Retinopatia del prematuro: cause e terapia - GravidanzaOnLine

Retinopatia del prematuro, perché viene e come si cura

I neonati nati qualche settimana prima della data presunta del parto possono presentare una complicanza alla vista, nota come retinopatia del prematuro (ROP). Vediamo di cosa si tratta, quali sono le cause, le tipologie di questa malattia e le possibili terapie.

I neonati pretermine, ovvero nati prima della 37^ settimana di gestazione, devono trascorrere qualche giorno o delle settimane nella TIN, la terapia intensiva neonatale.

In questo reparto il piccolo potrà ricevere tutto ciò che gli occorre per il suo sviluppo; infatti in questo ambiente si prova a ricreare le condizioni della vita del feto all’interno dell’utero.

Tra le patologie che possono colpire i nascituri pretermine e che possono essere curate e controllate all’interno della TIN troviamo la retinopatia del prematuro (ROP), “una malattia rara vasoproliferativa della retina”, come si legge su Orphanet.

Questa è caratterizzata da un iniziale “ritardo nello sviluppo della vascolarizzazione retinica e, di conseguenza, da difetti dell’angiogenesi, che si presentano sotto forma di neovascolarizzazione intravitreale”.

In poche parole si tratta di un’anomalia oculare strettamente collegata alla crescita irregolare dei vasi situati nella retina. Quali sono le cause e come si diagnostica? Scopriamo qualcosa di più sulla retinopatia del prematuro, le tipologie e le possibili terapie.

Retinopatia del prematuro: cause

La retinopatia, in passato chiamata fibroplasia retrolentale, è una patologia che può colpire i neonati prematuri. Nel corso della gravidanza, il feto si sviluppa settimana dopo settimana. Sul tema il Manuale MSD spiega:

I vasi sanguigni retinici più profondi iniziano a crescere verso la metà della gravidanza, ma la retina non è vascolarizzata completamente fino al termine. La retinopatia del prematuro si verifica se questi vasi continuano a svilupparsi in modo anormale, formando una cresta di tessuto tra la retina centrale vascolarizzata e la retina periferica non vascolarizzata.

Dunque, quanto prima il neonato vedrà la luce, tanto è più possibile che presenti questa patologia oculare. Le probabilità aumentano anche se il peso alla nascita è molto basso.

“Si è visto che i nati con peso inferiore a 1250 grammi hanno un rischio elevato di sviluppare una forma medio-grave di retinopatia del prematuro” riporta l’associazione italiana Iapb, International Agency for the Prevention of Blindness.

Tra le altre cause, sempre Iapb, riporta che la retinopatia può essere causata dall’ossigenoterapia a cui sono sottoposti i prematuri, crisi di apnea, trasfusioni, iniezioni e persistenza del dotto arterioso di Botallo.

Retinopatia del prematuro: diagnosi

Per effettuare la diagnosi della retinopatia del prematuro, è importante sottoporre il neonato al controllo oculistico. Il test da fare, per verificare se il piccolo sia affetto o meno dalla ROP, è l’esame del fondo oculare. Sarà effettuato dall’oftalmologo, un medico specializzato proprio nella valutazione e nel trattamento di ogni tipo di disturbo oculare.

Lo screening con l’oftalmoscopio si esegue di base in tutti i neonati prematuri con peso inferiore a 1500 grammi e se sono nati prima della 30esima settimana di gestazione. Lo screening si inizia alla 31esima settimana, perché l’insorgenza della retinopatia del prematuro si attesta di solito a 32-34 settimane di età gestazionale.

In seguito le valutazioni si effettueranno, sempre con l’oftalmoscopio, ogni 1-3 settimane – a seconda della gravità della malattia dell’occhio – fino a che i bambini sviluppino i vasi in periferia in maniera equivalente al termine, come leggiamo sul Manuale MSD.

Retinopatia del prematuro: tipologie e stadi

La retinopatia nei neonati pretermine viene classificata in tre zone, secondo quanto riportato da Orphanet. La gravità viene classificata, invece, in 5 stadi: da 1 a 5, dalla malattia lieve al distacco totale della retina. Per comprendere meglio zone e stadi, facciamo riferimento al portale ROP Italia, Gruppo di Studio per la Retinopatia del Pretermine.

Prima di scoprire zone e stadi, è necessario tenere conto di un altro dato, ovvero l’estensione. Questa viene definita utilizzando le ore dell’orologio, così come avviene nella raffigurazione delle patologie retiniche dell’adulto.

Zone della retinopatia del pretermine

La localizzazione e le fasi evolutive sono riassunte dall’International Classification of Rethinopathy of Prematurity e riprese dal gruppo di studio italiano sulla ROP.

  • Zona 1: circolare, centrata sulla papilla;
  • Zona 2: compresa nasalmente tra zona 1 e ora serrata;
  • Zona 3: semiluna temporale residua (l’ultima ad essere vascolarizzata), ricompresa tra equatore e ora serrata temporale.

Stadi della retinopatia del prematuro

La stadiazione definisce la gravità della patologia.

  • Stadio 1: linea di demarcazione pallida e sottile, che separa la retina avascolare da quella vascolarizzata;
  • Stadio 2: cresta di demarcazione con proliferazione neovascolare intraretinica;
  • Stadio 3: cresta di proliferazione vasale extraretinica. In base all’estensione del tessuto fibrovascolare infiltrante il vitreo, viene suddivisa in lieve, moderata e severa.
  • Stadio 4: distacco di retina parziale;
  • Stadio 5: distacco di retina totale.

Retinopatia del prematuro: terapia

La retinopatia del prematuro regredisce, in genere, spontaneamente ma nel 4% circa dei nati con peso inferiore a 1 kg, progredisce fino a determinare un distacco retinico e la perdita della vista entro 2-12 mesi dopo il parto.

La comunità scientifica, riporta sempre Orphanet, prevede determinati trattamenti a seconda dello stadio di malattia.

Il criotrattamento della retina o l’utilizzo del laser sono consigliati per gli stadi iniziali. Attraverso queste metodologie sarà possibile bruciare la retina periferica, evitando che si formino nuovi vasi dannosi.

L’intervento chirurgico con vitrectomia o chirurgia del distacco di retina (piombaggio sclerale) è consigliato quando si manifestano gli ultimi stadi della retinopatia del pretermine.

Inoltre, il Manuale MSD fa riferimento a un altro trattamento, ovvero all’iniezione di un farmaco chiamato bevacizumab. Questo serve per arrestare la crescita anomala dei vasi sanguigni nella retina e presenta un tasso più basso di recidiva e un minor numero di anomalie strutturali.

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