Violenza ostetrica, le testimonianze delle donne - GravidanzaOnLine

“Ditemi se è normale”: quando la violenza entra in sala parto

Per "violenza ostetrica" si intendono le forme di violenza fisica e psicologica subite dalle donne, durante il travaglio e il parto, da parte del personale sanitario. Ecco i racconti di tre mamme che l'hanno subita.

Schernite nel momento di massima vulnerabilità, non più padrone del proprio corpo e non più autonome, incapaci di comprendere fino in fondo cosa sta succedendo perché nessuno si preoccupa di informarle. O di chiedere il loro consenso prima di effettuare interventi medici non necessari e – anzi – da evitare.

Quando si parla di violenza ostetrica e ginecologica ci si riferisce alle pratiche subite dalle donne durante le visite mediche non in situazioni di emergenza, e soprattutto durante il travaglio e il parto, momenti più a rischio proprio per la difficoltà della donna di decodificare fino in fondo quel che succede.

Come si manifesta la violenza ostetrica

Secondo l’indagine – diventata punto di riferimento quando si parla di violenza ostetrica – promossa dall’Osservatorio sulla violenza ostetrica e condotta da Doxa, circa due mamme su 10 riferiscono di avere subito una qualche forma di violenza fisica o psicologica durante il parto: offese e umiliazioni, ma anche pratiche mediche da tempo sconsigliate come episiotomia e manovra di Kristeller.

Di recente il Consiglio d’Europa è intervenuto per ribadire che la violenza ostetrica è a tutti gli effetti una forma di violenza sulle donne, spesso sottovalutata dalle donne stesse, che subiscono maltrattamenti psicologici e fisici ma non sanno come reagire né come comportarsi dopo.

Sulla nostra pagina Instagram abbiamo chiesto alle mamme di raccontarci le loro esperienze: quello che è emerso è un elenco di atti di violenza fisica o psicologica che lascia una forte amarezza, quando non veri e propri segni fisici.

Uno strumento importante per chi si prepara a partorire è la stesura del piano del parto: un insieme di richieste che, se possibile (rimangono escluse ovviamente le situazioni di emergenza), dovrebbero venire rispettate dal personale sanitario.

E che, soprattutto, aiuta ad avere una maggiore consapevolezza riguardo quello che può accadere in sala parto e in particolare su quali procedure possono essere applicate, quali possono essere le complicazioni, ma anche su quel che accade dopo il parto, se ad esempio si vuole tenere con sé il bambino per la prima poppata (il cosiddetto skin-to-skin).

Le pratiche negative e dannose, tuttavia, entrano ancora in alcune strutture: l’intento non è di creare allarmismo tra le donne che si preparano a partorire, ma di diffondere una cultura della consapevolezza dei propri diritti, per riconoscere i comportamenti anomali. Ecco perché l’Organizzazione mondiale della sanità avverte:

Resoconti sui trattamenti irrispettosi e abusanti durante il parto nelle strutture ospedaliere includono l’abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l’abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso realmente informato, il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare.

Le testimonianze delle mamme

La violenza ostetrica si manifesta in diversi modi, come mostrano i racconti di alcune mamme che hanno partorito da poco (abbiamo modificato i loro nomi per rispetto della privacy). Alessandra racconta:

Con le acque rotte l’ostetrica non credeva avessi dolore forte nonostante vomitassi dal dolore, per due ore abbondanti mi ha ignorata prendendomi in giro con le altre compagne di stanza, non mi faceva chiamare il mio compagno per dirgli di venire. Alla fine del suo turno mi hanno visitata e il tracciato ha evidenziato sofferenza cardiaca della bambina e portata di urgenza in sala parto. Ero di 10cm e si vedeva già la testa. Alla fine mi hanno dato 20 punti ma fortunatamente lei stava bene. Non l’ho denunciata solo perché è andata bene, ma MAI più.

Monica ci scrive:

Avevo 19 anni e non sapevo neanche determinate cose, così mi hanno lasciata in balia del dolore. Una volta entrata in sala parto l’ostetrica gentilmente mi ha detto che avevo troppe smagliature. Poi mi ha fatto un’episiotomia non richiesta e non necessaria visto che il mio è stato un parto prematuro a 34 settimane, infine mi ha detto che mi ero lacerata io. Solo dopo nel leggere il referto delle dimissioni mi sono informata e ho scoperto che in realtà era lei che mi aveva tagliata. Non ho per niente un bel ricordo. Il mese prossimo dovrò affrontare il secondo parto e mi auguro sia diverso.

Eleonora ricorda:

Sono andata in ospedale a 40 settimane esatte perché non mi sentivo molto bene quella mattina. Mi fecero il tracciato e nessuna contrazione era presente. L’ostetrica mi visitò e già durante la visita sentii dolore. Lo faccio presente e lei mi guarda e insiste nel visitarmi e mi fa lo scollamento delle membrane. Un dolore assurdo. Una violenza con le mani. Ovviamente mi sono opposta ma con la forza di chi aveva le gambe all’aria e un pancione di 14 kg. Ho 24 anni e non li dimostro, e alla visita ero accompagnata da mia mamma e l’ostetrica spiegò a mia mamma cosa mi sarebbe potuto accadere nelle ore successive. Io son tornata a casa piangendo perché non è stata una bella situazione e sensazione. Questo è stato tremendo per la mia situazione psicologica perché mi ha indotto a modo suo le contrazioni facendomi partorire il giorno dopo, ma io non riuscivo a non pensare a quel gesto di cui non ero stata minimamente informata. Ovviamente, come non dovrebbe invece essere, mi hanno praticato l’episiotomia e la manovra di Kristeller. Senza chiedere il mio consenso e senza informarmi di quello che stavano facendo. Il bimbo me lo hanno dato, dopo due secondi se lo sono anche preso e mi hanno ricucita e ripulita. Ancora una volta una sensazione bruttissima con dolori e fastidi, 2 o 3 non ricordo bene siringhe di anestesia locale senza nessun risultato perché io alla fine dei conti ho sentito tutto. Ho provato ad avere rapporti con mio marito dopo due mesi da parto perché prima avevo molta paura. Sentivo forti dolori e non ero per niente rilassata perché sentirmi toccata mi infastidiva e mi riportava alla mente questi due episodi per me bruttissimi.

Gli avvertimenti dell’Oms

A porre l’attenzione sulla violenza ostetrica è stata la stessa Organizzazione mondiale della Sanità: “Molte donne nel mondo sono sottoposte a trattamenti irrispettosi, abusivi o negligenti durante il parto nelle strutture sanitarie”.

Ci sono poi alcune categorie maggiormente a rischio, continua l’OMS:Adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi”.

Eppure, continua il documento, “ogni donna ha il diritto al migliore standard di salute possibile, che include il diritto all’assistenza dignitosa e rispettosa durante la gravidanza e il parto, così come il diritto ad essere libera dalla violenza e dalla discriminazione. Abuso, negligenza o mancanza di rispetto durante il parto possono condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna.

Ti è stato utile?
Rating: 4.8/5. Su un totale di 5 voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Parto
  • Servizi e diritti