Sepsi nel neonato: come riconoscerla e perché è tanto pericolosa

Una rara complicanza di un'infezione neonatale dalle conseguenze estramamente gravi e potenzialmente letali per il neonato.

Parliamo di un’emergenza medica che interessa lo 0,5-8,0/1000 nascite e che se non debitamente (e tempestivamente) trattata rappresenta una delle principali cause (tra il 5% e il 20%) di morbilità e mortalità neonatale; conosciamo meglio cause, rischi, conseguenze e rimedi della sepsi nel neonato.

Cos’è la sepsi (o setticemia)

La sepsi è considerata una complicazione rara di un’infezione, prevalentemente batterica, che può provocare conseguenze gravi sull’organismo interessato, tanto che se non viene trattata ne provoca il decesso. La setticemia si verifica come l’eccessiva risposta infiammatoria da parte dell’organismo a un’infezione generalizzata. È una condizione rara ma per la quale i neonati, in virtù di un sistema immunitario non ancora completamente sviluppato, sono maggiormente esposti.

Questo perché la sepsi si verifica come effetto di un’infezione (che può verificarsi in qualsiasi parte del corpo) i cui batteri (più raramente virus o funghi) passano nel sangue determinando la diffusione dell’infezione in tutto il corpo, danneggiando gli organi colpiti.

La sepsi nel neonato può manifestarsi precocemente (nella prima settimana di vita) o tardivamente (entro i primi 3 mesi).

Le cause della sepsi nel neonato

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Fonte: iStock

Come anticipato la sepsi si può verificare come conseguenza di un’infezione, specialmente batterica, ma anche virale, fungina o da protozoi. Tutte le infezioni possono evolvere in una sepsi e i neonati, proprio per la loro fragilità, sono particolarmente esposti a questo rischio, ma ci sono condizioni che favoriscono l’insorgenza di questa grave emergenza medica.

La presenza di malattie croniche (fibrosi cistica, malattie renali, respiratorie, neurologiche, genetiche o metaboliche), il ricovero in ospedale per altre infezioni, un’immunodepressione del sistema immunitario e malformazioni anatomiche (specialmente quelle alle vie urinarie), rappresentano condizioni che aumentano la possibilità di contrarre una setticemia.

I principali agenti patogeni responsabili della sepsi nel neonato sono i batteri come l’Escherichia Coli, lo streptococco di gruppo B (GBS), il virus dell’herpes simplex (HPS), stafilococco coagulasi-negativo, Haemophilus influenza, Klebsiella, Listeria monocytogenesl, ma anche il fungo della Candida.

I fattori di rischio

L’infezione responsabile della sepsi può verificarsi anche per particolari condizioni materne:

  • infezione del liquido amniotico (corioamnionite);
  • rottura prematura delle acque;
  • colonizzazione del canale del parto da parte dei batteri.

Queste condizioni sono responsabili delle sepsi a esordio precoce, mentre quelle a esordio tardivo si verificano a seguito della degenza in ospedale per altre condizioni, per l’utilizzo prolungato di un catetere intravascolare o per effetto dell’esposizione agli antibiotici.

Sono inoltre maggiormente a rischio di sepsi i neonati pretermine, quelli con basso peso alla nascita, quelli con un basso indice di Apgar e quelli nati da un parto con rottura prematura delle membrane.

Sepsi nel neonato: cosa fare?

Le sepsi a inizio precoce sono gestite direttamente in ospedale e sono individuate dagli operatori medici che seguono il parto. in generale i principali segni e sintomi che fanno sospettare una sepsi in un neonato sono:

  • eccessiva sonnolenza;
  • irritabilità;
  • difficoltà nell’alimentazione;
  • apnee respiratorie;
  • diarrea;
  • vomito;
  • febbre e alterazioni della temperatura corporea;
  • pallore;
  • movimenti ridotti;
  • convulsioni;
  • frequenza cardiaca accelerata o lenta;
  • gonfiore nella zona addominale (che possono dipendere da un aumento delle dimensioni della milza o del fegato);
  • ittero;
  • disidratazione;
  • ecchimosi e petecche cutanee.

La diagnosi di sepsi del neonato può prevedere diversi esami in quanto non esiste un unico test che possa confermarla. Oltre agli esami del sangue si rivelano particolarmente utili gli esami colturali microbiologici eseguiti sui liquidi (urine, sangue, feci e liquido cefalorachidiano) per individuare l’agente patogeno responsabile della sepsi. In caso di sospetta meningite si esegue un tap spinale che prevede una puntura lombare per il prelievo del liquido spinale da sottoporre alle analisi di laboratorio.

In seguito alla conferma della diagnosi il neonato con sepsi deve essere ricoverato in ospedale per l’inizio del trattamento a base di farmaci per contrastare l’infezione e di quelli per migliorare le condizioni cliniche generali del bambino. Tra i farmaci prevalentemente utilizzati ci sono gli antibiotici, gli antipiretici, le immunoglobuline e i fluidi infusi per via endovenosa per mantenere l’organismo idratato.

La prognosi, come anticipato, dipende dalla gravità della sepsi, dalla tempestività con cui si è intrapreso il trattamento più adeguato e dagli eventuali danni causati agli organi vitali. A oggi la sepsi rimane una delle principali cause di morte neonatale e infantile, ma se gestita correttamente e prontamente può essere guarita completamente permettendo al bambino di crescere in maniera sana e senza alcuna conseguenza.

Un aspetto importante da considerare è quello legato alla prevenzione, utile per ridurre il rischio di contrarre un’infezione. Le donne, infatti, possono contribuire seguendo durante la gravidanza un’attenta e costante igiene personale, così come il seguire le vaccinazioni previste (come quella per l’Emofilo, il Meningococco e lo Pneumococco). Allo stesso tempo, in caso di condizioni specifiche, l’assunzione di antibiotici preventivi può essere utile a ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione al feto.

Articolo originale pubblicato il 9 novembre 2022

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  • Neonato (0-1 anno)