Monitoraggio in gravidanza: la cardiotocografia - GravidanzaOnLine

Monitoraggio in gravidanza: che cos’è e come si esegue

Il monitoraggio in gravidanza, meglio noto come cardiotografia o monitoraggio cardiotocografico, serve per valutare il benessere materno-fetale durante le ultime fasi della gravidanza. È un esame diagnostico semplice e non invasivo, viene eseguito dall'ostetrica, dura circa 20 minuti ed è utile per registrare il battito cardiaco fetale.

Si chiama cardiotocografia (CTG) o “non stress test”, o più semplicemente “tracciato“, il monitoraggio in gravidanza, un esame diagnostico ecografico eseguito sulla pancia della mamma al fine di monitorare il benessere materno-fetale.

È un esame semplice e non invasivo di breve durata, solitamente circa 20 minuti. Viene eseguito con maggiore frequenza durante le ultime settimane di gravidanza prima del parto, in genere dalla 37^ settimana.

Il monitoraggio cardiotocografico è una esame sicuro: non presenta alcun rischio per il feto né per la madre.

Monitoraggio gravidanza o cardiotocografia: cos’è e a cosa serve?

La cardiotocografia è un esame estremamente importante poiché permette di ottenere informazioni sullo stato di benessere sia della madre che del feto. Nello specifico, il monitoraggio analizza due parametri importanti nelle ultime settimane di gravidanza e nel travaglio:

L’esame si esegue con l’utilizzo di un monitor e due trasduttori (oppure 3, in caso di gravidanza gemellare). Attraverso le manovre di Leopold, l’ostetrica individua il dorso fetale a cui corrisponde il cuore del feto. Quindi, provvede a posizionare i trasduttori sulla pancia della mamma e a fissarli con delle bande elastiche.

Uno dei due trasduttori viene posizionato in prossimità del dorso fetale: si esegue, così, una sorta di elettrocardiogramma del feto. Il monitor serve per visualizzare l’andamento dell’attività cardiaca fetale e la sua frequenza. In caso di salute fetale, il numero dei battuti è di circa 120/160 battiti al minuto. Il rumore che si rileva durante l’esame corrisponde al battito cardiaco del feto.

L’altro trasduttore registra, invece, l’attività contrattile uterina che viene visualizzata sul monitor e stampata a fine esame.

Monitoraggio gravidanza: quando si esegue?

La cardiotografia (CTG) si può eseguire precocemente sin dalla 30^ settimana di gestazione in caso di ridotto accrescimento fetale o in caso di patologie materne specifiche quali il diabete gestazionale o ipertensione gravidica. Viene comunque consigliata a partire dalla settimana 37 a cadenza settimanale e in assenza di variazioni nello stato di salute della madre e del feto, fino alla data presunta parto.

Oltre questa data, l’esame richiede una frequenza maggiore. È possibile eseguire la CTG anche durante il travaglio attivo (fase II).

Lo svolgimento della CTG per il monitoraggio materno-fetale, quindi, si esegue nelle ultime settimane di gravidanza, ma anche durante il parto stesso, al fine di monitorare condizioni difficili fetali ad alto rischio.

Monitoraggio a fine gravidanza e in travaglio

È possibile utilizzare il monitaggio cardiotocografico sia nelle ultime settimane di gravidanza che durante la fase di travaglio, ove ve ne sia necessità. Può essere utilizzato sia in caso di parto naturale, sia in caso di parto indotto per valutare il benessere fetale.

Gli specialisti che assistono la partoriente possono così avere maggiori dati per capire quale direzione seguire per il parto. In caso di difficoltà, infatti, l’ostetrica e il ginecologo possono suggerire l’induzione al parto o, in casi gravi, il taglio cesareo con urgenza.

In condizione pre-partum, ossia nelle settimane precedenti alla dpp (data presunta parto), la cardiotocografia è un esame molto frequente. Una volta superata la dpp, se la madre e il feto presentano buone condizioni di salute, l’esame viene eseguito a giorni alterni fino a 10 giorni dopo la dpp, ossia fino alla alla settimana 41+3. Superata questa soglia temporale, si consiglia il parto indotto.

In condizione intrapartum, ossia durante il travaglio/parto, il monitoraggio fetale, ove e quando possibile, è raccomandato in tutti i casi a rischio di ipossia/acidosi fetale. Il principale obiettivo del monitoraggio fetale in questo momento si esegue proprio al fine di evitare esiti neonatali avversi.

Esistono, infatti, diverse complicanze che possono insorgere durante il parto, sia di origine materna che fetale, che possono causare ipossia fetale e richiede interventi specifici e immediati.

Qualora si esegua il monitoraggio cardiotocografico durante la fase attiva di travaglio, l’esame ha una durata maggiore e può essere ripetuto a distanza di breve tempo. In base alle condizioni della paziente e del feto, il ginecologo può decidere di procedere con il “monitoraggio in continua”, ossia un monitoraggio continuo e senza interruzioni. La “CTG in continua” si esegue solo in caso di specifica indicazione durante la fase attiva del travaglio.

Monitoraggio gravidanza e cardiotocografia: i risultati

In condizioni standard di buona salute materno-fetale, il cuore del feto reagisce prontamente alle contrazioni uterine. Questo significa che al verificarsi di una contrazione, il cuore fetale reagisce con una variazione nella frequenza del battito (accelera o decelera).

L’accelerazione del battito in concomitanza a una contrazione è da considerarsi un risultato positivo (in caso contrario, sono opportuni approfondimenti concordati con l’ostetrica o il ginecologo). Il range fisiologico del battito cardiaco fetale è 120:160 battiti al minuto, ossa circa il doppio rispetto al ritmo cardiaco dell’adulto.

Sta allo specialista, quindi, valutare il risultato e, se è il caso, intervenire anticipando il parto con induzione oppure optando per il parto cesareo.

Per quanto riguarda la valutazione delle contrazioni uterine, si considerano fisiologiche se presenti in numero ridotto (5 contrazioni) all’interno di una giornata di 24 ore. Nel caso il tracciato del cardiotocografo segnasse un numero maggiore, sta anche questa volta allo specialista decidere come intervenire.

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