Endometriosi intestinale e gravidanza: cause e sintomi - GravidanzaOnline

Endometriosi intestinale, quel dolore misterioso per chi sogna una gravidanza

L'endometriosi intestinale è un'anomalia difficilmente diagnosticabile, originata dalla presenza anomala di tessuto endometriale nell'intestino. Causa diversi fastidi e a lungo termine può anche portare all'infertilità.

L’endometriosi intestinale è un disturbo spesso asintomatico e per questo di difficile diagnosi, che interessa molte donne, spesso ignare di soffrirne. Si parla di 150 milioni nel mondo, di cui 3 milioni in Italia, di età compresa tra i 29 e i 39 anni. Raramente interessa le adolescenti.

È un’infiammazione (spesso invalidante) dell’endometrio, ovvero del tessuto che ricopre l’utero e altre parti del corpo, in questo caso l’intestino. Vengono coinvolti col tempo e con l’avanzamento del disturbo anche il retto, la parte finale dell’ileo, l’intestino tenue, la parte iniziale dell’intestino crasso e l’appendice.

Endometriosi intestinale: diagnosi e sintomi

Diagnosticare l’endometriosi intestinale è molto difficile, e spesso viene confusa con la sindrome del colon irritabile. Eppure, una diagnosi tempestiva può essere determinante. Si rende spesso indispensabile procedere con una colonscopia (esame della parte interiore dell’intestino) o una laparoscopia (per visionare gli organi pelvici e la cavità addominale). Si fa poi seguire un esame istologico dei tessuti asportati. Ecografia, risonanza magnetica nucleare e TAC possono dare informazioni utili circa le tumefazioni pelviche e la presenza di endometriosi profonda.

I segnali della presenza del disturbo dipendono dalla gravità e da quanto è profonda l’invasione del tessuto endometriale nella parete intestinale. I principali sintomi, spesso più accentuati nel periodo premestruale, sono:

  • dolorosi spasmi intestinali;
  • costipazione e diarrea;
  • nausea e vomito;
  • crampi e dolore addominale diffuso;
  • defecazione dolorosa;
  • inappetenza;
  • sanguinamento rettale.

Cause e cura dell’endometriosi intestinale

Le cause scatenanti possono essere:

  • mestruazione retrograda: durante il flusso mestruale una quantità di tessuto endometriale invece di fuoriuscire torna indietro localizzandosi nel peritoneo e formando degli aggregati. Questi, poi, provocherebbero l’endometriosi intestinale;
  • genetica: la malattia potrebbe essere trasmessa per via genetica o potrebbe esserci una predisposizione dovuta a fattori familiari;
  • alterazione dell’immunità: il sistema immunitario, abituato a riconoscere come estranee le cellule dell’endometrio al di fuori dell’utero, ne favorisce erroneamente la proliferazione;
  • disseminazione: avviene attraverso il sangue o il tessuto linfatico e favorisce il trasporto delle cellule dell’endometrio in altri organi del corpo;
  • metaplasia: è la trasformazione di alcune cellule in cellule di un tessuto differente, in questo caso in cellule dell’endometrio;
  • alcune malattie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Una cura specifica per l’endometriosi intestinale non esiste, si tratta di terapie volte a ridurre i dolori ed evitare l’insorgere dell’infertilità. Oltre ai farmaci (pillola anticoncezionale, farmaci progestinici o capaci di bloccare gli estrogeni, anti-infiammatori) si rende spesso necessaria la rimozione chirurgica del tessuto endometriale anomalo. L’intervento può essere conservativo, dunque lasciare intatto il sistema riproduttivo, o può prevedere la rimozione di utero e ovaie.

Endometriosi intestinale e gravidanza

L’endometriosi intestinale può rendere più difficoltoso il concepimento. C’è un rischio di infertilità nelle pazienti, ma non necessariamente non possono più avere bambini. Le possibilità sono inferiori, ma non nulle.

Dal punto di vista biologico, le aderenze che lo stato infiammatorio comportano allontanano la parte terminale della tuba dall’ovaio. Ciò rende difficoltoso il raccoglimento dell’ovocita, la cellula riproduttiva femminile, durante il periodo dell’ovulazione. Hanno una loro incidenza anche la somministrazione di contraccettivi ormonali, progestinici e altri farmaci necessari durante la terapia.

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Se non ci sono cisti ovariche voluminose e la funzionalità delle tube non è compromessa, le premesse per il concepimento ci sono. Va chiaramente sospesa la terapia farmacologica, per un periodo di 6-12 mesi. Se in questo lasso di tempo la gravidanza non ha inizio, il passo successivo è un intervento chirurgico in laparoscopia, per rimuovere eventuali cause che ostacolano il concepimento.

Alcuni studi parlano di un tasso di gravidanza più alto nelle donne sottoposte a resezione intestinale per via laparoscopica (57,6%) rispetto a quelle sottoposte a laparotomia (23,1%). Ha una certa incidenza l’età: le possibilità aumentano nelle pazienti di età inferiore ai 35 anni.

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