"È giusto rimanere insieme per il bene dei figli?"

Viola

chiede:

Gentile psicologa, io e mio marito, da quando la nostra piccola è nata soltanto 3 anni fa, non siamo più “noi”. Lui si è distaccato tanto da me, facendosi assorbire completamente al ruolo di “mammo”, e abbiamo continue divergenze. Non lo sento più complice, né vicino, né compagno, né amante: non si avvicina più a me perché è sessualmente bloccato, soffre dalla nascita di lei di ansia da prestazione e di eiaculazione precoce, e  i rapporti ormai li evitiamo per “evitare il problema”. Così sono mesi che non facciamo sesso, né che ci avviciniamo fisicamente. E questo per me è un grosso problema. Sono certa non abbia altre donne, comunque.

Siamo stati anche in terapia per un anno da una sessuologa psicologa con scarsi risultati, e ora abbiamo cambiato e ci segue una nuova psicologa, ma io non sono molto convinta serva a qualcosa. Dentro me, avrei già deciso: vorrei separarmi, credo di non amarlo più, ma abbiamo una bimba di 3 anni, legatissima al papà, e sto insieme a lui ormai solo per lei, sperando che cresca e, un giorno, quando prenderà la sua strada, di separarmi in serenità da mio marito. Non so se faccio la cosa giusta, ma sono profondamente infelice. E ho solo 39 anni. Da quando lei è nata, ho “guadagnato” una figlia e “perso” un marito.

Sto con un uomo con cui abbiamo conflitti costanti sui metodi educativi, sulla religione, sulla salute, sulla gestione della casa, tutte cose per cui prima, decidendo individualmente ognuno sulla propria persona, per noi non erano un problema o un motivo di conflitto. Lo sono diventate quando abbiamo dovuto iniziare a decidere insieme per nostra figlia. Ho avuto anche il Covid e un mese di quarantena in casa tutti insieme (loro preventiva) non ha aiutato ad avvicinarci, anzi ha acuito ancora di più i nostri problemi.

Ho molta paura di separarmi, che mia figlia mi odi, o di causarle problemi e traumi nella crescita, che voglia stare solo col padre e mi “ripudi”, o che lui me la metta contro perché lui è il papà che concede tutto, mentre io la mamma che sgrida e mette in castigo quando deve. Ho paura che i parenti non capiscano, o di come tirare avanti dato che sono casalinga (anche se la casa in cui viviamo è mia).

Insomma, vado avanti, ma speravo che il Covid mi portasse via per sempre, perché sono in un vicolo cieco e non so come uscirne. E intanto piango, e sento di buttar via gli anni più belli della mia vita. Poi guardo mia figlia, e penso che il sacrificio valga la pena… Scrivo per un consiglio, e forse, anche un po’ per sfogarmi. Grazie dell’ascolto.

Carissima Viola, la sua email è piena di elementi su cui riflettere: la invito a portare queste sue domande nel percorso terapeutico che sta facendo perché potrebbero aiutarla ed aiutarvi ad aprire riflessioni interessanti per voi e per la vostra vita. A tal proposito, mi chiedo se lei creda davvero nell’efficacia ed utilità di questo percorso terapeutico di coppia, dato che sente di “aver già deciso” per una separazione. Ne ha parlato in terapia? Lo ha detto chiaramente che ci sta pensando?

I problemi di “cosa ne pensano i parenti” di una eventuale separazione non mi sembra urgente ai fini del suo e vostro benessere familiare, per adesso.

Da ciò che lei racconta sembra che la nascita di vostra figlia vi abbia congelati come coppia, probabilmente non siete riusciti a creare quella necessaria trasformazione a tre che l’arrivo di un bebè richiede. Sembra quasi che il ruolo di coniuge sia paralizzato da quello di genitore: la sessualità in coppia è affare solo della coppia e richiede ai partner un coinvolgimento in cui i figli ne restano giustamente esclusi. Anche il ruolo di genitori appare irrigidito, dato che cita i continui litigi sui metodi educativi. Sa, le difficoltà sessuali di una coppia, molto spesso parlano di tutt’altro che sesso, più facilmente parlano di intimità emotiva e difficoltà relazionali, blocchi, rigidità, che si riflettono sul sesso. Parli con sincerità all’interno della sua terapia di coppia, non dovrebbe temere di celare le sue emozioni, i suoi pensieri autentici, le sue paure: questa è la sua vita e la sua famiglia!

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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