Come supportare correttamente un bambino timido (senza costringerlo a cambiare)

Come dovrebbero agire i genitori per supportare un bambino timido senza modificarne la sua personalità? Ecco 5 modi per riuscirci.

La timidezza nel bambino non è un difetto come erroneamente alcune persone potrebbero pensare ma, semplicemente è un tratto di personalità. In alcuni casi l’essere timidi è considerata una grande qualità poiché generalmente le persone e i bambini timidi si dimostrano bravi ascoltatori e sono particolarmente attenti verso i bisogni degli altri.

Cercare di cambiare il comportamento del bambino è assolutamente sbagliato da fare, mentre, ciò che i genitori dovrebbero scegliere di fare è supportarlo. Ecco come riuscirci seguendo questi consigli.

Bambino timido: 5 modi per supportarlo senza cambiare la sua personalità

Cosa devono fare i genitori per supportare il bambino timido? Come intervenire per sostenerlo e aiutarlo a crescere senza costringerlo a cambiare? Queste sono le domande che mamma e papà dovrebbero porsi per aiutare il  proprio bimbo.

Ciò che bisogna sapere è che la timidezza nei bambini non va via con il trascorrere del tempo, ma questi bimbi, se giustamente supportati dai propri genitori, possono imparare ad essere più sicuri e ad interagire con altre persone in modo sereno.

Quello che bisogna evitare, invece, è non fargli pesare l’essere timido facendo passare tale tratto di personalità come se fosse un difetto del quale bisogna assolutamente liberarsene.

1. La timidezza non è una debolezza

Koraly Pérez-Edgar, direttrice associata del Social Science Research Institute con il Child Study Center della Penn State University ha riferito durante un’intervista:

La maggior parte dei bambini mostra reticenza quando incontra nuove persone. È perfettamente normale, e quella timidezza iniziale è proprio il modo in cui entriamo in un nuovo spazio e ci orientiamo.

Un esempio di cui parla la Dott.ssa Pérez-Edgar è l’inizio dell’asilo: può capitare che alcuni bimbi rispetto ad altri coetanei siano più restii a staccarsi dai propri genitori e a intraprendere nuove conoscenze. Ciò non significa che la timidezza sia atipica o cattiva nemmeno nei bambini più grandi, anche se molti genitori (o altri adulti) hanno ancora la tendenza a vedere l’estroverso come “migliore”.

La timidezza può essere anche un vantaggio poiché porta le persone (e i bimbi in questo caso) a pensare prima di agire, il che significa che la timidezza è anche protettiva facendo apparire le persone persino più calme e affidabili.

2. Evitare di etichettare il bambino come timido

Un secondo modo di comportarsi è quello di evitare di etichettare il proprio bimbo come timido e, imporre anche a terze persone questo divieto qualora dovesse accadere. L’infermiera pediatrica Kasey Rangan in un post scritto per il Children’s Hospital di Los Angeles ha esortato i genitori a:

Non etichettare il bimbo come timido. Bisogna, invece, provare a spiegare agli altri che tuo figlio è lento a socializzare con gli altri, ma fai del tuo meglio per non etichettare il suo comportamento.

3. Aiutare il bambino a esprimere la socializzazione

È importante che i genitori non spingano troppo i propri figli timidi in situazioni sociali opprimenti per loro o in situazioni nuove in cui si sentono davvero a disagio. Ma questo non significa essere iperprotettivi con loro escludendo il bimbo dal fare nuove conoscenze.

È anche importante dare ai bambini diverse e nuove opportunità dove mettere in pratica il loro modo di essere e di sentire incontrando nuovi bambini. Quando ci si trova in un nuovo ambiente, il genitore non deve esortare troppo il bimbo a staccarsi da loro per andare a giocare se lui o lei non lo desidera.

Lasciare il tempo necessario affinché il bimbo si adatti alla nuova situazione e sia lui stesso a sentirsi pronto a lanciarsi verso una nuova socializzazione è l’unica strada da percorrere. Al contrario, spingere il bimbo verso una socializzazione forzata“, causerà su quest’ultimo l’effetto opposto, chiudendosi ancora più a riccio.

La Dott.ssa Perez-Edgar ha detto:

Ci sono stati numerosi studi che dimostrano che quando i bambini inibiti e timidi vanno all’asilo alcuni giorni alla settimana, o fanno parte di una squadra sportiva o un club, questo può essere sufficiente per farli superare la “paura” e acquisire le proprie abilità. È solo una questione di pratica e può e deve essere strutturata.

4. Porre domande aperte su come si sente il bambino

Domandare al bimbo cosa prova o cosa sente in situazioni nuove per lui è importante per conoscere i veri sentimenti di timidezza e poter intervenire senza etichettare il suo modo di fare.

Alcuni esempi di domande da porre al bimbo suggerite dalla Dott.ssa Pérez-Edgar:

  • A cosa stavi pensando oggi?
  • Ti è piaciuto partecipare al corso di nuoto/rugby, ecc.?

Attraverso le domande e le rispettive risposte, la mamma o il papà capiranno se il proprio figlio è infastidito dalla sua stessa timidezza o se il piccolo si sente a disagio, senza, però, che il genitore possa etichettare nulla o trasmettere al bimbo la propria preoccupazione.

Questo modo di agire risulta essere particolarmente importante nel corso della crescita del bimbo e permette al genitore di continuare a sostenere la personalità del figlio specialmente se  il bimbo è alle prese con stati d’ansia, capricci apparentemente inspiegabili o ha difficoltà a capire come adattarsi in determinati contesti.

5. Riconoscere quando il bambino timido ha bisogno di un aiuto professionale

Per alcuni bimbi particolarmente timidi e introversi, l’aiuto e il sostegno da parte di mamma e papà, a volte, non basta. Se si nota che nel corso del tempo il bambino ha molta difficoltà nell’approcciarsi ad altri bimbi all’asilo, a scuola o in determinati contesti sociali adottando, in questi casi, comportamenti capricciosi o mutismo, i genitori dovranno riconoscere che, molto probabilmente, il piccolo necessita di un aiuto più professionale.

Che sia il pediatra di base o uno psicologo, farsi aiutare in tal caso risulta determinante per la serenità del piccolo.

La Dott.ssa Pérez-Edgar suggerisce:

Il bambino di cui dovresti preoccuparti è il bambino che non si propone mai in nuovi ambienti, che non entra mai felicemente in queste situazioni, che semplicemente non riesce a trovare la sua nicchia.

La buona notizia è che gli interventi precoci possono essere davvero efficaci nel trattare o addirittura prevenire l’ansia sociale in piena regola e non devono essere “super intensi” per funzionare.

La chiave giusta per intervenire è l’accettazione. I genitori dovrebbero ricordarsi che non c’è nulla di sbagliato nell’essere riservati. Mettere in chiaro questo punto di vista ai rispettivi figli è fondamentale nonché il supporto adeguato che il bimbo timido desidera da chi ama. Non esiste un comportamento giusto o uno sbagliato, esistono le personalità e ognuno ha la propria, unica e perfetta così com’è.

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  • Bambino (1-6 anni)