con cautela e consapevolezza. Come abbiamo visto, prima dei 12 mesi il sale non dovrebbe essere aggiunto agli alimenti dei neonati.

Dopo il primo anno, può essere introdotto in piccole quantità, seguendo le linee e consultando il pediatra o uno specialista dell’alimentazione pediatrica se si hanno dubbi sul fatto che le modifiche siano appropriate e sicure.

Il sale deve essere introdotto gradualmente, iniziando con piccolissime quantità e preferibilmente attraverso alimenti naturali che contengono sodio, come verdure e carni fresche, piuttosto che cibi processati.

Preparare pasti freschi in casa permette di controllare meglio il contenuto di sale: frutta e verdure fresche, carni magre e pesce fresco, cereali e integrali sono tutti alimenti che contengono quantità limitate di sodio. Utilizzare erbe e spezie per insaporire i cibi –basilico, prezzemolo, origano, curcuma e zenzero – permette di aggiungere sapore senza dover aggiungere sale.

È importante evitare e in seguito limitare cibi confezionati e i fast food, che spesso contengono elevate quantità di sodio: non solo patatine, salatini e frutta secca salata (come le noccioline) ma anche zuppe in scatola, salse e pasti pronti, salumi e formaggi stagionati e cibi processati. Per questo, si deve insegnare ai bambini l’importanza di una dieta equilibrata, per aiutare a instaurare abitudini alimentari sane che li accompagneranno nel corso della vita, aiutando a prevenire problemi di salute a lungo termine.

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  • Alimentazione