Autosvezzamento: cos’è e come funziona

Autosvezzamento: cos’è e come funziona

Di solito se ne parla semplicemente come autosvezzamento, anche se la dicitura corretta sarebbe “alimentazione complementare a richiesta”. Si tratta di un’alternativa al classico svezzamento a base di farine e omogeneizzati, e prevede che il bambino abbia libero accesso alla mensa di tutta la famiglia e, animato dalla sua naturale curiosità per il cibo che mangiano i genitori,  assaggi spontaneamente quello che desidera nelle quantità che desidera. Fino a che gli assaggi di cibo solido non arrivano a costituire un pasto vero e proprio, l’alimento principale rimane il latte, materno o artificiale, da offrire a richiesta.

Le “regole” da seguire per portare avanti un autosvezzamento sono poche e semplici. Prima di tutto, il bambino deve essere in grado di stare seduto bene da solo e deve aver perso il riflesso di estrusione della lingua, ovvero quel riflesso che lo porta a tirare fuori la lingua quando gli si avvicina qualcosa alle labbra. Di solito questo avviene intorno ai sei mesi, ma per alcuni bambini si verifica anche più tardi.

Per cominciare a offrire alimenti solidi al lattante, inoltre, bisogna aspettare che ci sia da parte sua un evidente interesse per il cibo stesso, in modo che gli assaggi avvengano in modo del tutto spontaneo. Durante i pasti si dovrebbero evitare elementi di “distrazione” come la tv e i giocattoli e, preferibilmente, non si dovrebbe imboccare il bambino, cui va data invece la possibilità di sperimentare in autonomia, prendendo il cibo direttamente con le mani o con le posate.

Fondamentale, nell’ottica di un autosvezzamento, è poi la salubrità degli alimenti portati in tavola. La scelta deve ricadere su prodotti di stagione, preparati con sistemi di cottura leggeri, conditi poco e con pochissimo (o niente) sale. I menu possono essere bilanciati seguendo la classica piramide alimentare alla base della dieta mediterranea, con molta frutta e verdura, cereali, meglio se non raffinati, legumi, pesce, latticini, uova e poca carne.

Per quanto riguarda invece le allergie, l’alimentazione complementare a richiesta si basa su diversi studi secondo i quali la somministrazione ritardata dei prodotti allergizzanti non serva a modulare la risposta del sistema immunitario, né a proteggere il bimbo da eventuali rischi. Per appurare l’eventuale presenza di intolleranze o fenomeni allergici, è consigliato proporre gli ingredienti a rischio, come glutine, uovo, pesce, fragole, etc, uno alla volta e in piccole quantità, osservando eventuali reazioni del bambino.

Dal punto di vista della sicurezza, infine, bisogna sempre sorvegliare scrupolosamente il bambino durante i pasti, evitando che corra o giochi mentre mangia. Volendo, all’inizio si può schiacciare o sminuzzare il cibo, variando progressivamente la consistenza. I bambini autosvezzati riescono di solito a gestire gli alimenti solidi prima e meglio dei piccoli abituati a mangiare le classiche pappe, dosando in autonomia i bocconi e sfruttando il riflesso della tosse per risolvere eventuali problemi. In ogni caso, è molto importante proporre il cibo in maniera sicura, evitando di tagliarlo a rondelle e suddividendo sempre in tante parti gli alimenti tondeggianti. Frequentare un corso di disostruzione pediatrica è sempre una scelta molto raccomandabile, a prescindere dal tipo di svezzamento scelto per i propri figli.