Sofferenza psichica del feto

Sofferenza psichica del feto

È possibile parlare di sofferenza psichica del feto e perché? Il nascituro, di cui noi cogliamo soltanto il comportamento esteriore, è dotato di capacità percettive ed emotive. L’intensità del vissuto fetale emerge spesso dal racconto di pazienti psicotici come testimoniano i protocolli dello psichiatra e psicoanalista svizzero Gaetano Benedetti (Ludwig Janus).

Da uno studio della dott. Alessandra Piontelli: “Gianni nel grembo materno si muoveva appena. Stava quasi sempre rannicchiato in un angolo dell’utero con il viso coperto dalle braccia e dalle mani. Sembrava quasi che anche le gambe gli servissero per proteggersi il viso. Ma egli non sembrava tranquillo nella sua immobilità. Essa sembrava dipendere se non da uno stato di panico, per lo meno da una grande tensione: … egli assomigliava ad un quadro di Munch…”.

Così come una persona adulta aumenta o diminuisce il battito del proprio cuore e il proprio stato motorio se è triste o allegra, anche il feto aumenta e/o diminuisce la propria frequenza cardiaca e il suo movimento si fa più o meno intenso se in un particolare momento lui e/o la sua mamma sono allegri o tristi.

Per parlare di sofferenza psichica del feto è necessario parlare di vita psichica del feto e in particolare soffermarci sugli stati dell’io prenatale. L’io è ciò che ci permette di entrare in contatto con il mondo esterno, è la somma di quello che pensiamo e proviamo, rappresenta le nostre emozioni, i nostri desideri, le nostre pulsioni. L’io è il risultato dell’esperienza e non appena un soggetto possiede le caratteristiche fisiche e biologiche per interagire allora possiede un suo Io.

L’Io prenatale è il progenitore dell’Io del soggetto. Gli stati dell’io prenatale sono pezzi di esperienza presente e passata; durante la gestazione il feto è continuamente interessato da flussi esperenziali che danno consistenza al suo Io: le stimolazioni, le emozioni, il rapporto col mondo intrauterino e con il mondo esterno, sono forze coinvolte nella maturazione psichica.

Quindi possiamo dire che la vita psichica inizi nel periodo prenatale e che un bambino si sviluppa anche come comunicazione e relazione. Il bambino è un essere profondamente relazionale, in grado di comunicare e di dare e ricevere amore; egli è il ‘primo attivatore della relazione’ (Gabriella Ferrari).

Grazie alle sue capacità sensoriali il feto ha esperienze di contatto (verso l’esterno, l’interno, nella relazione). ‘Tutto il contatto è adattamento creativo tra organismo e ambiente (Perls, Hefferline, Goodman, 1997). Il feto ha capacità creative ed è consapevole nel dare una risposta volontaria. Riconoscere al feto queste competenze e la volontarietà, significa riconoscergli una vita psichica, un’identità biologia, psicologica ed emotiva.

Bibliografia

  • Pier Luigi Righetti, “Elementi di psicologia prenatale“, Ed. Magi
  • Ludwig Janus, “Come nasce l’anima“, Ed. Mediterranee
  • Rivista ‘Educazione Prenatale’, giugno 2004