Come riconoscere i nei maligni in gravidanza e cosa fare - GravidanzaOnLine

Come riconoscere i nei maligni in gravidanza e cosa fare

I nei sono macchie cutanee spesso innocue ma che, specie in gravidanza, possono rappresentare un serio campanello d'allarme di un problema che, se affrontato, può essere risolto.

Fenomeni che solitamente vengono considerati normali o poco preoccupanti (anche se tale tranquillità non è del tutto giustificata) acquistano un’importanza enormemente maggiore nelle donne che aspettano un bambino. Uno dei casi più significativi in questo senso è quello legato ai nei maligni nelle donne in gravidanza.

La pelle, l’organo più esteso del corpo umano, subisce enormi sollecitazioni e trasformazioni durante i mesi della gravidanza ed è necessario prestare la massima attenzione a qualsiasi tipo di cambiamento. Questo non per creare facili allarmismi, ma per evitare di sottovalutare la condizione in cui si trova.

Nei maligni: cosa sono?

Per comprendere cosa sono i nei maligni è innanzitutto specificare cosa sono i nei. Innanzitutto è opportuna una precisazione terminologica. La parola neo, infatti, è l’espressione popolare di nevo (dal latino “nevus”) che è invece il termine medico che indica questo fenomeno. I nevi, quindi, sono delle macchie che si formano sulla pelle.

Di per sé i nevi non sono motivo di preoccupazione, tanto che ogni persona, mediamente, ne ha un numero compreso tra i 10 e i 40. La formazione dei nei è dovuta alla melanina, il pigmento che svolge la funzione di colorazione della pelle.

L’accumulo di melanociti (le cellule che producono la melanina) può degenerare e divenire un tumore. In questi casi, che solo una piccolissima parte, si parla di nei maligni.

Nei maligni: come riconoscerli

La diffusione dei nei maligni, come anticipato, ha un’incidenza molto bassa (circa il 5% di tutti i tumori della cute), ma è in forte aumento (studi dimostrano un raddoppio delle diagnosi). Per questo motivo è fondamentale saperli riconoscere.

Sono due i sintomi principali che possono far sospettare la presenza di un melanoma: la formazione di un nuovo neo o il cambiamento di uno già presente. Per poter riconoscere i nei, quindi, è fondamentale sapere quali sono presenti sul proprio corpo, in modo da rilevare immediatamente un’eventuale novità.

Per quel che riguarda il riconoscimento dei cambiamenti dei nei si usa l’acronimo ABCDE. Questo indica le 5 caratteristiche che possono indicare che il neo in questione sia un melanoma. ABCDE, quindi, sta per:

  • A – Asimmetria: I nei benigni, generalmente, hanno una forma circolare. Forme non simmetriche, quindi, possono essere un sintomo di un’anomalia;
  • B – Bordi: Sono irregolari nei casi dei nevi maligni;
  • C – Colore: Se è variabile, specie all’interno del neo;
  • D – Dimensioni: Se aumentano come spessore e come larghezza
  • E – Evoluzione: Se cambia rapidamente aspetto.

Tali indicazioni valgono anche quando si vuole riconoscere i nevi maligni nei bambini. Questa sorta di autodiagnosi è preziosa per individuare tempestivamente eventuali cambiamenti e potersi rivolgere a un dermatologo per un’analisi completa e approfondita. Per poter diagnosticare in maniera certa che si tratti di un tumore è necessario ricorrere alla biopsia.

Successivamente, in caso di esito positivo, si ricorre ad altri test (TAC, radiografia del torace, risonanza magnetica, eccetera) grazie alle quali avere una maggiore precisione della diffusione e localizzazione del melanoma cutaneo.

Le possibili conseguenze dei nei maligni

Prima di passare in rassegna le possibili conseguenze dei nei maligni nelle donne in gravidanza è opportuno sottolineare, come fatto dalla Fondazione Veronesi, che “non è la gravidanza a far venire il melanoma. Piuttosto questa particolare fase della vita può accelerare un processo già in atto”.

Qualora i nei maligni non vengano diagnosticati per tempo la conseguenza più grave è quella “che le metastasi raggiungano i linfonodi o gli organi lontani”. In questi casi la principale conseguenza è quella di un intervento chirurgico mirato all’asportazione del melanoma e, in alcuni casi, anche delle eventuali metastasi.

Come precisato dalla Fondazione Veronesi, dagli studi condotti sull’incidenza dei nei maligni nelle donne in gravidanza

È emerso che chi era incappato nella malattia durante o nel primo anno successivo a una gravidanza aveva sviluppato con maggiore frequenza delle metastasi. Più alti, tra queste donne, risultavano anche i tassi di recidiva entro sette anni e di morte. Da qui la deduzione: un melanoma sviluppato in età fertile (soprattutto a ridosso di una gravidanza) è più aggressivo rispetto alla stessa malattia che può insorgere più in là con gli anni. Nessun rischio aggiuntivo, invece, per il feto.

Nei maligni in gravidanza: cosa fare?

controllo dei nei

Qualora si diagnosticasse la presenza di nei maligni in gravidanza è fondamentale non scoraggiarsi e rivolgersi a un centro specializzato.

Le donne coinvolte devono poter contare sull’assistenza di una serie di consulti medici specializzati, che vanno dal neonatologo al ginecologo, passando per l’ostetrico e il radiologo. Generalmente nei primi tre mesi di gravidanza non si procede con l’intervento chirurgico e le indagini diagnostiche che vengono condotte non prevedono l’utilizzo degli strumenti a raggi X.

È bene anche ricordare come nella maggior parte dei casi la gravidanza non va interrotta per poter rimuovere il tumore. È l’AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro a confermare questo dato:

Le cure contro il cancro non incidono in maniera negativa sulla sopravvivenza e la salute del nascituro, per cui in genere non occorre interrompere la gravidanza per garantire alla paziente le migliori cure possibili.

Inoltre, a tal proposito, dopo il primo trimestre:

Anche molti tipi di chemioterapia, in particolare quelli a base di antracicline, si possono effettuare senza rischi per il feto. Se possibile, quindi, qualora la diagnosi avvenga all’inizio della gestazione, è necessario aspettare almeno la fine della dodicesima settimana, periodo particolarmente delicato per lo sviluppo dell’embrione, prima di cominciare le cure.

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