Sipps: alimentazione complementare, pappe non prima dei 6 mesi e nessun cibo proibito

I temi affrontati nel XXXIII Congresso nazionale della Sipps riguardano in particolare l'alimentazione complementare nei bambini: cos'è e le raccomandazioni per i genitori su come avviarla.

Durante il XXXIII Congresso nazionale della Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), dedicato al tema: Mete vicine… tra sguardi ancora ‘distanti’si è discusso a lungo dell’alimentazione complementare del neonato nonché sull’educazione alimentare dei bambini.

Nel Documento intersocietario sull’Alimentazione complementare promosso dalla Sipps in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), la Società Italiana Di Nutrizione Pediatrica (Sinupe), la Società Italiana Developmental Origins of Health and Disease (SIDOHaD) gli argomenti affrontati sono stati molti: dalla differenza tra autosvezzamento e alimentazione complementare sino a come e quando iniziare lo svezzamento, gli specialisti sono concordi su un fatto: Pappe non prima dei 6 mesi e nessun cibo proibito”.

Sipps: le raccomandazioni sull’alimentazione complementare

All’interno del Documento intersociatario che ha visto la partecipazione di oltre 52 autori differenti, il segretario Sipps, la Dott.ssa Maria Carmen Verga, pediatra, ha dichiarato:

Durante il Congresso, abbiamo risposto a una serie di quesiti elaborando delle raccomandazioni rivolte non solo ai pediatri ma anche ai genitori e a tutti gli operatori che si occupano di nutrizione infantile.

Tra le diverse raccomandazioni esplicate dalla pediatra Verga, una delle principali riguarda l’età in cui introdurre l’alimentazione complementare. Quest’ultima indica l’introduzione di altri alimenti in aggiunta al latte (materno o artificiale) nella dieta del bambino, più comunemente nota come svezzamento.

Un dato ormai acquisito è che l’alimentazione complementare non deve iniziare prima dei 4 e dopo i 7 mesi, perché dopo quell’età il solo latte diventa insufficiente per il bambino e perché andando oltre diventa più difficile abituarlo a un’alimentazione diversa.

Su questo punto esiste ancora una piccola incertezza tra gli specialisti di nutrizione pediatrica, ma sottolinea la Dott.ssa Verga:

Dalla revisione della letteratura che abbiamo effettuato, abbiamo rilevato che anticipare questa alimentazione prima di sei mesi compiuti non porta alcun vantaggio al bambino e gli toglie una quota di latte materno che non serve solo ad alimentarlo ma a fornirgli elementi noti e ignoti utili anche allo sviluppo cerebrale, all’immunità e a tante altre funzioni.

Tutto quello che c'è da sapere sul latte materno

Allattamento esclusivo e artificiale: quando aspettare prima dell’avvio dell’alimentazione complementare

Un’ulteriore raccomandazione in merito all’alimentazione complementare evidenziata dal Sipps riguarda, invece, il tema dell’allattamento e la differenziazione a seconda che il bimbo prenda latte in polvere o materno. Come suggerisce la pediatra Verga:

Quella di mantenere l’allattamento al seno in modo esclusivo fino ai sei mesi e dare quanto più latte materno possibile è una raccomandazione forte. Nel caso dell’allattamento artificiale, la raccomandazione è meno categorica perché la formula non ha tutti i vantaggi del latte materno.

Anche in questo caso, tuttavia, è bene mantenere solo il latte fino ai sei mesi perché sostituirne una parte con la pappa significa dare calorie in più che non sono necessarie se il bambino sta crescendo bene.

Se il bebè è alimentato con latte artificiale, essendo questo ricco di proteine, nel momento in cui si introduce l’alimentazione complementare si può evitare di dare la carne, per evitare un sovraccarico di proteine, ritenute dannose per la salute.

Mentre, nel caso in cui il bimbo sia alimentato con latte materno, invece, un apporto proteico in più può essere utile alla salute del neonato.

Alimentazione responsiva: quello che c’è da sapere

Nel documento pubblicato dalla Sipps, si introduce anche l’argomento dell’alimentazione responsiva. Questo tipo di alimentazione, fa sapere la Dott.ssa Maria Carmen Verga:

Recepisce i segnali di fame e di sazietà del bambino e non lo obbliga a una nutrizione standardizzata, decisa dai genitori o dal pediatra. Viene rispetta, quindi, la sua esigenza fisiologica, come dovrebbe avvenire anche durante l’allattamento.

Questo tipo di alimentazione è consigliata solo se si hanno, da parte dei genitori, ben chiare le porzioni di cibo da dare al proprio bimbo in base all’età di quest’ultimo. L’unico “problema” infatti, è dipeso proprio dalle quantità in eccesso che spesso i genitori danno al bimbo.

L’alimentazione responsiva non deve però introdurre abitudini alimentari sbagliate, per esempio, lasciando che il piccolo mangi in continuazione. Affinché ciò non avvenga, è necessario che i genitori definiscano delle fasce orarie a cui far corrispondere i pasti:

  • colazione;
  • pranzo;
  • merenda;
  • cena.

Inoltre, è necessario valutare attentamente anche le abitudini alimentari all’interno della famiglia stessa prima di iniziare inizializzare il bimbo all’alimentazione responsiva. A tal riguardo, la Dott.ssa Verga spiega:

Il pediatra deve realisticamente tener conto del fatto che in molte famiglie si segue un’alimentazione non corretta, soprattutto in quelle di basso livello socio-culturale: l’alimentazione complementare del bambino può essere quindi una preziosa occasione per favorire un’alimentazione più sana, e, non ultimo, anche per cercare di ridurre le disuguaglianze, di cui la salute è uno dei fattori più importanti.

Sipps: “Nell’alimentazione complementare non ci sono alimenti da evitare”

Nel documento intersocietario è evidente che nell’alimentazione complementare non ci siano alimenti da evitare nei primi due anni ma ciò che si raccomanda è di variare l’alimentazione quanto più possibile, introducendo dopo i sei mesi anche quegli alimenti definiti potenzialmente allergizzanti quali:

  • uovo;
  • arachidi;
  • pesce: (da evitare solo quelli di grandi dimensioni maggiormente propensi ad accumulare inquinanti);
  • pesche.

Questo è ritenuto importante poiché ritardare l’introduzione di tali alimenti può aumentare il rischio di allergie alimentari.

In ultimo, ciò che bisogna rispettare per avviare un’alimentazione complementare giusta sono:

  • la qualità del cibo;
  • la quantità di cibo;
  • la frequenza con cui viene offerto il pasto;
  • la modalità di cottura: senza sale e con olio extravergine di oliva a crudo;
  • la stagionalità dei prodotti.

Abituare i bambini a nuovi sapori non è sempre facile. I genitori devono sapere che il proprio bimbo per abituarsi ed apprezzare un nuovo sapore necessita anche 30 assaggi. Inoltre, chiarisce la pediatra:

Bisogna considerare che dai 18 mesi e fino ai 2/3 anni, circa, i bambini entrano in una fase di opposizione che è indicativa della maturazione del carattere, diventano persone e quindi esprimono la loro volontà. Ma siccome quest’ultima non sempre corrisponde a ciò che è bene per loro, i genitori non devono farsi scoraggiare dall’ostinazione e dalle forti opposizioni dei figli.

Il documento intersocietario punta l’attenzione prima di tutto sull’affrontare la questione dell’alimentazione complementare dal punto di vista scientifico perché la nutrizione è uno dei principali determinanti di salute, il che vuol dire che adottando un’alimentazione sbagliata la nostra salute viene compromessa. Questo, poi, vale ancora di più quando si parla della salute e della vita di un bambino piccolo.

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  • Alimentazione