È corretto incoraggiare i bambini a credere in Babbo Natale? Lo studio psicologico

Si deve rivelare ai bambini che Babbo Natale non esiste? Uno studio psicologico ha dato la risposta sottolineando i benefici e i danni sullo sviluppo cognitivo dei bimbi.

Le festività natalizie si avvicinano e, come ogni anno, per i bambini questo è un momento magico: i dolcetti, i regali, le luci sfavillanti, gli addobbi e l’arrivo di Babbo Natale!

Ecco, oggi parliamo proprio di lui, del nonno con la barba bianca e il vestito rosso che affascina da sempre i più piccoli di tutto il mondo. Non esiste Natale senza Babbo ma cosa si nasconde dietro la psicologia di Babbo Natale? È giusto far sognare i bimbi con la storiella di Babbo Natale o, forse sarebbe meglio rivelare loro la verità prima che sia troppo tardi?

È corretto incoraggiare i bambini a credere in Babbo Natale? I Benefici

Molti genitori si sono posti delle domande lecite su Babbo Natale e il potere psicologico che questa figura esercita sulla mente dei bambini. È normale che un bimbo creda in Babbo Natale? Oppure, è bene incoraggiare la finzione nel bambino o sarebbe meglio dire che Babbo Natale non esiste? O ancora, come gestire la scoperta che Babbo esiste solo nella fantasia?

Per quanto possano risultare assurde queste domande, hanno un fondo di verità che a primo acchito non sembra emergere. Infatti, esistono degli studi che hanno indagato sui benefici o i possibili danni del credere a Babbo Natale.

La psicologa infantile, la Dott.ssa Alison Gopnik,in merito ai benefici che il credere in Babbo Natale apporta ai bambini, evidenzia innanzitutto il potere dell’immaginazione, affermando:

Quando i bambini “fanno finta di”, esercitano una capacità cruciale da un punto di vista evolutivo: quella di figurarsi modi alternativi in cui la realtà potrebbe essere.

Il bambino dunque è in grado di dividere la realtà dalla finzione, per cui, credere alla figura di Babbo Natale non determina alcun rischio di far diventare i propri figli dei creduloni.

Inoltre, credere in Babbo Natale, così come in altri personaggi fantastici, secondo alcuni ricercatori, aiuterebbe lo sviluppo affettivo e cognitivo del bambino. In poche parole, è ritenuta una fase normale nella crescita infantile.

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Babbo Natale non esiste: la scoperta può portare dei traumi infantili? Lo studio

Il Prof. David Kyle Johnson, è uno tra i pochi a non sostenere Babbo Natale considerando la favoletta che si racconta ai bimbi ogni anno come “un’inutile bugia” che va a scalfire la fiducia nelle figure di riferimento ma, in generale, negli adulti quando il bambino scopre la verità.

Infatti, proprio la scoperta della verità potrebbe provocare traumi nella psiche del bambino.

Ma se gli adulti sono in grado di capire e gestire la verità su Babbo Natale, la delusione nei bambini può davvero portare a dei traumi? Qual è l’effetto che questa bugia ha sui bambini?

A questo quesito hanno risposto un team di ricercatori della University of Exeter attraverso uno studio chiamato “Wonderful lie” pubblicato nel dicembre del  2016 su Lancet Psychiatry. Infatti, secondo i risultati ottenuti dagli studiosi, mentire ai bambini può essere sia giusto, sia sbagliato.

Ovvero, inventare delle bugie cosiddette “bianche” può essere ritenuto giusto per rendere  una notizia triste più accettabile ma, al contempo, far credere per anni ad un bambino che debba comportarsi bene per poter ottenere i regali che desidera può risultare controproducente per l’educazione del bimbo stesso.

In questi casi, i ricercatori hanno evidenziato che la delusione potrebbe essere così forte, quasi un trauma, da indurre il bambino a non credere più ai propri genitori, o nella migliore delle ipotesi, a dubitare di altre certezze.

Solitamente, dopo i 5 anni i bambini iniziano ad avanzare qualche dubbio sulla veridicità dell’esistenza di Babbo Natale, arrivando a 9 anni con la piena convinzione che Babbo non esiste.

Quando i genitori iniziano a intravedere nel proprio bambino i primi segnali che la verità  è prossima, secondo gli psicologi è meglio non fare “rivelazioni”, a meno di non dover rispondere a domanda diretta, ma lasciare che la verità venga scoperta gradualmente dai bambini stessi.

Articolo originale pubblicato il 26 novembre 2021

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  • Bambino (1-6 anni)