Come riuscire a dormire un po' (o meglio) anche se hai appena avuto un bambino - GravidanzaOnLine

Come riuscire a dormire un po' (o meglio) anche se hai appena avuto un bambino

Riuscire a dormire dopo aver avuto un bebè non è sempre facile. Ma le cause possono essere molteplici, e bisogna fare attenzione ai segnali.

Uno dei luoghi comuni più diffusi è che, dopo la nascita di un figlio, il sonno non sia più quello di prima. E non è certo una bugia, dato che effettivamente molte neomamme dormono meno e peggio; a esserci confusione, semmai, è sui motivi per cui la qualità del sonno peggiori con l’arrivo di un bebè, dato che non sempre la colpa è dei suoi bisogni fisiologici (le poppate, ad esempio) o dei suoi pianti notturni. Spesso, infatti, può essere un sintomi di problemi più gravi, come la depressione postpartum, l’anemia, una disfunzione tiroidea o, più genericamente, un disturbo del sonno.

Ci sono sicuramente dei segnali da non sottovalutare per capire se dormiamo meno solo per via dei bisogni del nostro bambino o se, alla base, ci sono altre ragione.

Valutare la qualità del sonno

C’è una differenza tra stanchezza e affaticamento, ha spiegato al New York Times Jacqueline Rychnovsky, infermiera pediatrica e vicepresidente della ricerca e delle politiche pubbliche presso la Association of Women’s Health, Obstetric e Neonatal Nurses. Quando si è stanche, può capitare di addormentarsi rapidamente e sentirsi riposate al risveglio; se siamo affaticate nel postpartum, invece, la sensazione è quella di un esaurimento schiacciante che non permette al tuo corpo di funzionare nel modo desiderato, sia mentalmente che fisicamente. La fatica, inoltre,  è anche più difficile da caratterizzare; i ricercatori devono tuttora trovarne una singols definizione e, visto che alla base può esserci una molteplicità di fattori, non esiste una cura. Ad esempio, se la fatica è legata all’ansia o alla depressione, una consulenza terapeutica o i farmaci potrebbero essere d’aiuto; se dipende da anemia o da un problema alla tiroide, il trattamento medico è di tutt’altro tipo.

In entrambi i casi il professor Hawley Montgomery-Downs, della West Virginia University che conduce ricerche sul sonno, consiglia ai neogenitori di prendere in considerazione il Pittsburgh Sleep Quality Index, uno strumento di screening dei disturbi del sonno che può dare ai genitori un’idea di quanto bene (o male ) stanno dormendo. Come si può intuire, è uno strumento particolarmente importante per le mamme, dato che i tassi di insonnia tendono ad essere più alti durante la gravidanza e il periodo postpartum. Uno studio , condotto da un gruppo di ricerca in Norvegia, ha scoperto che, anche due anni dopo il parto, ancora il 41% delle donne soffriva ancora di insonnia rispetto al 10-15% della popolazione generale.

Cercare di dormire meglio

Anche se dormire regolarmente per otto ore potrebbe sembrare un miraggio quando si ha a che fare con un neonato, ci sono strategie per massimizzare il poco sonno che si riesce ad avere. I genitori dovrebbero seguire le stesse buone abitudini di sonno raccomandate a tutti gli adulti, ad esempio evitare la caffeina a fine giornate, pasti abbondanti e alcolici, arieggiare la camera e privarla di dispositivi elettronici. Inoltre, dovrebbero mantenere un orario stabilito per andare a letto.

Ma alcuni cicli di sonno, ad esempio il sonno frammentato, sono difficilmente evitabili, anche se allo stesso tempo più dannosi. Ci sono diversi studi e ricerche che suggeriscono ai neogenitori di dormire almeno dalle quattro alle sei ore, dato che, come spiega il dottor Montgomery-Downs, svegliarsi ripetutamente nel mezzo di un ciclo del sonno può significare perdere il sonno REM, che è la chiave dell’apprendimento e della memoria, oltre che la fase in cui si sogna.

Una buona idea, suggeriscono alcuni esperti, sarebbe andare a dormire alla stessa ora ogni notte, idealmente a partire dalle 20:00 fino a mezzanotte. Evitando, se possibile, tutti i rumori bianchi, quindi attrezzandosi con tappi per le orecchie e maschera.

Il sonno è essenziale per la salute mentale

Il sonno è particolarmente importante per mantenere la salute mentale. Le prime settimane dopo la nascita di un bambino possono dare origine a un circolo vizioso: un sonno insufficiente può aumentare il rischio di sviluppare la depressione postpartum e le donne che hanno una depressione postpartum hanno maggiori probabilità di avere problemi a dormire. Ma alcune ricerche dimostrano che anche l’8% circa dei neo papà soffre di depressione, quindi la DPP non è una prerogativa esclusivamente maschile.

Almeno in una fase iniziale, tuttavia, il sonno della madre sembra essere “più importante”, dato che il suo corpo è quello che ha subito le modifiche più importanti negli ultimi mesi, compresi quelli ormonali.

Quando preoccuparsi

È del tutto normale che i genitori si sentano esausti dopo l’arrivo di un bambino, dato che i neonati non hanno, ovviamente, ancora sviluppato dei cicli di sonno, e alcuni possono arrivare a dormire molto più di giorno che di notte. Ma l’intenso esaurimento, passate le prime settimane, potrebbe essere un sintomo di qualcosa di diverso dalla stanchezza “causata” dal bambino. Questi i sintomi principali che potrebbero far pensare a problemi di altra natura:

  • Il russamento: potrebbe essere un sintomo di apnea notturna, un disturbo respiratorio che causa frequenti risvegli notturni. Alcuni studi suggeriscono che la gravidanza può aumentare il rischio di una donna di sviluppare apnea notturna e che il problema può persistere anche dopo la nascita del bambino.
  • Si verificano frequenti movimenti degli arti che interrompono il sonno.
  • Si hanno problemi persistenti ad addormentarsi o a riaddormentarsi dopo che il bambino si è svegliato.
  • Ci si sente depresse/ansiose: se non si ha più il desiderio di prendersi cura di sé, o di fare cose che una volta piacevano, ci troviamo di fronte a campanelli d’allarme non trascurabili.
  • Ci si addormentata in momenti inappropriati, ad esempio mentre tieni il bambino in braccio.
  • Il tempo di reazione è ridotto: non si riesce ad avere riflessi svelti.

Articolo originale pubblicato il 12 maggio 2020

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